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Tutti citano la bibbia
di Rossella Ahmad
Per i teorici del casualismo, curiosa deviazione mentale secondo cui ogni avvenimento storico è frutto del caso ed è completamente slegato da qualsiasi considerazione di carattere strategico, propiziatorio, persino esoterico o magico, fate voi.
In verità vi dico che la storia che vediamo dispiegarsi dinanzi ai nostri occhi non è altro che una catena di eventi ciascuno dei quali ne prepara il successivo. E la mano che tesse la tela della vita collettiva è una, ovviamente.
Partiamo dagli eventi che hanno decretato la fine del pensiero plurale, che è l'instaurazione sempre più coercitiva del pensiero unico, ortodosso, le cui linee guida, invalicabili, sono decretate dall'alto. Necessario e propedeutico a ciò che sarebbe accaduto in seguito, con la necessità sempre più impellente di imbrigliare i popoli e la loro libertà finanche di espressione, per non parlare dei diritti, erosi ad una velocità impensabile fino ad un decennio fa.
Di questi eventi la guerra, in quanto generatrice per eccellenza del concetto di emergenza continua, è solo una delle opzioni a disposizione delle élite.
La guerra in Ucraina, ad esempio. Trappolone gigantesco per la Russia, preparato con la perizia delle vecchie volpi. Impelagata nella palude ucraina, ha pochissime possibilità di incidere sullo scenario strategico mondiale. E si realizza così la prima parte del progetto neo-con del Nuovo Secolo Americano. Ma tutto è funzionale ad un solo obiettivo, che è poi il senso del progetto: l'eliminazione di ogni ostacolo che possa intralciare il cammino dello stato coloniale nella realizzazione del pieno controllo sul medioriente e dell'acquisizione di terre e risorse arabe.
C'è un video, vintage ormai, che spiega chiaramente il senso di ogni cosa. È il massacratore dei bambini oggi alla guida dello stato coloniale che parla, e mette sul tavolo la sua agenda. Un'agenda sanguinaria, ovviamente, che prevede la distruzione progressiva di tutti i paesi mediorientali che vi si oppongono. Erode fa nomi e cognomi, quindi non è possibile sbagliarsi.
Gran parte di essi hanno già subìto la punizione biblica da lui auspicata ed eseguita dai suoi sodali - a proposito, anche gli illuminati giornali dell'ex sinistra cominciano a parlare in termini messianici, sappiatelo. I riferimenti biblici sono sempre più frequenti e passano inosservati i presso un pubblico che si propone(va) come progressista.
Resta sul tavolo la questione Iran. Il boccone più ambito.
La resistenza iraniana nel non cadere nella trappola delle infinite provocazioni - dalla morte sospetta di Raissi all'assassinio di Haniye all' "eliminazione" (i giornali italiani commentarono così la barbarie, manco si trattasse di una macchia ostinata) di Nasrallah ha avuto un senso fino allo scorso febbraio.
Dopo di ciò, anche i più miti tra gli umani hanno ben compreso che la passività non sia la carta giusta da giocare. E c'è da ripensare a lungo su chi siano i fondamentalisti e chi i razionali, ed operare un reset definitivo delle proprie certezze.
In un mondo normale ci sarebbe un solo modo per disinnescare il potenziale barbarico di costoro. Contrastarne la falsità intrinseca utilizzando la carta mediatica, ciò in cui sono sempre stati vincenti fino all'ottobre 2023. E, intelligentemente lo utilizzò il ministro degli esteri giordano mentre infuriava il genocidio a Gaza: non siamo noi arabi a non volere la pace.
Dico qui e ora che siamo disposti a garantire la totale sicurezza di Israele (spoiler: i governi arabi lo fanno già dal 1948) in cambio del ritiro di Israele da tutti i territori arabi occupati e della nascita di uno stato palestinese con Gerusalemme come capitale. Questo noi diciamo, prosegue il ministro. Ma vedrete, Israele non raccoglierà nessuna proposta che non preveda guerra e distruzione, essendo esso interessato alla conquista della terra, non alla pace.
Mossa mediaticamente intelligente ma fino ad un certo punto, direbbe Tajani. Perché le notizie che giungeranno all'utente medio le decide ovviamente Israele. E anche quelle che saranno occultate.
Strategicamente neanche ne parlo, e anzi sintetizzo il mio pensiero con un detto della saggezza popolare, sempre valido : chi si fa pecora, il lupo se lo mangia.
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