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Definiscimi ancora bambino
di Rinaldo Battaglia *
Il 16 settembre 2025 in 'È sempre Cartabianca', di Bianca Berlinguer su Rete 4, vi è stato – oramai molti lo avranno dimenticato – uno scontro volentissimo tra il nostro comico Enzo Iacchetti ed Eyal Mizrahi, un israeliano sposato con una italiana, che da anni vive e lavora a Milano e che è l'attuale Presidente dell’Associazione di “Amici di Israele”. Da tempo Eyal Mizrahi è impegnato, in maniera decisa, nel sostenere il negazionismo del genocidio attualmente in corso in Palestina.
Malgrado note precise dell’UNICEF, che già il 28 maggio 2025 dichiarava ufficialmente che nella Striscia di Gaza, "oltre 50.000 bambini sono stati uccisi o feriti", definendo questi col preciso termine di “orrori inimmaginabili".
Non solo: a metà settembre, pochi giorni prima, la Commissione d'inchiesta dell'ONU - in un rapporto di ben 72 pagine - è andata oltre “riconoscendo l’intento genocidario nella condotta delle autorità israeliane: «Eliminare più palestinesi possibile». E il suo contesto: «Decenni di occupazione illegale, con apartheid... un’ideologia che richiedeva l’espulsione della popolazione palestinese dalle proprie terre e la sua sostituzione».
Il ‘clou’ dello scontro si condensato al momento in cui, dopo che Enzo Iacchetti ha ribadito l’entità mostruosa dei morti a Gaza ed in particolare dei bambini palestinesi, Eyal Mizrahi gli ha chiesto di 'definire' il senso della parola ‘bambino’ e così meglio qualificare quelle piccole vittime.
‘Definisci bambino’ la frase incriminata e per molti – io compreso - altamente offensiva e non degna del tragico contesto di cui si parlava e si parla.
‘Definisci bambino’ come se in Italia nell’anno 2025 o 2026, nell’era digitale, fosse necessario dire che uccidere e massacrare bambini in qualsiasi angolo del mondo non fosse criminale. Me lo insegnavano già a dottrina, quand’ero io bambino, con ‘la strage degli innocenti’ voluta da Re Erode, strage che difficilente un bambino poi mai dimenticherà.
‘Definisci bambino’, come fosse un’etichetta, come fosse un codice a barre. Ma se ci pensiamo bene è coerente con la nostra Italia e il nostro tempo. Poche settimane fa un’analisi OCSE ha dichiarato che “un italiano su tre, pari al 37% degli adulti, comprende solo testi molto brevi, con informazioni minime che non distraggano l’attenzione, ha in sostanza quello che gli studiosi definiscono un basso livello di alfabetizzazione”.
Ci hanno insegnato ad etichettare tutto e tutti, perché è così più facile capire e farlo capire anche a quel 37% di ignoranti formali e sostanziali.
Noi viviamo di etichette, di forma mai di sostanza. Perché è più facile per tutti, tant’è vero che i politici parlano sempre ‘a slogan’ – ripetitivi, semplici, banali - perché spesso i loro elettori non sono in grado di capire ‘testi non brevi’. E non solo i loro elettori, ma anche e soprattutto gli ‘eletti’.
Non entro nel merito del valore della frase ‘definisci bambino’. Lo trovo squallido, mortificante, offensivo, senza dignità. E di certo, avendo ascoltato quella sera le parole di Eyal Mizrahi, mi sono ripetuto che: “A volte uno capisce da che parte stare semplicemente vedendo chi c’è dalla parte opposta”.
Come cantava a suo tempo Leonard Cohen.
Non entro neanche nel merito di chi poi è intervenuto dal Governo ad accusare il comico Iacchetti di fare politica. “Non sa niente, fa il comico, si faccia eleggere". Evidentemente per il Vipresidente del Consiglio Antonio Tajani solo chi è eletto può parlare di politica, cosa che ritengo personalmente di bassa lega o di matrice fascista e in pieno contrasto con la Costituzione Italiana. Ma del resto capisco.
Questo Governo era - come noto - per la separazione delle carriere. Coerente il suo pensiero: comici facciano i comici, i politici i politici. Ma già dal Governo abbiamo ministri che spesso fanno ridere come i migliori esperti di barzellette. Talvolta Palazzo Chigi ha più successo di Zelig per risate, show e cotillon.
Non entro anche un anno dopo nel merito ma resto al fulcro: il ruolo di quei bambini di Gaza, massacrati, uccisi, terrorizzati e persino ora in Italia sbeffeggiati da giornali e politici.
E lo trovo meschino. Ma non mi riferisco a Eyal Mizrahi, espressione del potere di Benjamin Netanyahu, un premier che molto probabilmente se non ci fosse stata la guerra sarebbe ora in carcere per cento reati di cui era accusato e per i cento processi a suo carico, dal 7 ottobre 2023 bloccati.
Le parole di Eyal Mizrahi sono parole 'figlie della guerra', di un uomo di un paese in guerra, la guerra che macina tutto e tutto uccide. Dove ogni valore umano diventa debolezza, dove ogni persona – uomo, donna o bambino non conta – se non è con te è contro di te, un tuo nemico. E va ucciso. Com’era da noi 80 anni fa? Era diverso allora?
La guerra elimina i diritti e chi vanta più forza ha sempre ragione. Gli altri sempre torto. Soprattutto se non vuoi abbassarti al loro livello. Chick Palahniuk è un maestro nel dire che: “La storia si divide in mostri e vittime. O testimoni”.
