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Ronde social: dossier
di Edoardo Morello
Venezia, sabato 13 settembre 2026. Campo San Bartolomeo, vicino al Rialto.
Giovanni Fassioli è un consigliere municipale, ma quel pomeriggio era in strada come tante altre volte, con i compagni di AVS e del centro sociale Morion.
Qualcuno aveva segnalato un gruppo di creator nelle calli vicino al Rialto. La situazione è degenerata in pochi minuti: calci, pugni, ginocchiate. Sei persone finiscono al pronto soccorso.
Gli aggressori non sono borseggiatori. Non sono spacciatori. Sono influencer.
CHI SONO
Tom van den Heuvel, olandese, 35 anni, alias Dutch Travel Maniac sui social. Follower: oltre 1,1 milioni. Ideologia documentata: estrema destra.
Ambrose Omo Irogho, alias JollyTime. Nigeriano, 32 anni, domiciliato a Bologna. Documenta degrado urbano e spaccio. Dopo l'aggressione veneziana ha dichiarato: "Non ho alzato le mani su nessuno."
Fred Sikking, olandese, 46 anni. Kickboxer e fighter di bare knuckle. 125.000 follower. Presente a Bologna e Venezia.
Robbie Hageman (Therabbit91), olandese, 35 anni, ex kickboxer professionista.
Julien Masson, francese, 39 anni, istruttore di autodifesa attivo in tutta Europa.
Questi cinque erano già stati cacciati dal quartiere bolognese della Bolognina con lanci di pietre, quarantotto ore prima dell'aggressione veneziana.
IL GRUPPO ANTI-BORSEGGIO: DJE MEDIA E MERVIN HUNTER
Parallelo e distinto dal gruppo olandese, nell'estate 2026 arriva in Italia un altro nucleo. Mervin D. Hunter, filippino, 45 anni, addetto alle pulizie in un hotel di Roma (la stampa filippina lo celebra come eroe), più il collettivo britannico DJE Media: due filippini, un britannico, un francese. Il loro metodo: spray rosso sui presunti borseggiatori, pistole ad acqua, urla in inglese, telecamere sempre accese.
Il 13 luglio, metro di Roma, Linea A tra Barberini e Repubblica: il gruppo aggredisce fisicamente due adolescenti accusati di borseggio. Sei denunce per rissa aggravata. Daspo dalla rete metropolitana.
A Venezia ad agosto: scontri in campo, sedie, sassi, spray al peperoncino diffuso in un raggio di venti metri. Turisti investiti. Un singolo video da campo San Basilio: 16.000 visualizzazioni in poche ore.
La mente di DJE Media si chiama Curtis Arnold, inglese, bodybuilder del Worcestershire. YouTube: 251.000 subscriber. Facebook: 388.000. TikTok: 224.000. Ha una condanna del 2019 per dodici capi d'imputazione: frode, voyeurismo, produzione di materiale pedopornografico. Ha scontato trentaquattro mesi. È registrato come sex offender fino al 2029 ed è sottoposto a un Sexual Harm Prevention Order decennale.
Thames Valley Police e Greater Manchester Police lo monitorano per possibili violazioni delle misure a cui è sottoposto. Gira video in Italia.
LE RADICI: IL FORMAT VIENE DA UNA CONSIGLIERA LEGA
Agosto 2023. Euronews rivela chi c'è dietro i video virali su TikTok con le urla "Attenzione, borseggiatore!".
La donna si chiama Monica Poli, 57 anni, consigliera comunale della Lega a Venezia, fondatrice dei Cittadini Non Distratti, gruppo di vigilanza privata con quasi trent'anni di storia.
I suoi video prendono di mira quasi esclusivamente persone rom. Le vittime quasi mai vengono colte in flagrante: camminano, sostano, esistono. Due uomini accusati ingiustamente da lei l'hanno denunciata per diffamazione. Il format però è già partito. Non si ferma più.
LA RETE ESTESA
Intorno al gruppo veneziano-olandese ruota una galassia documentata. Eva Vlaardingerbroek, olandese, 30 anni, 1,3 milioni di follower, teorica del "Grande Rimpiazzo". Dominik Tarczynski, eurodeputato polacco, 869.000 follower, connessioni documentate con Tommy Robinson. Lorenzo Caccialupi, italiano, 24 anni, 498.000 follower, fondatore di Raise the Flag, ha incontrato Charlie Kirk negli USA.
Non è un'organizzazione verticale. È una rete peer-to-peer: ogni nodo porta il suo pubblico, si filmano a vicenda, si taggano. Un amplificatore distribuito di contenuti violenti.
IL BUSINESS MODEL
Chiamiamolo con il suo nome: non è attivismo, è content marketing applicato alla violenza urbana. Più il confronto è fisico, più i contenuti si condividono. Cinque milioni di visualizzazioni cumulative per un video di DJE Media sulla metro di Roma. Le visualizzazioni si convertono in revenue pubblicitaria, follower, sponsorizzazioni.
I carabinieri di Roma, dopo le denunce di luglio, hanno commentato con tre parole: "solo per i click."
YouTube, TikTok e Meta monetizzano questi contenuti. In molti casi li promuovono algoritmicamente. La violenza filmata non viola le policy finché è inquadrata come difesa della legalità. Il borseggio è reale, diffuso, mal gestito (75 arresti a Venezia dall'inizio del 2026, quasi tutti rimasti liberi per effetto di una riforma del 2022), ma il vigilante non arriva per risolvere il problema: arriva per filmarlo. Arriva perché lì ci sono visualizzazioni da raccogliere.
LO STATO DELLE INDAGINI
Verso il Daspo urbano e i fogli di via per Van den Heuvel e Irogho. La questura di Venezia esamina le telecamere di campo San Bartolomeo.
Il senatore Andrea Martella ha depositato un'interrogazione parlamentare rivolta a Meloni e Piantedosi. Il segretario di AVS Nicola Fratoianni chiede l'identificazione di tutti i responsabili. Il sindaco di Venezia esprime "ferma condanna" e annuncia cinquanta nuovi vigili urbani entro fine anno.
Intanto i video circolano ancora.
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Il paradosso italiano, quello vero, non è giuridico. È che su questo vuoto, reale, concreto, tra la micro-criminalità tollerata e l'impotenza delle istituzioni, qualcuno ha costruito un mercato.
Ha trasformato la paura in spettacolo, e lo spettacolo in denaro. E lo ha fatto con le mani. Con lo spray rosso. Con le telecamere sempre accese.
Fonti: ANSA, Il Fatto Quotidiano, Il Resto del Carlino, Fanpage, La Voce di Venezia, Novara Media, Euronews, UKNIP, Wanted in Milan
 
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