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La vostra salvezza ha bisogno di bambini morti
di Rosa Rinaldi
Il discorso del criminale Netanyahu all'ONU, proferito in una sala mezza vuota, rappresenta, come dice Nufar Shimony:
"l'essenza del sionismo: la fusione delle ideologie del colonialismo di insediamento e della supremazia ebraica. Un albero ibrido che produce frutti infernali".
E subito dopo riporta la bellissima riflessione della giornalista messicana Mariana Hernandez che di seguito trovate tradotta..
È una lezione di storia e civiltà pazzesca, che svetta come l'Everest sulla bassezza paludosa dei nostri putridi che celebrano "commossi" il discorso di Netanyahu.
Scrive:
"Quest’uomo, secondo me, è una delle peggiori persone di questo decennio. Un uomo che, tra molti anni, verrà studiato come io ho studiato le figure che lo hanno preceduto. Come studiamo i tiranni e quelle persone che la storia finisce per definire malvagie.
Potrei dire moltissimo su quello che ha detto da quel podio. E dicendovi che non mi piace, vi ho già detto che sono di parte. Beh. Sono umana.
Perciò, per un momento, mettiamo da parte i miei sentimenti e parliamo di storia. Di date e numeri che potete verificare da soli, senza dovervi fidare del fatto che io sia imparziale. La mia opinione arriverà alla fine, e vi dirò esattamente quando comincia.
Partiamo dalla conclusione del suo discorso.
«La storia del mio popolo, il popolo ebraico, risale a più di 3.000 anni fa. Parliamo ancora oggi la stessa lingua che parlavamo allora. Viviamo nella stessa terra in cui vivevano i nostri antenati.
I nostri profeti, il nostro scopo e il nostro popolo sono unici nella storia.»
E poi ha letto ad alta voce all’Assemblea generale un brano di Mark Twain, scritto nel 1899:
«L’egiziano, il babilonese e il persiano sorsero, riempirono il pianeta di suoni e splendore, poi svanirono come un sogno e scomparvero. Altri popoli sono sorti e per un certo periodo hanno tenuto alta la loro fiaccola, ma alla fine si è spenta e ora siedono nell’ombra. L’ebreo li ha visti tutti e li ha sconfitti tutti.»
E adesso parliamo di storia.
L’Egitto era in quell’edificio proprio questa settimana. Cento milioni di persone. Una storia documentata che risale a circa 5.000 anni fa. Scomparso come un sogno.
L’Iraq: quarantacinque milioni di persone che vivono tra gli stessi due fiumi fra i quali sorse Babilonia. I Sumeri scrissero le prime frasi mai messe per iscritto, circa 5.300 anni fa. Il primo codice di leggi. La prima poesia firmata con il nome del suo autore: una donna, Enheduanna, 4.300 anni fa.
L’Iran, il cui presidente era in piedi a quello stesso podio proprio ieri, vestito di nero e con in mano le fotografie dei suoi morti. Gli zoroastriani pregano in quella terra da circa 3.000 anni. E pregano ancora lì.
La Cina: documenti scritti risalenti a circa il 1200 a.C., circa 3.200 anni di storia scritta, e oggi 1,4 miliardi di persone utilizzano ancora quella scrittura.
L’India: i Veda, vecchi di circa 3.500 anni, vengono ancora recitati in sanscrito da persone vive oggi.
La Grecia: dove la lingua viene scritta da circa 3.400 anni.
L’Australia: i popoli aborigeni vivono lì da 65.000 anni e tramandano oralmente la memoria di eventi realmente accaduti prima dell’ultima era glaciale. Le culture continuative più antiche della Terra.
E poi c’è la mia parte del mondo: Bolivia, Guatemala, Perù, Messico, Paraguay, dove il guaraní è una lingua ufficiale. Quechua, nahuatl, aymara, maya. Gli esseri umani vivono in questi due continenti da almeno 15.000 anni, e i loro discendenti vivono ancora oggi anche in Oklahoma, Arizona e nelle Dakotas.
Tutti questi popoli sono passati, o passeranno, da quello stesso podio questa settimana. E oggi un uomo è salito lì e ha letto loro Mark Twain.
Niente di tutto questo toglie un solo anno alla storia ebraica. Tremila anni sono qualcosa di straordinario. È vero. E non c’è bisogno che qualcun altro sia morto perché questa verità abbia valore.
Ha anche detto che è assurdo definire colonizzatore un Paese grande quanto il New Jersey, e che sono stati la Gran Bretagna e la Francia a inventare il termine, quindi dovrebbero stare zitte.
Ma il colonialismo non ha mai avuto a che fare con i chilometri quadrati. Ha a che fare con chi viene spostato e con chi sposta gli altri.
E il linguaggio che ha usato oggi è proprio quello del colonizzatore: questa è la nostra terra, è da qui che viene il nome, siamo qui dai tempi di Mosè, lo dice la Bibbia.
Le persone che vivevano già lì, in quel racconto, compaiono soltanto come un problema di sicurezza. Non come vicini. Non come persone che hanno anch’esse un diritto su quella terra.
