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27 settembre 2026
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FT: Israele usa siti antichi come armi
di Leandro Leggeri

ARCHEOLOGIA E CONTROLLO DEL TERRITORIO: IL CASO SEBASTIA IN CISGIORDANIA

L’archeologia sta diventando un nuovo terreno di scontro politico e territoriale nella Cisgiordania occupata. Un’inchiesta del Financial Times ricostruisce il caso di Sebastia, nei pressi di Nablus, dove le autorità israeliane hanno disposto l’esproprio di oltre 2.000 dunam — circa 200 ettari — nell’ambito di un progetto per lo sviluppo e la tutela dell’importante sito archeologico locale.

L’ordine, attualmente congelato dalla Corte suprema israeliana dopo il ricorso dei residenti, coinvolgerebbe i terreni di circa 560 famiglie palestinesi e più di 6.000 ulivi. Secondo il sindaco Mohammed Azem, considerando anche le aree già confiscate, sarebbe interessato complessivamente il 55% delle terre della cittadina.

Sebastia sorge sul sito dell’antica Samaria, capitale dell’omonimo regno israelita, ma conserva testimonianze appartenenti anche alle epoche ellenistica, romana, bizantina e islamica.

Le autorità israeliane sostengono che l’esproprio, definito «temporaneo», sia necessario per «preservare, restaurare e salvaguardare» il patrimonio archeologico e accusano l’Autorità palestinese di aver trascurato il sito.

Archeologi e organizzazioni israeliane critiche verso la politica governativa contestano però questa ricostruzione. Alon Arad, direttore di Emek Shaveh, parla di una vera e propria «strumentalizzazione del patrimonio e dell’archeologia», sostenendo che gli interventi vadano ben oltre le necessità di conservazione e siano parte del processo di progressiva estensione del controllo israeliano sulla Cisgiordania.

Il caso di Sebastia non è isolato. Dal 2022 Israele ha acquisito terreni anche presso altri siti archeologici della Cisgiordania, tra cui Herodium e Nabi Samwil, mentre all’unità archeologica dell’Amministrazione civile israeliana sono stati attribuiti poteri d’intervento anche in aree nominalmente amministrate dall’Autorità palestinese. Nell’agosto scorso il governo israeliano ha inoltre stanziato 113 milioni di shekel, circa 37 milioni di dollari, per lo sviluppo di 70 siti archeologici nel territorio.

A luglio l’UNESCO ha inserito Sebastia nella lista del Patrimonio mondiale e contemporaneamente tra i siti «in pericolo», facendo riferimento anche ai piani di esproprio israeliani. La decisione è stata duramente contestata dal ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, secondo cui essa mirerebbe a negare il legame storico del popolo ebraico con il territorio.

Per gli abitanti di Sebastia, tuttavia, la questione non riguarda soltanto il patrimonio archeologico. Gli espropri minacciano uliveti coltivati da generazioni e si inseriscono in una situazione economica già fortemente deteriorata dal crollo del turismo e dalle crescenti difficoltà di accesso ai terreni agricoli.

Zaid Azhari, ricercatore nel campo del patrimonio culturale e membro del consiglio locale, rischia di perdere gli uliveti appartenenti da generazioni alla sua famiglia. Al Financial Times ha descritto la perdita della terra non soltanto come un danno economico, ma come la rottura di un legame familiare e identitario con il territorio.

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