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15 settembre 2026
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Fare giustizia
di Elisa Fontana *

Il Manifesto di oggi ci dà conto degli sviluppi del caso di Ramy Elgami, il ragazzo morto a Milano dopo un inseguimento per le vie della città a bordo di un motorino tallonato da una gazzella dei carabinieri. Il bilancio finale vide Ramy morto e l’amico che era alla guida, Fares Bouzidi, ferito.

Adesso, a distanza di due anni dai fatti, gli avvocati difensori di Ramy hanno ottenuto risposta ad una consulenza investigativa richiesta per stabilire l’esatta dinamica dei fatti e, dunque, poter chiarire le varie responsabilità. La consulenza investigativa richiesta dagli avvocati difensori ha ricostruito in 3D le fasi dell’inseguimento e della morte di Ramy e del ferimento di Fares nel novembre di due anni fa.

Nel processo che si aprirà a breve l’agente alla guida della macchina dei carabinieri e Fares che guidava il motorino sono imputati di omicidio stradale, ma altri 6 militari sono accusati di frode processuale, favoreggiamento, falso e aver interferito nelle indagini. Accuse che ci dicono che siamo ancora ben lontani dalla verità e dalla versione dei carabinieri secondo cui il motorino sarebbe caduto autonomamente a causa della velocità e che loro non lo avrebbero in alcun modo speronato.

Adesso la perizia di Index parrebbe smentire questa ricostruzione. Index è una Ong francese in cui lavorano architetti, ingegneri 3D, giornalisti e altri esperti il cui scopo è «stabilire la verità e chiedere giustizia in casi di interesse pubblico», legata al laboratorio londinese Forensic Architecture e membro del network Investigative Commons.

La perizia, durata più di un anno, si è basata oltre che sui video delle due telecamere di sorveglianza che hanno filmato l’incidente, sulle planimetrie del luogo, sulle fotografie dell’incrocio e dei segni che vi hanno lasciato i veicoli, sulle dashcam delle volanti e molto altro. Il tutto ha permesso di costruire un modello 3D molto preciso del luogo e della dinamica di ciò che è avvenuto.

L’analisi in 3D ha concluso che il motorino non ha svoltato a sinistra perdendo il controllo, come dichiarato dagli agenti della volante, ma è stata la volante a deviare verso sinistra intersecando la traiettoria del motorino. Insomma non solo ci fu speronamento, ma Ramy cadde e la volante finì la sua corsa sul suo corpo, schiacciandolo e provocandone la morte.

Questa conclusione aggraverebbe anche le dichiarazioni successive rese dagli altri militari che testimoniarono l’assenza di qualunque contatto fra la volante inseguitrice e il motorino, tacendo la presenza di un testimone oculare cui fecero cancellare le immagini riprese con il telefonino e non facendo parola dell’esistenza di dashcam e bodycam che avevano ripreso l’inseguimento.

Insomma, l’impressione è di un copione purtroppo già visto troppe altre volte, da Rogoredo in giù, dove di fronte a fatti gravissimi scatta un inaccettabile e tossico spirito di corpo. Aspettiamo adesso che a breve si apra il processo, sperando che si possa fare chiarezza e, soprattutto giustizia, per Ramy, certo, ma anche per tutti noi che ci ostiniamo a credere ancora nella giustizia, nonostante tutto.

* Coordinatrice Commissione Politica e Questione Morale dell'Osservatorio


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