Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
Osservatorio sulla legalita' onlusscopi, attivita', referenti, i comitati, il presidenteinvia domande, interventi, suggerimentihome osservatorio onlusnews settimanale gratuitaprima pagina
01 ottobre 2026
tutti gli speciali

Il PD guarda a destra
di Elisa Fontana

Il non voto sul DDL antisemitismo da parte del PD ha svelato platealmente l’equivoco su cui da troppi anni gioca questo partito e da mesi la sua segreteria. Il PD non è un partito di sinistra, fatte salve alcune frange di reduci e variamente combattenti e qualche giovane che ancora ci crede.

L’equivoco nasce dalla costituzione del PD, quando in molti dell’ex PCI-PDS-DS credevano di aver trovato casa in continuità con le proprie radici e per molto tempo questo equivoco si è perpetuato, illudendo gli ex PCI di poter portare avanti i temi e le politiche in cui affondavano le radici. Non avevano fatto i conti con la componente ex democristiana e con quella minoranza riformista del PCI che dentro il PD sembrava rinata a nuova vita.

In questo ircocervo di pulsioni, tradizioni, visioni più disparate si è venuta sempre più aggrovigliando la politica, ma soprattutto l’idea di Paese di questo partito in cui il verbo riformista ha trovato confortevole asilo. Perché essenzialmente di questo abbiamo sentito parlare, di riformismo, facendo sbrilluccicare quella parola come l’unica chiave che avrebbe potuto modernizzare, svecchiare un Paese seduto su se stesso e lanciarlo nel meraviglioso mondo del libero mercato che miracolosamente tutto regola e persino autoregola.

Alle splendide parole sono seguiti i fatti composti essenzialmente di precarietà, minori diritti e minori tutele per i lavoratori, picconati senza vergogna. Anzi, chi alzava timidamente la voce e avvertiva che questa era una strada pericolosa veniva guardato e redarguito come passatista e nemico delle riforme.

Perché, diciamocelo, l’aver usato la parola “riforma” è stata una genialata comunicativa con la quale sono stati fatti passare i peggiori smantellamenti dei diritti dei lavoratori. Il PD è andato inesorabilmente ad avvitarsi in uno zoccolo duro composto da borghesia più o meno garantita e intellettuali “organici” da cui gli operai scappavano insieme al ceto medio impoverito e, soprattutto, alle torme di precari prodotti da quel brillantissimo riformismo.

In questo mondo distaccato totalmente dalla realtà e dai principi e valori originari di entrambe le componenti è arrivata del tutto inaspettata Elly Schlein, inaspettata e certamente non appoggiata dal partito che ha votato compatto Bonaccini. Non vi sto a rifare la storia delle grandi speranze suscitate, degli impegni pesanti presi dalla segretaria in ordine alla rivoluzione da portare dentro il partito e, al contrario, della continua, inesorabile discesa verso l’immobilismo di Schlein, avviluppata in quella ragnatela che buona parte del partito le ha costruito intorno e che lei non ha saputo adeguatamente respingere, bloccata dentro i suoi slogan rivelatisi, però, del tutto vuoti e inefficaci.

Adesso che siamo al redde rationem, adesso che bisogna creare una seria alternativa a questo indecente governo, non solo Schlein è prigioniera della minoranza riformista del PD, non solo ha dimostrato abbondantemente il malvezzo di mediare all’infinito senza mai mettere un punto fermo, non solo non ha fatto una chiara conta interna per pesare ciascuna componente, ma il PD comincia ad arretrare nei sondaggi e lei stessa potrebbe essere facilmente superata da Conte in quelle primarie che ciecamente e testardamente si ostina a volere. E, infine, la inaccettabile e pilatesca posizione sul DDL antisemitismo, a sancire l’inconcludenza politica di una segretaria che ha iniziato gridando forte e chiara e sta finendo sussurrando.

Detto ciò, cosa si aspetta ancora per certificare che il PD è la vera pietra di inciampo che blocca ogni speranza di un minimo di radicalismo e di rinnovamento? Non sto parlando di fare la rivoluzione d’ottobre, ma di semplice assunzione di responsabilità e accettazione del reale. Il PD è un partito di centro che guarda a destra, attaccato allo status quo e senza nessuna intenzione di dare fastidio a quella élite economico-finanziaria con la quale si trova benissimo, anche se non ricambiata. Dare ancora fiducia significa solo continuare a farsi del male.

Ma certamente, anche quella è una scelta, basta dirlo, una volta per tutte, però magari smettiamo di chiacchierare a vuoto di sinistra, o di usare come foglia di fico qualche forza più a sinistra che, però, inevitabilmente converge con il PD, annacquando l’eventuale radicalità di cui è portatrice.

VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA


per approfondire...

Dossier diritti

_____
NB: I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI
CITANDO L'AUTORE E LINKANDO
www.osservatoriosullalegalita.org

°
avviso legale