 |
Paga: la verità che arriva tardi
di Edoardo Morello
Diciotto soldati morti. Quasi dieci ore di assedio. Un rapporto rimasto fermo un anno.
Giovedì 24 settembre l'esercito israeliano ha pubblicato l'inchiesta sulla caduta dell'avamposto di Paga, sul confine con Gaza, il 7 ottobre 2023. Tra 60 e 80 miliziani di Hamas attaccano in tre ondate. Dentro ci sono poche decine di militari, quasi tutti della 𝙂𝙤𝙡𝙖𝙣𝙞.
Alle 6:55 i primi nove entrano dal cancello dei blindati. I soccorsi arrivano tra le 16:20 e le 16:50. Il bilancio è di 18 morti, 22 feriti e 2 rapiti. Caduta Paga, la strada per Be'eri resta aperta: lì vengono uccisi 101 civili e 31 uomini della sicurezza, e 32 persone vengono portate a Gaza.
Il verdetto parla di 𝘧𝘢𝘭𝘭𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘴𝘪𝘴𝘵𝘦𝘮𝘪𝘤𝘰. Quei ragazzi erano addestrati a contenere le rivolte al reticolato, non un assalto simultaneo. Mancavano armi, le postazioni non erano pronte. Il rapporto dice che dovettero difendere il confine da un attacco 𝘱𝘦𝘳 𝘪𝘭 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘦 𝘯𝘦́ 𝘭𝘰𝘳𝘰 𝘯𝘦́ 𝘭𝘢 𝘣𝘢𝘴𝘦 𝘦𝘳𝘢𝘯𝘰 𝘴𝘵𝘢𝘵𝘪 𝘱𝘳𝘦𝘱𝘢𝘳𝘢𝘵𝘪.
UN RAPPORTO NEL CASSETTO
Il testo era pronto da circa un anno. Perché esce proprio ora? Nessuno lo spiega. Esce a ridosso del terzo anniversario, a un mese dalle elezioni. E una commissione d'inchiesta statale indipendente ancora non esiste, perché Netanyahu continua a opporsi.
Il punto è questo. L'inchiesta racconta la trincea, ma non dice niente sulla catena di comando. Tace su ciò che si sapeva prima dell'attacco.
Il piano d'attacco, noto come 𝘔𝘶𝘳𝘰 𝘥𝘪 𝘎𝘦𝘳𝘪𝘤𝘰, circolava negli apparati da oltre un anno. Le osservatrici di confine avevano segnalato per settimane esercitazioni sospette. L'8 settembre Haaretz, riprendendo il libro di Shlomi Eldar e Ruth Yuval, ha scritto di una telefonata in cui Mohammed bin Zayed avrebbe avvertito Netanyahu dieci giorni prima. L'ufficio del premier ha risposto: 𝘶𝘯𝘢 𝘮𝘦𝘯𝘻𝘰𝘨𝘯𝘢 𝘢𝘴𝘴𝘰𝘭𝘶𝘵𝘢.
Serve un organismo indipendente che esamini queste informative, con i documenti sul tavolo e i nomi di chi li ha letti. Finché non accadrà, ogni ricostruzione resta un'ipotesi. E un'ipotesi pubblicata in campagna elettorale diventa anche propaganda. Sposta lo sguardo dal palazzo alla garitta, da chi decide ai ventenni morti con il fucile in mano.
Nel rapporto ci sono i nomi dei diciotto soldati. Mancano quelli di chi doveva decidere.
⸻
𝘍𝘰𝘯𝘵𝘪: 𝘛𝘪𝘮𝘦𝘴 𝘰𝘧 𝘐𝘴𝘳𝘢𝘦𝘭, 𝘠𝘯𝘦𝘵𝘯𝘦𝘸𝘴, 𝘑𝘦𝘳𝘶𝘴𝘢𝘭𝘦𝘮 𝘗𝘰𝘴𝘵, 𝘐𝘴𝘳𝘢𝘦𝘭 𝘏𝘢𝘺𝘰𝘮, 𝘏𝘢𝘢𝘳𝘦𝘵𝘻, 𝘕𝘦𝘸 𝘠𝘰𝘳𝘬 𝘛𝘪𝘮𝘦𝘴
VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA
 
Dossier
diritti
|
|