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17 settembre 2026
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Gaza: ancora pericolo di crollo
di Emma Buonvino

A Gaza, per migliaia di palestinesi, anche cercare un riparo può significare esporsi al rischio di morire sotto le macerie.

GAZA: QUANDO ANCHE UN RIPARO DIVENTA UNA TRAPPOLA MORTALE

Il pericolo di vivere tra edifici danneggiati e persone ancora sepolte sotto le macerie.

A Gaza, molte famiglie palestinesi cercano rifugio all'interno di edifici gravemente danneggiati dai bombardamenti.

Non perché non conoscano il rischio di crollo.

Le abitazioni sono state distrutte, i rifugi sono sovraffollati e la ricostruzione rimane ostacolata dalla devastazione delle infrastrutture e dalla scarsità di materiali e attrezzature.

In queste condizioni, una struttura colpita dai bombardamenti può trasformarsi in una minaccia permanente per chi è costretto a viverci.

IL CROLLO DEL 16 SETTEMBRE

Il 16 settembre 2026, un edificio residenziale danneggiato da precedenti attacchi israeliani è crollato nella Striscia di Gaza. Secondo le notizie diffuse da Reuters e Associated Press, almeno 20-21 persone sono morte, tra cui diversi bambini. Altre persone risultavano intrappolate sotto le macerie.

L'edificio era ancora abitato da famiglie palestinesi nonostante le sue condizioni di pericolo.

I soccorritori hanno incontrato gravi difficoltà, Non si tratta soltanto della cronaca di un singolo crollo. È la dimostrazione concreta di un problema che riguarda un territorio devastato dalla guerra.

QUANTI EDIFICI SONO A RISCHIO?

Secondo le informazioni riportate dalle agenzie di stampa, circa 2.000 edifici nella Striscia presenterebbero condizioni di pericolo strutturale.

Il numero delle persone che vi abitano o che vi cercano riparo non è stato quantificato con precisione nelle fonti consultate.

Questa distinzione è importante: conoscere il numero degli edifici pericolanti non significa conoscere automaticamente il numero dei loro abitanti. Ma il problema è evidente.

Quando una popolazione perde le proprie abitazioni e non dispone di rifugi sufficienti, anche un edificio danneggiato può diventare l'unico luogo in cui tentare di dormire, proteggere i bambini e sopravvivere alla notte.

La scelta può essere tra un edificio pericoloso e nessun riparo.

QUANTI PALESTINESI SONO ANCORA SOTTO LE MACERIE?

Una stima riportata da Reuters il 7 settembre 2026, attribuita alle autorità sanitarie di Gaza, indica oltre 8.000 persone ancora presumibilmente sepolte sotto le macerie.

Si tratta di una stima, non di un conteggio definitivo.

L'identificazione dei corpi e il recupero dei resti sono ostacolati dalla vastità della distruzione, dalla scarsità di mezzi e dalle difficoltà operative. Per questo, il numero delle vittime potrebbe cambiare con il proseguimento delle operazioni di recupero.

Dietro ogni numero ci sono persone che qualcuno sta ancora cercando. Familiari che non hanno potuto celebrare un funerale. Bambini di cui non è stato possibile recuperare il corpo. Vite che rischiano di rimanere senza nome anche dopo la morte.

NON È SOLTANTO IL BOMBARDAMENTO A UCCIDERE

Un bombardamento può distruggere un edificio. Ma il pericolo non termina necessariamente quando cessano le esplosioni.

Un edificio danneggiato può crollare giorni, settimane o mesi dopo. Le persone che vi si rifugiano possono rimanere esposte a un rischio mortale perché non dispongono di un luogo alternativo in cui vivere.

Questo produce una situazione in cui la distruzione delle abitazioni, l'assenza di ripari sicuri e l'impossibilità di ricostruire possono continuare a mettere in pericolo la vita dei civili anche dopo un attacco.

Non è necessario che una persona venga colpita direttamente da una bomba perché la guerra possa ucciderla.

Può morire sotto un soffitto indebolito. Sotto un muro che cede. Sotto le macerie di quella che avrebbe dovuto essere la sua casa.

Per questo, la protezione dei civili non può limitarsi a evitare il bombardamento nell'istante in cui avviene. Richiede anche condizioni abitative sicure, soccorsi adeguati, rimozione delle macerie e possibilità concreta di ricostruire.

LA DOMANDA CHE NON POSSIAMO ELUDERE

Quante persone devono ancora vivere in edifici che potrebbero crollare? Quante famiglie stanno scegliendo tra il rischio di rimanere sotto le macerie e quello di dormire all'aperto? Quante persone morte sotto gli edifici distrutti non sono ancora state recuperate? E per quanto tempo una popolazione può essere costretta a vivere in queste condizioni?

Non sono domande retoriche. Sono domande che riguardano il diritto alla vita, alla sicurezza e alla dignità umana. Un essere umano non dovrebbe mai essere costretto a scegliere tra un riparo pericolante e l'assenza totale di un luogo in cui proteggersi.

A Gaza, questa non è un'eventualità astratta. È una realtà documentata, che continua a esporre la popolazione civile a rischi gravissimi.

Una precisazione importante: Le 2.000 strutture pericolanti e le oltre 8.000 persone presumibilmente sotto le macerie sono dati riportati da fonti recenti, ma non equivalgono a un censimento completo e definitivo.

BIBLIOGRAFIA E FONTI

1. Reuters — 16 settembre 2026 War-damaged Gaza building collapses, killing 20 people sheltering inside. Cronaca del crollo di un edificio danneggiato dai bombardamenti, delle vittime e delle difficoltà dei soccorritori.
2. Associated Press — 16 settembre 2026 Building damaged by strikes collapses in Gaza, killing 21 as perilous living conditions persist. Informazioni sul crollo, sulle famiglie che abitavano nell'edificio e sulle condizioni di pericolo strutturale.
3. Reuters — 7 settembre 2026 Israeli clearance of Gaza rubble could destroy 'evidence', says UN expert. Dati sulle macerie presenti a Gaza e sulla stima delle persone ancora presumibilmente sepolte.
4. Nazioni Unite, Unione Europea e Banca Mondiale — 20 aprile 2026 Gaza Strip Rapid Damage and Needs Assessment. Valutazione tecnica dei danni alle abitazioni e alle infrastrutture, degli sfollamenti e delle necessità di recupero e ricostruzione.

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