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Arabia Saudita sempre più isolata
di Leandro Leggeri
POCHE OPZIONI CONTRO ANSAR ALLAH
L’Arabia Saudita si trova davanti a un dilemma strategico sempre più difficile nello Yemen: intensificare nuovamente l’intervento militare contro Ansar Allah oppure cercare un accordo con il movimento yemenita, accettando almeno parte delle sue richieste.
Secondo un’analisi di Middle East Eye, Riyadh deve ora fronteggiare contemporaneamente gli attacchi missilistici e con droni contro il proprio territorio e le infrastrutture energetiche e la rapida avanzata di Ansar Allah sul terreno yemenita. L’offensiva lungo la costa del Mar Rosso ha profondamente indebolito le forze sostenute dall’Arabia Saudita e ha accresciuto l’importanza strategica del controllo houthi nell’area di Bab el-Mandeb.
A complicare ulteriormente la situazione è il sostanziale disimpegno degli alleati di Riyadh. Washington non sembra intenzionata a entrare nuovamente in guerra contro Ansar Allah e nei giorni scorsi funzionari statunitensi hanno incontrato rappresentanti del movimento in Oman. Anche Turchia e Pakistan, partner sauditi nel nuovo Patto della Mecca, non hanno finora mostrato disponibilità a intervenire militarmente contro gli Houthi.
Sul terreno, Riyadh dispone inoltre di poche forze yemenite affidabili. Le National Resistance Forces si sono disgregate durante l’offensiva houthi, mentre il Consiglio di Transizione del Sud rimane una delle poche formazioni anti-Houthi dotate di significative capacità militari. Il problema è che l’STC, sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti, persegue l'indipendenza dello Yemen meridionale, obiettivo incompatibile con la linea saudita sull'unità del paese.
Anche un ritorno alla guerra su vasta scala presenta rischi enormi. Dopo anni di intervento militare senza una vittoria decisiva, Riyadh non vuole impegnare nuovamente grandi contingenti terrestri e mettere in pericolo Vision 2030. Tra le ipotesi discusse dagli analisti sauditi figura invece una nuova campagna aerea, una sorta di “Decisive Storm 2.0”, accompagnata da pressioni diplomatiche e negoziati.
Parallelamente, l’Arabia Saudita potrebbe cercare di “internazionalizzare” la questione di Bab el-Mandeb, presentando il controllo houthi dello stretto come un problema per la sicurezza della navigazione internazionale nel tentativo di ottenere un maggiore coinvolgimento di Stati Uniti, paesi europei e arabi.
Ansar Allah, da parte sua, sostiene che le restrizioni contro la navigazione saudita saranno revocate soltanto quando porti e aeroporti delle aree sotto il suo controllo potranno operare liberamente.
Il risultato è una posizione estremamente delicata per Riyadh: accettare le condizioni degli Houthi avrebbe un elevato costo politico, mentre una nuova escalation militare rischierebbe di trascinare il Regno nuovamente in una guerra dalla quale aveva impiegato anni per cercare di uscire.
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