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I soldati israeliani morti hanno un nome
di Edoardo Morello
Giovedì 24 settembre due riservisti israeliani, il sergente maggiore Nadav Kali, 24 anni, di Har Halutz, e il sergente maggiore Ofek Moalem, 23 anni, di Gerusalemme, sono morti in un avamposto dell'IDF nel nord della Striscia, vicino a Beit Hanoun. Stavano operando droni armati. Uno è caduto al decollo dentro l'avamposto; i due si sono avvicinati per recuperarlo ed è esploso.
L'esercito ha sospeso i droni d'attacco in attesa di un'inchiesta, che valuterà un guasto tecnico o un'interferenza di Hamas, ipotesi che gli stessi militari considerano improbabile.
Sono i primi soldati israeliani morti a Gaza da febbraio. E a febbraio non era stato il nemico, ma fuoco amico. Sette mesi, e l'esercito israeliano nella Striscia muore soltanto per mano propria: una raffica sbagliata, un drone che torna indietro.
Questo la dice lunga, soprattutto a chi continua a chiamarla guerra. Una guerra presuppone due fronti, due eserciti che si offendono a vicenda, un rischio distribuito.
Qui il rischio ha preso una direzione sola. Israele controlla sei decimi del territorio, colpisce quasi ogni giorno e lo chiama rispondere alle violazioni della tregua. Dall'altra parte i morti si contano a centinaia, oltre millequattrocento dal cessate il fuoco secondo Hamas, e proprio perché la cifra viene da Hamas la si può mettere tra parentesi, scontarla, ignorarla. I due ragazzi di giovedì, invece, hanno un nome, un'età, una città, un funerale sul Monte Herzl.
Le parole fanno il resto. "Grave incidente di sicurezza", scrive l'esercito. "Difendevano la sicurezza di Israele", dice Netanyahu. Il vocabolario della guerra resta intatto anche quando la guerra, intesa come scontro, non c'è più: serve a tenere in piedi l'idea di un nemico che offende, e quindi a giustificare chi continua a colpire.
Le perdite dell'IDF sono ormai un affare tutto suo. Ed è il segno più tangibile che dall'altra parte, numeri alla mano, c'è soprattutto chi subisce.
Due soldati morti per un drone israeliano caduto in un avamposto israeliano: la sola esplosione, in sette mesi, che abbia colpito chi occupa invece di chi è occupato.
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