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Chi merita di essere pianto
di Edoardo Morello
Si chiamava Mohammed al-Najjar. Era un giornalista. Oggi un drone israeliano lo ha ucciso ad al-Mawasi, a nord di Khan Younis, in quella che qualcuno continua a chiamare tregua.
Una tregua in cui si muore ogni giorno. Oggi almeno sei persone, a Khan Younis, anche davanti a una moschea. Una tregua che vale per una parte sola.
E mentre i giornalisti palestinesi muoiono, quelli stranieri non possono entrare. Da quasi tre anni Israele vieta alla stampa internazionale l'accesso libero alla Striscia. La Corte Suprema rinvia, rinvia, rinvia. Undici volte.
Si entra solo in gita guidata, accompagnati dall'esercito, in zone scelte dall'esercito, senza parlare con nessuno, con il pezzo letto prima di uscire. Non è giornalismo, è una visita al museo del vincitore.
In questo museo il servizio pubblico italiano ha il suo cicerone. È lo stesso corrispondente Rai che, pochi mesi fa, ha chiamato "escursionisti" i coloni armati che avevano assaltato un villaggio palestinese in Cisgiordania.
Quattro palestinesi morti. Escursionisti.
Le parole non sono neutre. Chi decide come si chiamano le cose decide anche chi merita di essere pianto.
Mohammed al-Najjar raccontava Gaza da dentro. Per questo lo raccontiamo noi, adesso.
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