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Naza: mille firme contro la censura
di Edoardo Morello
Oltre mille cineasti israeliani hanno firmato una petizione a sostegno di Yuval Abraham e Rachel Szor, autori di NAZA, documentario investigativo sulle vittime civili delle operazioni militari israeliane a Gaza. La firma è arrivata mentre il ministro della Cultura israeliano si scagliava contro il film, chiedendone di fatto la censura.
Mille è un numero che vale la pena di interpretare. Non un manipolo di intellettuali di sinistra riuniti in una sala di Tel Aviv. Mille professionisti dell'industria cinematografica israeliana che hanno messo il proprio nome sotto una dichiarazione pubblica di solidarietà verso due colleghi finiti nel mirino del governo.
La petizione dice una cosa precisa: "Il ruolo centrale dell'arte e del giornalismo è quello di porre uno specchio di fronte alla società in cui vivono." Non è una metafora poetica. È una definizione di funzione, scritta in risposta diretta a un ministro che quella funzione la considera un problema.
NAZA esamina i meccanismi attraverso cui vengono conteggiate, o non conteggiate, le vittime civili. È il tipo di lavoro che un governo in guerra preferisce non vedere circolare. Il ministro ha usato il registro dell'attacco, Abraham e Szor hanno risposto restando in silenzio mentre i colleghi firmavano.
La questione non riguarda solo Israele. Ogni volta che un'istituzione culturale cerca di fermare un'opera che documenta le conseguenze di una politica militare, il gesto che conta non è quello del ministro. È quello di chi firma lo stesso, sapendo dove porta.
(Fonte: Haaretz, 15 settembre 2026)
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