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17 settembre 2026
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Qusra: la zona chiusa che resta aperta ai coloni
di Edoardo Morello

Un mese. Tanto è bastato perché a Qusra la parola "protezione" cambiasse significato, fino a indicare il contrario di ciò che promette. Nei villaggi a sud di Nablus la legge funziona come una porta girevole: si chiude davanti ai palestinesi e si riapre per chi li assedia.

Ricordiamo com'è cominciata. Il 9 agosto i coloni piantano una tenda davanti alla casa di Abu Ridi. Tagliano l'acqua, la corrente, bloccano le strade. Lui e il figlio diciottenne restano chiusi dentro con scorte sempre più scarse. I primi soldati accorsi non smontano niente: vengono filmati mentre pregano insieme ai coloni.

Poi arriva il teatro dell'indignazione. L'esercito definisce l'assedio illegale, riprovevole, inaccettabile. Dichiara Qusra zona militare chiusa. Annuncia lo sgombero di due avamposti e ferma un solo israeliano. Nelle stesse ore, però, emette un ordine di evacuazione per circa quindici case palestinesi, mentre i coloni restano al loro posto, e lo ritira solo dopo le critiche dei media israeliani e delle organizzazioni per i diritti umani.

Per risolvere il problema dei coloni, la prima idea è stata spostare le vittime.

Chiusa per chi, esattamente, quella zona? Un centinaio di attivisti arrivati con cibo e acqua viene fermato dai soldati sulla strada per le case. I coloni, intanto, continuano a muoversi nell'area interdetta. È questa l'antropologia dell'occupazione: un confine è tale solo per chi ha il nome sbagliato.

E il "presidio" militare, alla famiglia Hassan, ha lasciato questo. L'esercito occupa la loro casa dopo l'istituzione della zona chiusa. Quando i soldati se ne vanno, Yousef Hassan la trova devastata: mobili rotti, vestiti nella spazzatura, oggetti rubati. Il figlio maggiore non ha potuto cominciare la scuola. La sua sintesi, dopo un mese, è semplice: i coloni sono ancora lì. Solo una manciata di loro è stata arrestata, anche se gli avamposti sono illegali perfino per la legge israeliana.

Qusra non è un incidente, è un metodo.

Replica una tattica già riuscita nella vicina Jalud, dove lo stesso gruppo ha circondato la casa di Mahmoud Tubasi per oltre due settimane, finché la famiglia se n'è andata. Secondo l'ONU, nel 2026 Qusra ha subito più attacchi di coloni di qualsiasi altra comunità della Cisgiordania. A marzo un venticinquenne è stato ucciso da un riservista fuori servizio. Sul muro della moschea incendiata qualcuno ha scritto "vendetta" in ebraico.

Il 29 agosto decine di coloni si sono presi una casa con la famiglia ancora dentro. Tra i fermati c'è un diciottenne in servizio nell'esercito: nella sua auto un coltello, un coltello a scatto, gas lacrimogeno.

Lo stesso esercito che dovrebbe proteggere compare anche tra chi assalta.

Ora, secondo quanto riportato, viene smontato perfino il posto di guardia pensato per difendere i residenti, e la speranza passa per un'aula di tribunale. A Jalud l'Alta Corte ha ordinato alle autorità di far rientrare entro quattordici giorni tre famiglie cacciate dai coloni, sotto la protezione di esercito e polizia.

Un giudice che deve ordinare allo Stato di proteggere delle famiglie racconta già tutto. La protezione non è più un dovere: è una concessione da strappare in tribunale.

A Qusra la tenda si smonta, il telo resta piegato a terra, i coloni aspettano sulla collina. Il tempo lavora per chi non ha fretta di andarsene.



𝘍𝘰𝘯𝘵𝘪:

𝘛𝘩𝘦 𝘛𝘪𝘮𝘦𝘴 𝘰𝘧 𝘐𝘴𝘳𝘢𝘦𝘭 (11, 13 𝘦 16 𝘢𝘨𝘰𝘴𝘵𝘰 2026)
𝘏𝘢𝘢𝘳𝘦𝘵𝘻 (12, 14 𝘦 17 𝘢𝘨𝘰𝘴𝘵𝘰 2026)
+972 𝘔𝘢𝘨𝘢𝘻𝘪𝘯𝘦, 𝘖𝘳𝘦𝘯 𝘡𝘪𝘷 (18 𝘢𝘨𝘰𝘴𝘵𝘰 2026)
𝘛𝘩𝘦 𝘕𝘦𝘸 𝘈𝘳𝘢𝘣 (13 𝘢𝘨𝘰𝘴𝘵𝘰 𝘦 11 𝘴𝘦𝘵𝘵𝘦𝘮𝘣𝘳𝘦 2026)
𝘛𝘩𝘦 𝘉𝘰𝘴𝘵𝘰𝘯 𝘎𝘭𝘰𝘣𝘦 (13 𝘢𝘨𝘰𝘴𝘵𝘰 2026)
𝘏𝘕𝘎𝘕 (14 𝘦 17 𝘢𝘨𝘰𝘴𝘵𝘰, 11 𝘴𝘦𝘵𝘵𝘦𝘮𝘣𝘳𝘦 2026)
𝘛𝘩𝘦 𝘑𝘦𝘳𝘶𝘴𝘢𝘭𝘦𝘮 𝘗𝘰𝘴𝘵 (𝘴𝘦𝘵𝘵𝘦𝘮𝘣𝘳𝘦 2026)
𝘜𝘧𝘧𝘪𝘤𝘪𝘰 𝘖𝘕𝘜 𝘱𝘦𝘳 𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘧𝘧𝘢𝘳𝘪 𝘶𝘮𝘢𝘯𝘪𝘵𝘢𝘳𝘪 (𝘖𝘊𝘏𝘈)

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