È un Paese che racconta a se stesso che lì non c’erano popolazioni native.
C’erano.
E ci sono ancora.
Non sono scomparse. Non sono fantasmi. Non sono «materia da sogno».
E ora arriva la mia opinione, visto che ho promesso di dirvi quando sarebbe iniziata.
Se sono i 3.000 anni di storia e un versetto della Bibbia a stabilire chi «ha diritto», allora metà dei Paesi presenti in quella sala ha una pretesa altrettanto antica, se non più antica. E nessuno di loro è salito su quel podio a leggere il necrologio di qualcun altro.
Non è mai stata storia.
È un lasciapassare.
Tremila anni, un libro, un profeta e, improvvisamente, esiste una gerarchia dell’umanità e tutti gli altri diventano soltanto lo sfondo.
Lo dico da latina, discendente di persone che arrivarono con la Bibbia e si presero la terra.
Anche gli spagnoli avevano i loro versetti. Li leggevano ad alta voce a persone che non ne capivano la lingua e li presentavano come legge.
Questa è la storia della mia famiglia. Non sto parlando da una posizione moralmente immacolata.
Ed è proprio per questo che ieri, da quello stesso podio, mi sono trovata d’accordo con Sánchez.
Abbiamo un debito enorme, che aspetta da troppo tempo di essere saldato.
E il pagamento non è denaro.
È comprensione.
È riuscire finalmente a capire che siamo tutti esseri umani, e che i 3.000 anni di storia di nessuno valgono più dei 3.000 anni di storia di qualcun altro.
È salito su quel podio, in un edificio pieno di alcuni dei popoli più antichi della Terra, e ha letto loro il proprio necrologio tratto da un libro umoristico americano del 1899.
L’Egitto era lì.
L’Iraq era lì.
L’Iran era stato su quel seggio il giorno prima, con in mano le fotografie di bambini morti.
Signore, erano nella stanza.
Hai avuto bisogno di un microfono per dire loro che erano estinti.
E guardate chi è rimasto ad ascoltarlo.
Settantasette delegazioni hanno lasciato la sala prima ancora che aprisse bocca. E mentre se ne andavano, lui li ha definiti vigliacchi dal punto di vista morale.
Quelli che sono rimasti hanno applaudito.
Ora, ecco quello che sono venuta veramente a dire. E lo dico a due gruppi.
Quell’uomo non rappresenta il popolo ebraico.
Non lo ha mai rappresentato.
Alcune delle voci più forti che quest’anno lo hanno definito un criminale di guerra sono state ebree: a Tel Aviv, a New York, a Londra, a Buenos Aires. Persone che hanno ancora nelle fotografie di famiglia i numeri tatuati dei loro nonni.
Quindi, se sei ebreo e oggi hai applaudito, non nasconderti dietro tua nonna.
Non stai difendendo il tuo popolo.
Stai difendendo lui.
Sono due cose diverse
E lo sai.
E questo invece è per i miei amici cristiani, da parte di un’agnostica che ha letto il vostro libro da cima a fondo più volte di quanto probabilmente abbia fatto la maggior parte di voi.
State applaudendo quest’uomo perché pensate che sia il vostro lasciapassare.
Qualcuno vi ha insegnato che Israele deve essere integro e che il Tempio deve essere ricostruito prima del ritorno di Gesù.
E sapete cosa c’è oggi nel luogo in cui quel Tempio dovrebbe sorgere.
Quindi la moschea di qualcun altro deve essere abbattuta e i figli di qualcun altro devono morire, perché la vostra profezia possa seguire il suo corso.
Leggete però la vostra stessa storia fino alla fine.
Nella vostra versione, nemmeno gli ebrei che state applaudendo si salvano.
La maggior parte di loro muore durante la tribolazione e i sopravvissuti si convertono.
Questa è la vostra storia.
Non la mia.
Ditevelo ad alta voce. E ascoltate quello che state dicendo.
La vostra salvezza ha bisogno di bambini morti.
Ha bisogno di bambini che crescono sotto le bombe, affamati, sepolti sotto le macerie, perché l’orologio della profezia possa continuare a correre.
I figli di qualcun altro diventano il carburante necessario alla vostra salvezza.
Quanto è egoista tutto questo?
Stanno usando la vostra Bibbia per fare esattamente l’opposto di ciò che lui vi ha insegnato.
I poveri di spirito.
I misericordiosi.
Gli operatori di pace.
«Beati loro», ha detto.
E loro stanno usando il suo libro per benedire quelli che sganciano le bombe.
Non seguite gli uomini.
Seguite lui.
E se un giorno arriverete davanti a quella porta con sulle mani tutto ciò che lui non vi ha insegnato, penso che Gesù vi dirà esattamente ciò che il vostro stesso libro dice che vi dirà:
«Non vi ho mai conosciuti.»
Matteo 7.
Andate a leggerlo.
È proprio subito dopo il passo in cui dice che li riconoscerete dai loro frutti".
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