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Yalla Bara
di Edoardo Morello
Due parole, due alfabeti. In ebraico e in arabo, su un cartellone a Tel Aviv: "Yalla bara". Fuori.
"Yalla" e "barra" sono parole arabe. L'ebraico israeliano le usa da decenni, al mercato, in caserma, per strada. Ora quelle stesse parole vengono rivolte a chi le parla dalla nascita. È la lingua di casa usata per dire alla gente di andarsene.
Mancano quattro settimane al voto del 27 ottobre. Pochi giorni fa la Commissione elettorale centrale ha escluso tutte le liste arabe: la Lista Comune e Ra'am, entrambe con 18 voti contro 5. Quasi un cittadino israeliano su cinque è arabo, e rischia di restare senza nessuno che lo rappresenti. Nella stessa seduta Ben-Gvir ha ottenuto il via libera, e così chi sostiene l'espulsione dei palestinesi da Gaza.
Questo è Netanyahu, e nessuno si stupisce.
Il problema è l'opposizione. Sull'esclusione del leader di Balad, Sami Abou Shahadeh, hanno votato tutti a favore: Eisenkot, Bennett, Golan, Gantz, Lieberman. Lieberman ha appoggiato anche il bando delle liste intere. L'unica a opporsi con chiarezza è stata la procuratrice generale. Un'istituzione, non un partito.
Poi ci sono i dettagli, che dicono sempre la verità. Bennett ha denunciato alla polizia un fotomontaggio che lo ritraeva accanto ai leader arabi, come se fosse una diffamazione. Eppure nel 2021 è diventato primo ministro proprio grazie ai voti di Mansour Abbas. Gantz chiede "un ampio governo sionista di 70 deputati". Settanta seggi, e nemmeno un arabo.
Le regole del gioco le ha scritte Netanyahu, ma l'opposizione le ha firmate. Il campo si divide per etnia prima che per programmi. Chi è escluso dal conteggio non è un avversario. Semplicemente non esiste.
Oggi in Israele non c'è un'opposizione a Netanyahu. C'è una gara per ereditarne il posto.
La prossima settimana deciderà la Corte suprema, che probabilmente annullerà i divieti. Qualcuno parlerà di anticorpi democratici. Ma l'anticorpo è un tribunale, non un partito. E il governo lavora da tre anni per piegarlo.
Il cartellone è scritto in due lingue perché lo capiscano tutti. Anche chi dovrebbe opporsi, e invece annuisce.
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