Bene: ma non tutti vogliono essere testimoni indifferenti o veri mostri. Rischiando così di diventare solo vittime, vittime per assenza o carenza di diritti, vittime perché non vuoi usare la violenza e la forza brutta come gli altri. Vittime perché ritieni che nel 2025 e 2026 non si possano usare i metodi dell’uomo delle caverne.
Lo diceva bene Bertolt Brecht: "Ci sedemmo dalla parte del torto perché gli altri posti erano occupati".
Non mi riferisco a Eyal Mizrahi, ma a politici italiani che, pur non essendo 'figli di un paese in guerra', usano parole altrettanto crudeli. Politici a cui è permesso dire tutto e dai media protetti, coperti, nascosti.
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, Israele ha il coraggio di fare quello che l'Europa non ha il coraggio di fare. Israele ha il coraggio di difendersi quando è sotto attacco. Non possiamo dimenticare che il 7 ottobre 1.400 vittime erano civili, bambini, anziani nelle loro case, ad un concerto, e 250 rapiti, di cui 30 bambini. Israele ha il coraggio di reagire e di difendersi. È sotto attacco ogni giorno, ma i giornali europei, i giornali del mondo, non ne parlano. Israele ha il coraggio di dire chi è colpevole, di sapere che dietro quel terrorismo di Hamas c'è l'Iran. Ha il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. Ha il coraggio di dire che questo terrorismo è quello che commuove l'Europa e le anime fragili quando vedono dei bambini. Ma quei bambini sono i figli di quei terroristi che vengono usati da loro come scudi umani. Inaccettabile usare i propri figli come scudi umani, inaccettabile usare gli ospedali come centri di comando del terrorismo.”
È il testo ufficiale del 17 giugno 2025 (15 mesi fa!) a Strasburgo dell’eurodeputata Elena Donazzan, vicentina, donna forte del partito di Giorgia Meloni. Quella che alla radio a ‘La Zanzara' aveva cantato anni fa “Faccetta nera ti daremo un altro duce, un altro re”, quella che era solita il 25 Aprile onorare i nazifascisti sull’Altopiano di Asiago al ‘Bus de la Spaluga’ (Buso della Spluga) sul monte Corno, a Lusiana, dove secondo le cronache, furono uccisi 14 soldati nazisti durante la Resistenza.
Ma qui il tema è molto diverso. “Quei bambini sono i figli di quei terroristi che vengono usati da loro come scudi umani”.
A quella data (15 mesi fa, ripeto) secondo fonti indipendenti gli uomini di Benjamin Netanyahu, avevano già eliminato oltre 56 mila persone nella Striscia di Gaza. Ad oggi il numero di morti riferito è di oltre 65 mila, i feriti invece arrivano a 165 mila (da ottobre 2023) secondo i report di 'Numeri', approfondimento di Sky TG24 (del 16 settembre 2025). Almeno 1/3 dei morti sono bambini.
“Nella Striscia si continua a morire per le armi e per la fame. L'allarme del Fondo della Nazioni Unite per l'infanzia: la media è di 28 minori che muoiono ogni giorno, "l’equivalente di una classe scolastica". Scrivevano più fonti ufficiali qualche mese fa.
“Quei bambini sono i figli di quei terroristi che vengono usati da loro come scudi umani”. Quindi quelle vite valgono meno. E che a dirle sia stato un italiano, un alto esponente del partito di Governo, personalmente lo trovo mortificante. Ma ancora più mortificante resta il fatto che i nostri media ne hanno parlato poco e che quasi nessuno – e mi riferisco al 63% degli adulti, che comprende ‘non’ solo testi molto brevi – quasi nessuno ancora oggi ne sia a conoscenza.
‘Definisci bambino’ vero? tutti figli di terroristi?
“A volte uno capisce da che parte stare semplicemente vedendo chi c’è dalla parte opposta”. Sarò sempre nel mio piccolo dalla parte dei bambini (credo che’ La colpa di esser minoranza’ del 2020 ne sia una prova) e non accetterò mai che si possano sterminare bambini solo perché i loro capi (o presunti tali) hanno prima agito da criminali. Cosa avrebbero dovuto fare, allora, gli alleati a noi italiani durante la Seconda Guerra Mondiale? E con essi i russi, gli slavi, i greci, gli albanesi, i libici, gli etiopi? Dopo tutte le stragi e i massacri ordinati dai nostri capi fascisti?
Sarò sempre dalla parte dei bambini. Di qualsiasi paese, religione, etnia. Perché tutti i bambini sono uguali. Soprattutto nei diritti, da qualsiasi parte del mondo vivano o provengano. Ieri oggi e domani. Perché sono il presente e il futuro di questo mondo.
Tutto il resto è politica, non umanità.
Scriveva, infatti, di recente Siegmund Ginzberg (l'importante saggista nato in Turchia da famiglia ebrea ma oramai italiano di adozione) che "la sola cosa che dovrebbe essere chiara a tutti è che un bambino palestinese vale esattamente quanto un bambino ebreo". E viceversa, mi permetto io di aggiungere per rendere ancora più semplice il concetto anche al 37% degli adulti, che comprende solo testi molto brevi.
Sarò sempre dalla parte dei bambini, perché anche ai tempi di Re Erode erano considerati innocenti. Essere bambini significa essere innocenti, magari seduti dalla parte del torto perché gli altri posti risultano già da tempo occupati.
Essere bambini significa non avere secondi fini e credere nei valori e nei diritti dell’altro. Utopia? No, solo umanità.
Sì, perchè ogni bambino è mio figlio.
Difinisci bambino. Sì, definiscimi pure bambino.
Definiscimi bambino. Anche un anno dopo.
Definiscimi ancora bambino.
18 settembre 2026 - un anno dopo
* Coordinatore Commissione Storia e Memoria dell'Osservatorio
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