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15 settembre 2026 *
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Di treni, di droni, e di amici importanti" (2/3)
di Francesco Dall'Aglio *

I legami di Sikorski con la politica e con l’establishment angloamericano sono antichi e piuttosto chiacchierati, soprattutto in Polonia. La cosa non stupisce perché alcuni eventi sono abbastanza strani e la sua biografia è molto romanzata e chiaramente ‟purificata” in vari punti, specie in ‟Zona de-comunistizzata” (‟Strefa zdekomunizowana”), un libro-intervista scritto da Łukasz Warzecha nel 2007 (trovate molti di questi elementi in un articolo del giornale polacco Polytika del dicembre 2007).

Stando a quanto lui stesso dice, e a quanto raccontano vari testimoni, viene da una famiglia di tradizioni militari e profondamente anticomunista, è un ottimo studente, ascolta Radio Free Europe e legge ‟Opinii”, il giornale del movimento clandestino ‟Movimento per i Diritti Umani e Civici”.

Comincia la sua carriera politica nel movimento giovanile di Solidarność, diventando uno dei leader del comitato di sciopero studentesco a Bydgoszcz, città dove vive, e organizzando anche un partitino insieme ai compagni del liceo, chiamato un po’ pomposamente ‟Unione di Liberazione Nazionale”, che pubblica un bollettino ovviamente chiamato ‟Aquila bianca”, come penso il 99% della pubblicistica nazionalista polacca. Il 19 marzo 1981 i capi del movimento di Bydgoszcz (non Sikorski, che è solo nell’ala giovanile) vengono malmenati, cosa che porterà allo sciopero nazionale del 27 marzo. Fin qui è tutta storia nota. Le cose strane cominciano ora.

Nel giugno 1981 Sikorski, che si è diplomato un anno prima del dovuto e quindi non è ancora soggetto agli obblighi di leva, chiede un visto per recarsi in Inghilterra per studiare inglese, materia per la quale era portatissimo e in cui aveva anche vinto una competizione nazionale. Nonostante la sua attività politica il visto gli viene concesso e il nostro parte per l’Inghilterra.

Jan Rulewski, allora a capo di Solidarność a Bydgoszcz, gli affidò ‟francobolli e carta velina”, perché li vendesse a Londra: nel gergo dell’epoca la ‟carta velina” era la stampa clandestina e i francobolli erano francobolli autoprodotti, senza ovviamente valore legale, che venivano venduti per finanziare i movimenti. Come ricorda Rulewski, non fece un gran lavoro perché vendette il tutto a sessanta sterline (non ho idea di quanto pensassero di ricavare).

Una volta a Londra va a vivere con degli amici della nonna (quindi la famiglia era già in contatto anche con gli ambienti dell’emigrazione polacca), che gli trovano da lavorare in pub e alberghi. Il 6 ottobre viene informato che la polizia polacca si è svegliata dal torpore e sta facendo qualche domanda sulle sue attività, per cui decide di presentare domanda di asilo politico, che gli verrà concessa molto velocemente, a metà 1982 (secondo altre fonti presenta la domanda a dicembre, dopo l’instaurazione della legge marziale in Polonia. Negli archivi inglesi consultabili online, manco a dirlo, non c’è un fascicolo a nome ‟Radosław Sikorski”).

Si iscrive all’università di Oxford (abbiamo detto che era uno studente brillante, e in più un esule polacco ben connesso) e anche lì si fa valere: si fidanza con Olivia Williams, che farà in seguito una buona carriera di attrice, diventa il presidente della Polish Students’ Society, membro del Canning Club, un circolo di studenti conservatori, e soprattutto capo del comitato permanente della Oxford Union Society dove stringerà amicizia con varie persone che diventeranno piuttosto influenti nella politica inglese, come ad esempio Boris Johnson, col quale lega particolarmente e che addirittura lo introdurrà nell’esclusivissimo Bullingdon Club, solitamente riservato ai rampolli dell’aristocrazia più facoltosa e snob (‟upper-class drinkers”, li ha definiti la rivista molto posh ‟Monocle” in un’intervista appunto a Sikorski nell’ormai lontano 2013).

Stringe rapporti anche con agenti dell’MI6 e della CIA, come ha più volte confermato lui stesso: del resto cosa c’è da vergognarsi, è una credenziale importante. Dopo la laurea inizierà una carriera di giornalista in zone di guerra, principalmente Angola e Afghanistan. In entrambi i casi, e principalmente in Afghanistan, potrebbe aver fatto più che scattare fotografie. Stando sempre alle sue affermazioni e a una foto piuttosto famosa, che allego, in Afghanistan portava con sè un’arma e ha partecipato a pattugliamenti notturni insieme ai mujaheddin, ma non ha mai ammesso di aver sparato.

Dopo il 1990 lo ritroviamo in Polonia come ‟consulente” per il gruppo Murdoch e collaboratore di varie testate britanniche; durante una visita al muro di Berlino (un segno del destino, si direbbe) conosce Anne Applebaum e grazie alla magia del luogo i due si innamorano e mettono su casa a Chobielin e poi, naturalmente, a Varsavia. Il resto è storia, come la sua carriera politica in Polonia (la trovate in breve al link 3): in difesa degli interessi di chi, non si è mai capito (e le palate di fango, per non dire altro, che i vecchi ‟dissidenti” si sono lanciate addosso una volta preso il potere, per vedere chi doveva averne di più, sono uno studio istruttivo dell’animo umano).

I due vecchi amici Radosław e Boris, quindi, con tutta probabilità si sono visti a Kiev qualche giorno fa, immagino salutandosi col grido del loro club, “Buller, Buller, Buller!”. Di Sikorski si sa cosa ha detto e quando, di Johnson invece, almeno allo YES, non c’è traccia anche se compare nell’elenco dei partecipanti. Però ha sicuramente visitato gli stabilimenti della Fire Point che, come sappiamo, hanno sempre bisogno di pubblicità, e avrà fatto i suoi giri soliti.

David Petraeus invece, un’altra delle ‟vittime” dell’attacco russo, allo YES ha parlato l’11 settembre e si è detto certo che la prossima vittima di Putin sarà la Moldova, dato che appunto Putin vuole ‟ricostruire l’Unione Sovietica” (Petraeus è nato nel 1952, bisogna capirlo, i riferimenti sono questi) e quindi bisogna che gli europei spendano molto di più in armi di quanto già non fanno. Petraeus è in gamba, ha già individuato la prossima mucca da mungere, che non produce tanto latte quanto l’Ucraina ma qualcosa comunque ci puoi fare.

* Esperto di lingue e culture dell'Europa Orientale, Componente del Comitato Scientifico dell'Osservatorio


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