Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
Osservatorio sulla legalita' onlusscopi, attivita', referenti, i comitati, il presidenteinvia domande, interventi, suggerimentihome osservatorio onlusnews settimanale gratuitaprima pagina
22 settembre 2026
tutti gli speciali

Guardian: Dem USA contestati dalla base per posizione debole su Gaza
di Gabriella Mira Marq

Un articolo di opinione e analisi pubblicato dal Guardian sostiene che gli elettori democratici stiano sempre più contestando l'establishment del partito riguardo alla gestione della guerra israeliana a Gaza e al rapporto con i cittadini americani di origine palestinese.

Nel suo articolo per il Guardian, Akbar Shahid Ahmed afferma che, durante le primarie democratiche di quest'anno, gli elettori hanno respinto diversi candidati sostenuti dall'establishment a favore di figure che hanno posto l'accento sulla responsabilità per le perdite subite dai palestinesi a Gaza. Tra questi figura Abdul El-Sayed, vincitore delle primarie per il Senato del Michigan, che ha fatto dell'opposizione all'AIPAC – gruppo pro-Israele – un elemento centrale della propria campagna elettorale.

Ahmed cita sondaggi che, a suo avviso, riflettono un cambiamento più ampio tra gli elettori democratici. Secondo i dati riportati nell'articolo, un sondaggio condotto a maggio ha rilevato che il 60% dei potenziali elettori democratici simpatizzava maggiormente per i palestinesi rispetto agli israeliani, mentre il 48% riteneva che il Partito Democratico avesse sostenuto eccessivamente Israele.

L'autore sostiene che tale cambiamento abbia spinto i leader democratici a riconsiderare il proprio approccio alla questione di Gaza e al sostegno statunitense a Israele. Esamina inoltre come la gestione delle voci palestinesi durante la Convention Nazionale Democratica del 2024 sia diventata un punto critico di tensione tra i vertici del partito e gli attivisti contrari alla guerra.

Ahmed cita l'esperienza di Ruwa Romman, deputata statale della Georgia, la quale ha affermato di aver ricevuto un messaggio implicito dai funzionari democratici durante la convention: "C'è spazio per un repubblicano contrario all'aborto, ma non per i palestinesi", ha dichiarato Romman, riferendosi alla decisione di concedere spazio di parola a critici conservatori di Donald Trump, negandolo invece a lei o ad altri palestinesi americani.

Romman, la prima donna musulmana eletta alla Camera dei Rappresentanti della Georgia, ha poi riferito ad Ahmed che i vertici democratici avevano esitato a interagire direttamente con i palestinesi. "Sin dall'inizio del genocidio, c'è stata esitazione nel parlare direttamente con i palestinesi", ha affermato, aggiungendo che qualsiasi tentativo di coinvolgere i leader progressisti avrebbe continuato a suonare "vuoto" in assenza di un dialogo diretto con i palestinesi.

La controversia riguardava il movimento "Uncommitted" (voto non vincolato), che aveva chiesto di far intervenire un palestinese americano alla convention. Il gruppo sosteneva inoltre l'opportunità di un intervento di Tanya Haj-Hassan, una dottoressa volontaria che aveva prestato servizio a Gaza.

Secondo Ahmed, i funzionari del partito hanno invece limitato il dibattito su Gaza, adottando al contempo una piattaforma che riprendeva le richieste di cessate il fuoco e di una soluzione a due Stati, senza però specificare in che modo Washington avrebbe esercitato pressioni su Israele per perseguire tali obiettivi.

I rappresentanti del movimento "Uncommitted" hanno continuato a sostenere la propria causa durante la convention. Waleed Shahid, membro del gruppo, ha ricordato come i funzionari avessero consegnato loro gli accrediti per la convention solo dopo alcuni incontri con i rappresentanti del partito, commentando: "ci hanno consegnato gli accrediti come se fossero assegni da un milione di dollari". Alla fine, dopo il rifiuto della richiesta di far intervenire un oratore palestinese americano, il gruppo ha organizzato un sit-in all'esterno del centro congressi.

Ahmed esamina inoltre l'approccio della vicepresidente Kamala Harris alla questione di Gaza dopo la sua nomina a candidata democratica alla presidenza per il 2024. Sostiene che la Harris abbia avuto un ruolo marginale nella definizione della politica su Gaza durante l'amministrazione Biden; un funzionario statunitense ha descritto il suo coinvolgimento come "assolutamente nullo".

Allo stesso tempo, alcuni funzionari e osservatori ritenevano che lei potesse adottare un approccio diverso rispetto al presidente Joe Biden. Mentre la campagna elettorale di Harris prendeva forma, gli attivisti contro la guerra hanno cercato un incontro con lei in merito alle forniture di armi statunitensi a Israele. Abbas Alawieh e Layla Elabed, leader del movimento "Uncommitted", hanno riferito ad Ahmed che Harris aveva accettato di incontrarli, mostrandosi comprensiva verso le loro preoccupazioni.

Successivamente, la campagna ha preso le distanze dopo che il movimento "Uncommitted" aveva descritto pubblicamente Harris come disponibile a discutere di un embargo sulle armi. Philip Gordon, consigliere per la sicurezza nazionale di Harris, ha dichiarato che la candidata non sosteneva alcun embargo, ribadendo invece il suo impegno per la sicurezza di "Israele". Ahmed scrive che l'episodio rifletteva la difficoltà incontrata dalla campagna di Harris nel distinguersi dalla politica di Biden su Gaza.

Un collaboratore democratico del Congresso ha descritto l'evoluzione della strategia della campagna dopo il ritiro di Biden: si è passati da una posizione di opposizione a Biden alla priorità di vincere le elezioni, rimandando a un secondo momento la gestione dei dissidi interni. "Prima che Biden si ritirasse, ne avevamo abbastanza di lui. Non ci importava se ci stavamo scontrando con lui o meno", ha affermato il collaboratore. Una volta che Harris è diventata la candidata ufficiale, tuttavia, l'approccio è cambiato in: "vinciamo queste elezioni e poi vedremo il da farsi".

Ahmed scrive che la campagna di Harris è rimasta "per il 98% in linea con Biden", con i vertici della campagna che hanno respinto i suggerimenti di prendere le distanze in modo significativo da Biden sulla questione di Gaza. L'autore sostiene che la riluttanza della campagna a cambiare rotta abbia contribuito alle tensioni con gli attivisti, i quali auspicavano una rottura più netta rispetto all'approccio dell'amministrazione.

VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA


per approfondire...

Dossier diritti

_____
NB: I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI
CITANDO L'AUTORE E LINKANDO
www.osservatoriosullalegalita.org

°
avviso legale