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Dai gas di sterminio ai farmaci Bayer 2
di Emma Buonvino
IL LABORATORIO UMANO
C’è un momento, nella storia dell’I.G. Farben, in cui la parola ricerca smette di indicare soltanto laboratori, provette e formule chimiche.
È il momento in cui il corpo umano entra nel laboratorio.
Non come paziente.
Non come persona.
Ma come materiale sperimentale.
Ed è proprio qui che la storia dell’I.G. Farben e quella del sistema concentrazionario nazista si incontrano nel modo più inquietante.
Nel 1925 nasce la I.G. Farben, gigantesco conglomerato chimico tedesco nel quale confluiscono alcune delle più importanti industrie del Paese, tra cui Bayer, BASF e Hoechst.
Bayer continua a esistere come società del gruppo e mantiene una posizione centrale nel settore farmaceutico.
Ma durante il nazismo qualcosa cambia radicalmente.
L'industria chimica tedesca non è più soltanto al servizio del mercato.
Diventa parte integrante dell'economia di guerra e del sistema di sfruttamento del regime.
E ad Auschwitz la distanza tra industria, SS e campo di concentramento diventa quasi inesistente.
La I.G. Farben costruisce a Monowitz, Auschwitz III, il gigantesco complesso industriale della Buna, destinato alla produzione di gomma sintetica e combustibili.
Per far funzionare quell'impianto vengono utilizzati migliaia di prigionieri come forza lavoro schiavizzata./br>
Ma il rapporto tra l'industria e il sistema concentrazionario non si ferma al lavoro forzato.
Arriva anche alla medicina.
E qui la storia diventa ancora più terribile.
Tra il 1941 e il 1944, medici delle SS conducono ad Auschwitz esperimenti farmacologici su prigionieri affetti da malattie infettive.
I preparati vengono identificati con codici:
B-1012
B-1034
B-1036
3582
P-111
E vengono sperimentati anche farmaci come Rutenol e Periston.
Le fonti del Museo Statale di Auschwitz-Birkenau documentano che questi esperimenti venivano condotti per conto della I.G. Farben e, in particolare, della sua società Bayer.
I prigionieri vengono utilizzati per verificare la tollerabilità e l'efficacia dei preparati.
Ma c'è qualcosa di fondamentale da comprendere:
non potevano rifiutarsi.
Non esisteva consenso.
Non esisteva informazione.
Non esisteva la possibilità di abbandonare l'esperimento.
Esisteva soltanto il potere assoluto di chi sperimentava e l'impotenza assoluta di chi veniva utilizzato come cavia.
In alcuni casi i prigionieri venivano deliberatamente infettati.
Malattie come tifo, tubercolosi e difterite diventavano strumenti di ricerca.
Il corpo umano veniva trasformato in una sorta di laboratorio vivente.
E quando qualcosa andava storto?
Il prigioniero non era un paziente da salvare.
Era un esperimento fallito.
Le testimonianze conservate dal Museo di Auschwitz parlano di vomito sanguinolento, diarrea con sangue, disturbi circolatori e morti.
In alcuni casi, dopo la morte, venivano eseguite autopsie per verificare gli effetti provocati dai farmaci.
È difficile trovare un'espressione più precisa per descrivere ciò che stava accadendo:
la persona era stata cancellata.
Rimaneva soltanto il corpo.
Un corpo malato.
Un corpo infettato.
Un corpo sottoposto a una sostanza.
Un corpo da osservare.
Un corpo da aprire dopo la morte.
E dietro quel corpo c'erano istituzioni, medici, aziende, SS, documenti, codici e interessi economici.
Non una follia improvvisa.
Un sistema.
Ed è proprio questo il punto che dobbiamo tenere a mente andando avanti.
Perché la domanda non è soltanto:
“Chi furono i medici che fecero questi esperimenti?”
La domanda più difficile è:
come fu possibile che la ricerca scientifica, l'industria farmaceutica, il potere politico e il sistema concentrazionario arrivassero a funzionare insieme?
Per rispondere dobbiamo conoscere un uomo.
Un medico delle SS.
Un uomo che prima della guerra era stato associato alla Bayer.
Il suo nome era Helmuth Vetter.
Ed è lui che incontreremo nel prossimo capitolo.
FONTI
• United States Holocaust Memorial Museum, Bayer — Holocaust Encyclopedia.
• Auschwitz-Birkenau State Museum, Other doctor-perpetrators — Medical experiments.
• Auschwitz-Birkenau State Museum, Experiments with medications.
• United States Holocaust Memorial Museum, Auschwitz — Holocaust Encyclopedia.
 
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