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Di treni, di droni, e di amici importanti" (1/3)
di Francesco Dall'Aglio *
Dall’altro ieri (13 settembre) all’alba non si fa che parlare (più che altro frignare e baloccarsi con le solite fantasie di vendetta che sembrano essere diventate la cifra psichica di buona parte del continente) dell’attacco russo alla linea ferroviaria Varsavia-Kiev, in territorio ucraino ma molto vicino al confine polacco, che all’alba avrebbe ‟quasi colpito” vario notabilato europeo tra cui Johnson (che è quello che ha frignato di più, coerentemente col personaggio), Petraeus eccetera; ‟quasi colpito” così come l’aereo di Zelenski è stato ‟quasi sfiorato” dal drone russo in Moldova, e pazienza se il drone era a 160 chilometri di distanza e l’aereo di Zelensky non era nemmeno in volo. Come al solito, prendiamola alla lontana.
Dall’11 al 12 settembre si è tenuto, come ogni anno, l’incontro ‟Yalta European Strategy” che, per motivi ovvi, da qualche anno non si tiene più a Yalta ma a Kiev. Sia l’11 che il 12 settembre il Ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski ha fatto alcune dichiarazioni che non sono passate inosservate. L’11 ha detto che, visto che a Kaliningrad ‟virtualmente non ci sono truppe di terra russe” perché sono state trasferite tutte in Ucraina (questa è una voce messa in giro dal Ministero della difesa lituano nel 2024, al tempo dell’invasione ucraina dell’oblast’ di Kursk, e mai corroborata da nessuna prova), la NATO dovrebbe ‟condurre manovre militari aggressive” ai confini della regione per confondere la Russia e obbligarla a spostarle dall’Ucraina e rimandarle lì.
Il giorno dopo ha detto che in caso di conflitto con la Russia ‟noi” (riferendosi non alla Polonia ma alla NATO intera) sconfiggeremmo la Russia molto velocemente, data la nostra ‟schiacciante superiorità aerea”, anche senza l’intervento degli USA. Del resto, ha continuato, se gli ucraini in sei mesi hanno distrutto la metà della capacità di raffinazione russa, "noi" ci metteremmo sei settimane a distruggere l’altra metà.
Ora, lasciamo stare il girotondo delle truppe russe che prima vanno da Kaliningrad all’Ucraina e poi dall’Ucraina tornano a Kaliningrad (e poi magari, che so, con lo stesso criterio le puoi mandare al confine finlandese, al confine estone, al confine georgiano, tanto alla fine sono gli stessi tre autobus che girano) e lasciamo stare anche le cifre fantasiose su quanta capacità è stata distrutta e sulla velocità con la quale si sconfiggerebbe la Russia esclusivamente con una campagna aerea, come se fosse una Libia qualunque incapace di ribattere, perché ci interessano relativamente e abbiamo letto di peggio negli anni passati.
Lasciamo anche stare le accuse di avere un po’ sopravvalutato le capacità militari polacche perché, come abbiamo detto prima e come lui stesso ha ripetuto in un tweet non si riferiva all’aviazione polacca, che conta un’ottantina di aerei a essere generosi, ma a quella della NATO intera, anche senza gli USA.
È proprio Sikorski che ci interessa, perché Sikorski non è solo un pezzo grosso della politica polacca e dunque europea ma, in Polonia e soprattutto nell’Unione Europea, è l’uomo di Londra e di Washington, tanto che l’anno scorso, nel suo elenco delle 28 personalità politiche più importanti del 2025, Politico lo definiva ‟The Washingtonian”, mettendolo al sesto posto nella categoria ‟Dreamers” (volete sapere in classifica prima di lui chi c’era? Mark Rutte, Andrii Yermak, Kaja Kallas, Viktor Orbán e Armin Papperger).
Per cui quello che dice, e quello che fa, tipo il famosissimo e prontamente rimosso tweet in cui ringraziava gli USA per il sabotaggio del Nord Stream, non va letto tanto alla luce della politica, o delle necessità, della Polonia ma a quelle di Gran Bretagna e Stati Uniti.
* Esperto di lingue e culture dell'Europa Orientale, Componente del Comitato Scientifico dell'Osservatorio
 
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