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16 settembre 2026
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Capaci e via D'Amelio: si indaghi su tutte le piste
di Santina Sconza *

La verità sulle stragi di Capaci e Via D’Amelio impone di non lasciare inesplorata alcuna pista.

Noi cittadini comuni, noi che abbiamo vissuto le stragi del 1992-93, noi cittadini che abbiamo pianto, noi cittadini che siamo stati colpiti da quelle stragi, non abbiamo il diritto di chiedere una Procura che indaghi a 360 gradi e non si ostini ad indagare su una sola pista quella di mafia appalti. Anche noi come Agende Rosse e Salvatore Borsellino vogliamo la verità.

Sinceramente non capiamo il motivo perché la Procura di Caltanissetta non vuole indagare sulla pista nera, l'avvocato di Salvatore Borsellino Fabio Repici per mesi e mesi ha lottato affinché la Procura indagasse ma il procuratore De Luca è ostinato a non procedere.

Non è dovere di una Procura ascoltare chi ha qualcosa da raccontare, soprattutto se si tratta di un mafioso di Cosa Nostra?

Non è diritto dei cittadini sapere la verità sulla strage di Paolo Borsellino del 1992 e quelli del 93?

Non è diritto dei cittadini sapere che cosa ha da dire, non un quaquaraquà, ma un boss del calibro di Giuseppe Graviano, soprannominato "Madre Natura" perché aveva il potere di concedere o togliere la vita?

Giuseppe Graviano, capomafia di Brancaccio, indicato tra i principali responsabili della stagione stragista del biennio 1992-1993, torna a chiedere uno spazio istituzionale per ribadire e integrare le proprie dichiarazioni.

E di fronte a questa richiesta la Procura di Caltanissetta o meglio il procuratore De Luca decide di non ascoltarlo. Procuratore, ascoltare Graviano è un dovere!

Il boss non si colloca nella categoria dei collaboratori di giustizia “classici” e non risulta aver intrapreso un percorso formale di pentimento.

Pur avendo reso dichiarazioni in passato a Reggio Calabria nel procedimento “Ndrangheta stragista”, e nelle diverse intercettazioni ambientali si evidenziano fatti non chiariti.

Tra questi figurano la trattativa Stato-Mafia e i presunti contatti tra la criminalità organizzata e ambienti politico-imprenditoriali.

E allora perché non ascoltarlo? Sapere e capire che cosa ha da dire?

Così le Agende Rosse e Salvatore Borsellino nel loro comunicato: "È davvero Salvatore De Luca la persona più adatta a guidare la Procura di Caltanissetta nella ricerca di questa verità? Perché se il capo della Procura definisce “zero tagliato” una pista sulla quale un giudice ha ordinato ulteriori approfondimenti; se la Procura chiede ripetutamente archiviazioni che vengono respinte; se arriva persino a impugnare in Cassazione uno di quei provvedimenti; se emergono nuovi elementi che riguardano proprio quella pista e che meritano di essere verificati; se c’è un importante boss mafioso che potrebbe fornire ulteriori elementi ma non lo si vuole ascoltare, allora è legittimo domandarsi se vi sia ancora quella necessaria determinazione a percorrere ogni strada, anche la più scomoda. Noi non chiediamo una Procura che ci dia ragione. Chiediamo una Procura che indaghi."

La ricerca della verità sulle stragi di Capaci e Via D’Amelio impone di non lasciare inesplorata alcuna pista.

Sappiamo che fu Cosa Nostra a compiere gli attentati ma non sappiamo chi furono i mandanti esterni.

Le stragi del 1992-93 sono come le stragi neofasciste degli anni settanta-ottanta, l'uso del tritolo, l'uso delle bombe è tipico di quelle stragi, colpire non una singola persona ma la popolazione.

Quanti magistrati e uomini dello stato aveva colpito Cosa Nostra prima di Falcone e Borsellino ma aveva usato Kalashnikov, armi non tritolo, colpiva la persona che la ostacolava, ma non la popolazione perché se la sarebbe fatta nemica.

I neofascisti no, loro colpiscono la popolazione per destabilizzare lo stato democratico.

E perché non ascoltare Graviano dopo la deposizione di Giovanni Brusca al processo del gelataio Baiardo?

Come si può dunque definire “zero tagliato” una pista sulla quale la giudice Graziella Luparello ha ritenuto necessario continuare a indagare?

E tra gli approfondimenti indicati dalla Gip c’erano proprio quelli relativi alla pista nera e a Stefano Delle Chiaie, il terrorista neofascista e fondatore di Avanguardia nazionale.

* Coordinatrice Commissione Mafia e Antimafia dell'Osservatorio


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