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Proteggere l'Occidente dall'antisemitismo. Ma con chi?
di Edoardo Morello
Proteggere l'Occidente dall'antisemitismo. Nobile causa. Resta da vedere con chi.
Mercoledì a Strasburgo, al Parlamento europeo, la ministra israeliana dei Trasporti Miri Regev, Likud, ha inviato un videomessaggio a una conferenza sulle minacce che l'antisemitismo e l'islamismo portano all'Europa. Organizzatore: Harald Vilimsky, eurodeputato della FPÖ.
Il partito austriaco guidato nel dopoguerra da ex nazisti, e che Israele, ufficialmente, boicotta ancora. Il suo primo leader, Anton Reinthaller, era stato ministro dopo l'Anschluss e ufficiale delle SS. Ma andiamo avanti.
Piccolo particolare: non è un incidente di percorso. A gennaio Netanyahu ha ricevuto Vilimsky a Gerusalemme, e lui ha pubblicato la stretta di mano con Regev presentandola come la nuova guida dei "Patriots of Jerusalem/Israel". A maggio era di nuovo ospite ufficiale, alle cerimonie per Gerusalemme, su invito della stessa Regev.
Dettaglio non irrilevante. Proprio in quei giorni la polizia austriaca trovava cimeli nazisti in una casa affittata dal dirigente FPÖ René Schimanek, ora indagato per riattività nazionalsocialista. Sua figlia lavora al Parlamento europeo come assistente di Vilimsky.
E chi si è indignato? La Comunità ebraica di Vienna, che si è detta sconvolta. Cioè gli ebrei che la FPÖ la conoscono da vicino, da settant'anni.
Ricapitolando.
Chi critica il governo Netanyahu è antisemita. Chi eredita il partito degli ex SS, purché se la prenda con i musulmani, è un baluardo dell'Occidente.
L'antisemitismo esiste ed è una cosa seria. Proprio per questo non se ne affida la lotta a chi tiene i cimeli in soffitta.
Il resto è colore.
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