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Calabria: la sanità non funziona ma rivuole i soldi
di Raffaele Florio
C’è un documento ufficiale che merita di essere letto con attenzione, prima di essere consegnato agli annali della burocrazia kafkiana. È la delibera numero 518/CS dell’11 settembre 2026, firmata dal commissario straordinario dell’Asp di Vibo Valentia, Angelo Vittorio Sestito.
L’oggetto dell’atto è il recupero delle somme dei ticket sanitari non pagati per le prestazioni specialistiche erogate tra il 2011 e il 2020. Avete capito bene: si parla di visite ed esami clinici effettuati fino a quindici anni fa.
L'Azienda sanitaria sostiene che in quel decennio centinaia di cittadini abbiano usufruito dell'esenzione per reddito senza averne i requisiti. E quindi adesso batte cassa.
Ora, lasciamo stare per un attimo il fatto che un cittadino normale, se prova a prenotare una visita cardiologica o un'ecografia tramite il Servizio Sanitario Nazionale in Calabria, si sente rispondere che il primo posto libero è nel duemila-mai. Questo lo diamo già per assodato. Concentriamoci sui tempi di risposta della pubblica amministrazione quando si tratta di fare i conti al contrario.
Per quindici anni l'Asp non s'accorge di nulla. Dorme sopra i dati dell'Agenzia delle Entrate, si dimentica di incrociare le banche dati, lascia accumulare i faldoni. Poi, una mattina di settembre, scatta il risveglio. Ma siccome nel frattempo i crediti sarebbero ampiamente prescritti, l'Azienda fa sapere di aver interrotto i termini di prescrizione negli anni tramite "appositi atti deliberativi".
In pratica: loro ci mettono un decennio e mezzo a fare una verifica che richiederebbe tre clic, ma il cittadino è avvisato.
Da oggi gli interessati si vedranno recapitare a casa un bel modulo PagoPA da saldare entro 60 giorni. Chi non paga finisce dritto nei registri dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione, con l'avvio delle procedure coattive e l'addebito delle spese di notifica.
Il risultato è un piccolo capolavoro: se devi prenotare un esame salvavita, la sanità pubblica muove i suoi passi con i tempi di una lumaca in salita. Ma se deve chiederti conto della dichiarazione dei redditi che hai fatto ai tempi del governo Monti, ecco che la medesima burocrazia pretende che tu ritrovi le ricevute fiscali di quindici anni fa e vada pure a fare la fila al distretto sanitario per farti spiegare come fare a pagare.
Non è efficienza e non è nemmeno lotta all'evasione. È semplicemente il solito, collaudato metodo italiano: l'amministrazione arriva con la velocità di un bradipo, ma pretende che sia il cittadino a correre ai cento all'ora per rimediare ai ritardi di chi doveva controllare e non l'ha fatto.
 
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