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29 settembre 2026
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Violenza sessuale come arma di guerra - 2
di Emma Buonvino

IL TRAUMA NON FINISCE QUANDO FINISCE LA VIOLENZA

Possiamo immaginare almeno quattro livelli sovrapposti:

1. IL CORPO Dolore, lesioni, infezioni, problemi sessuali e riproduttivi, disturbi gastrointestinali, dolore cronico.

2. LA MENTE Flashback, incubi, ipervigilanza, paura, depressione, dissociazione, difficoltà a dormire, perdita della fiducia negli altri.

3. LE RELAZIONI Difficoltà con il partner, con i familiari, con la sessualità e persino con il proprio corpo.

4. LA COMUNITÀ Vergogna, stigma, isolamento, silenzio e paura di essere giudicati.

E quando la comunità stessa è sottoposta contemporaneamente a bombardamenti, sfollamenti, fame, lutti e distruzione delle strutture sanitarie, la possibilità di guarire diventa enormemente più difficile.

L'ONU ha sottolineato che le condizioni di vita disperate e gli sfollamenti ripetuti aggravano ulteriormente gli effetti a lungo termine sulle vittime palestinesi rilasciate.

NON È SOLO LA VITTIMA A PORTARE IL TRAUMA

Questo è forse uno degli aspetti meno conosciuti.

Una violenza sessuale può colpire una famiglia intera.

Il partner può non sapere come reagire.

I genitori possono sentirsi impotenti.

I figli possono percepire che qualcosa è cambiato.

La vittima può evitare il contatto fisico. Può avere paura della propria intimità. Può sentirsi diversa.

E la famiglia può non avere gli strumenti culturali o psicologici per affrontare tutto questo. Per questo l'OMS insiste sul fatto che la risposta alla violenza sessuale non può limitarsi alla cura della ferita fisica: servono sicurezza, assistenza medica, sostegno psicologico e supporto sociale nel tempo.

E INFINE C'È LA MEMORIA

Quando una violenza viene commessa durante un conflitto, il trauma può entrare nella memoria collettiva.

Una persona può ricordare. Una famiglia può ricordare. Una comunità può ricordare.

E se non esiste giustizia, quel ricordo può trasformarsi in una ferita che passa da una generazione all'altra.

Per questo la documentazione è fondamentale. Non per trasformare il dolore in propaganda. Ma perché una vittima che non viene creduta subisce una seconda forma di cancellazione.

Documentare significa dire: "È successo. Tu sei stato visto. Tu sei stata vista. Quello che ti è stato fatto non è colpa tua."

UNA PRECISAZIONE IMPORTANTE

Tutto questo non significa ignorare le violenze sessuali commesse contro israeliani il 7 ottobre 2023 o contro ostaggi israeliani. Le Nazioni Unite hanno documentato e continuano a chiedere accountability anche per quelle accuse.

Nel rapporto 2026, tuttavia, l'ONU specifica che alcune nuove accuse rese pubbliche da alcuni ostaggi nel 2025 non hanno potuto essere verificate dalle Nazioni Unite, perché non è stato consentito l'accesso necessario alle indagini. Al tempo stesso, il rapporto documenta casi verificati di violenza sessuale contro palestinesi detenuti.

Una cosa non cancella l'altra.

La violenza sessuale è un crimine contro la persona indipendentemente dalla nazionalità della vittima e dall'identità del carnefice. Ed è proprio per questo che bisogna avere il coraggio di chiamare ogni violenza con il proprio nome.

PERCHÉ PARLARNE?

Perché una guerra non distrugge soltanto edifici.

Può distruggere il senso di sicurezza di una persona. Può distruggere il rapporto con il proprio corpo. Può distruggere la fiducia. Può distruggere l'intimità. Può distruggere il silenzio necessario per sentirsi al sicuro.

E quando la violenza sessuale viene usata in un contesto di detenzione, occupazione o guerra, può diventare uno strumento potentissimo di controllo. Il corpo diventa il campo di battaglia.

Ma la battaglia continua nella mente della vittima anche quando il corpo è finalmente libero.

E forse la cosa più importante da ricordare è questa: la vergogna appartiene a chi commette la violenza, non a chi la subisce.

La vittima non è sporca. La vittima non è colpevole.

La vittima non ha perso la propria dignità. La dignità è stata aggredita.

Ed è proprio per questo che deve essere restituita alla vittima attraverso la verità, le cure, la protezione e la giustizia.

Bibliografia

Segretario generale, 2026
Conflict-Related Sexual Violence – Report S/2026/321 Rapporto più recente: documenta casi verificati di violenza sessuale contro palestinesi detenuti, compresi uomini, donne e minori.
Rapporto ONU 2026 • ONU – Commissione internazionale d'inchiesta, 2025 “More than a human can bear” – Israel’s systematic use of sexual, reproductive and other gender-based violence since 7 October 2023. Analizza violenza sessuale, nudità forzata, torture sessualizzate e violenza di genere contro palestinesi.
Rapporto ONU 2025 • ONU – Commissione d'inchiesta, 2024 Treatment of detainees and hostages and attacks on medical facilities and personnel. Documenta oltre 20 casi di violenza sessuale e di genere contro detenuti palestinesi in più di dieci strutture.
Rapporto ONU 2024 • ONU – Children and Armed Conflict, 2026
Rapporto che verifica episodi di violenza sessuale, anche come forma di tortura, contro 9 ragazzi e 1 ragazza palestinesi. Rapporto ONU sui minori • OMS – World Health Organization Documentazione sulle conseguenze fisiche, psicologiche, sessuali e riproduttive della violenza sessuale e sulla loro possibile persistenza nel lungo periodo.
OMS – conseguenze sulla salute • Norwegian Refugee Council – 2026
Sexual violence and forcible transfer in the West Bank. Rapporto sulle violenze sessualizzate e di genere documentate nella Cisgiordania, comprese quelle attribuite a coloni e soldati israeliani.
Rapporto NRC 2026

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