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24 settembre 2026
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Mancato arresto di Netanyahu non dia assuefazione
di Edoardo Morello

IL MANDATO NON ESEGUITO

Nessuno si aspettava le manette. E infatti non ci sono state.

Il sindaco di New York, 𝙕𝙤𝙝𝙧𝙖𝙣 𝙈𝙖𝙢𝙙𝙖𝙣𝙞, lo ha ammesso: il mandato della Corte penale internazionale contro Benjamin Netanyahu, in città per l'Assemblea generale, non può eseguirlo.

Gli Stati Uniti non aderiscono allo Statuto di Roma, l'accordo di sede protegge chi sale sul podio del Palazzo di Vetro, la polizia municipale non è l'Aia. Giovedì Netanyahu parlerà, e ha già promesso di raccontare la sua 𝘷𝘦𝘳𝘪𝘵𝘢̀ su Mamdani.

Allora perché dovrebbe importarci?

UN FOGLIO CHE RESTA

Perché un mandato non eseguito resta un mandato. Da novembre 2024 porta il nome di un capo di governo in carica, accusato di crimini di guerra e contro l'umanità. Ogni volta che qualcuno lo pronuncia ad alta voce, nella città che è la vetrina dell'Occidente, quel foglio smette di essere archivio e torna domanda.

Il diritto internazionale vive così: di memoria ostinata, prima ancora che di polizia. E perché l'impunità si nutre di abitudine.

Se lasciamo che questo viaggio scorra come una trasferta qualunque, il messaggio è chiaro: la giustizia dell'Aia vale per Putin, per i leader africani, per i nemici. Mai per gli alleati.

COME MOBILITARSI

C'è un solo modo: nonviolento, dentro la legge, con le parole esatte. Il bersaglio è un governo e le sue scelte, mai un popolo, mai una comunità.

I leader ebrei di New York avvertono che le tensioni in città crescono. Ascoltarli non indebolisce la protesta, la rende credibile. Chi confonde Netanyahu con gli ebrei gli fa un regalo.

Il sindaco non arresterà nessuno. Le piazze, i consigli comunali, le redazioni possono fare qualcosa di più lento e più tenace: impedire che l'eccezione diventi paesaggio.

𝘍𝘰𝘯𝘵𝘪: 𝘏𝘢𝘢𝘳𝘦𝘵𝘻 (𝘌𝘵𝘢𝘯 𝘕𝘦𝘤𝘩𝘪𝘯, 𝟤𝟦 𝘴𝘦𝘵𝘵𝘦𝘮𝘣𝘳𝘦 𝟤𝟢𝟤𝟨), 𝘊𝘰𝘳𝘵𝘦 𝘱𝘦𝘯𝘢𝘭𝘦 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘯𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘢𝘭𝘦

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