 |
Di treni, di droni, e di amici importanti" (3/3)
di Francesco Dall'Aglio *
E dopo tutte queste dichiarazioni e dopo avere espresso incrollabile sostegno all’Ucraina e cieca fiducia nel suo trionfo finale sempre più imminente, sono saliti sul treno che li avrebbe riportati a Varsavia e da lì nei posti del mondo che chiamano casa. Ma ci si è messo il drone russo che non era diretto contro di loro ma contro una locomotiva che guidava un treno fermo al valico di frontiera: ma come abbiamo appunto detto all’inizio, se Zelensky è stato sfiorato dal drone possono mai loro essere da meno? Ironie a parte, ci sono molti motivi per lamentarsi.
La locomotiva è stata colpita da uno dei nuovi modelli di Geran, un 4 o un 5. Sono modelli dotati di motore a turbogetto, non più a pistoni come i precedenti modelli 1 e 2, che ne aumentano la gittata fino a 1000 chilometri e li rendono sostanzialmente molto simili a un missile da crociera (il Geran-5 lo è anche dal punto di vista della forma, che non è più quella triangolare dei modelli precedenti), ma a una frazione del costo di un missile cruise. Dopo anni passati a dire che l’innovazione in campo militare, specialmente per quanto riguarda i droni, appartiene solo all’Ucraina, la comparsa sul campo di battaglia di questi oggetti è stata una sorpresa molto sgradita, anche perché oltre a loro è entrato in servizio anche il Banderol.
Colpendo proprio quella locomotiva, e proprio in quel posto, a due chilometri dal confine con la Polonia (nazione della quale, ricordiamo, il bellicoso Sikorski è Ministro degli Esteri) la Russia ha inteso mandare alcuni messaggi, oltre naturalmente distruggere una locomotiva, che è un oggetto difficilmente rimpiazzabile per le ferrovie ucraine a causa dello scartamento diverso, ereditato dall’URSS (e non è stata, ovviamente, l’unica attaccata quel giorno, né nei giorni precedenti).
Il primo messaggio è che, grazie appunto ai nuovi modelli di drone-cruise, è in grado di colpire con precisione qualunque bersaglio vuole, su tutto il territorio ucraino e, se necessario, anche un po’ più in là. Il secondo è che le forniture militari occidentali, che proprio su quella linea ferroviaria transitano, non sono più al sicuro. Il terzo, riservato ovviamente a livelli di escalation più gravi, è che non sono più al sicuro nemmeno le gite dei politici europei a Kiev.
Johnson, che è un istrione, pare essersi spaventato davvero e pare averla presa sul personale, con un tweet rabbioso e un articolo sul Daily Mail (Sikorski, va detto, scriveva su testate molto più serie, e molto meglio) nel quale definisce l’attacco la mossa disperata di un matto che sta perdendo la guerra, perché le madri russe ‟non manderanno un’intera generazione a farsi massacrare nelle trincee del Donbas, cacciati fino alla morte dai droni ucraini con l’inevitabilità di un cervo ferito che fugge dai lupi”, che bisogna mandare all’Ucraina ogni sorta di difesa antimissile, Starlink su tutto il territorio russo e i soldi russi bloccati a Bruxelles, perché tanto Putin non potrà fare altro che squittire, essendo gli attacchi ai treni soltanto ‟i denti scoperti di un ratto messo all’angolo”.
Povero Johnson. C’è rimasto male davvero. Non se l’aspettava, che il bersaglio potesse essere lui, e non gli è di conforto sapere molto bene, perché non è uno stupido, che quel drone non era diretto contro di lui (forse un po’ gli spiace, essendo appunto un istrione. Ma queste sono cose che sa il suo analista). Ma essere colpiti, o rischiare di essere colpiti da un drone è roba che riguarda gli ucraini, non gli occidentali. Gli occidentali non devono essere mai in pericolo, nemmeno ipotetico. Ce lo spiegano bene due titoli, uno del Post e uno del Financial Times, che è quello che allego come foto.
Il Post ci informa infatti che ‟La Russia ha colpito un treno che si trovava molto vicino a una delegazione europea. È successo in Ucraina, al confine con la Polonia: a pochi chilometri c’erano tra gli altri Boris Johnson e un ex direttore della CIA”. Ancora più esplicita l’indignazione del Financial Times (link 6, sempre dietro paywall, quei pezzenti): ‟La Russia colpisce una linea ferroviaria ucraina momenti dopo che i dignitari stranieri sono passati”.
I dignitari stranieri. La delegazione europea. I grandi padroni bianchi, insomma. I russi, con la barbarie che gli è propria, hanno messo in discussione l’assunto principale di questa guerra: i corpi degli occidentali (dei dignitari, poi, non ne parliamo!) sono sacri. I corpi degli ucraini sono attrezzi, a disposizione degli occidentali per farne ciò che vogliono, come è loro diritto. E infatti Sikorski, che si crede un occidentale e glielo lasciano credere, pare convinto che si possa bombardare la Russia senza che reagisca, perché se lo facesse violerebbe il grande tabù: colpire il corpo del padrone bianco. Una cosa, converrete, nemmeno immaginabile.
È stata una sveglia difficile per molti, la mattina del 13 settembre.
* Esperto di lingue e culture dell'Europa Orientale, Componente del Comitato Scientifico dell'Osservatorio
 
Dossier
diritti
|
|