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Un tradimento
di Franca Zanaglio
All'alba del 6 settembre 2021 sei prigionieri palestinesi erano riusciti a fuggire dalla prigione israeliana di Gilboa, una delle più fortificate e militarizzate.
In sei anni (sei anni, sei prigionieri, 6 settembre) avevano scavato un tunnel con la forza delle mani, con dei cucchiai e con la determinazione di ritrovare l' aria fresca, la libertà.
Dopo una caccia all'uomo, in pochi giorni vennero tutti catturati.
L'uomo simbolo di quella fuga, della perseveranza di un tunnel scavato col cucchiaio, è Zakaria Zubeidi.
Era giovanissimo quando i sionisti demolirono la sua casa e costrinsero la sua famiglia a rifugiarsi in un altro campo profughi, era giovanissimo quando i genitori furono uccisi, ha combattuto per la libertà e più volte hanno tentato di ucciderlo, più volte l' hanno arrestato, gli hanno ucciso genitori, due fratelli, un figlio, amici.
Dopo la cattura, a pochi giorni dalla fuga venne picchiato selvaggiamente e torturato. Ha lottato in un reparto di terapia intensiva, attaccato ad un respiratore. Abbiamo pregato per lui, come preghiamo per tutti i prigionieri palestinesi, perché non diventasse un martire, la Palestina ne ha già troppi.
E' sopravvissuto e lo scorso anno è stato rilasciato nella prima fase dell’accordo di scambio di prigionieri tra Israele e Hamas.
Figura iconica della Seconda Intifada e della lotta armata palestinese, ex leader delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, incarna la storia di un rifugiato palestinese della classe operaia.
Nato nel 1976 in un contesto di oppressione, nel campo profughi di Jenin da rifugiati sfollati da Caesarea dalle milizie sioniste durante la Nakba, cresciuto lì , studente modello in una scuola UNRWA. ha cercato di condurre una vita normale ma è stato ripetutamente spinto sulla strada della resistenza.
La sua infanzia è stata profondamente condizionata dalla dura realtà dell’occupazione israeliana, l' esperienza ne ha plasmato identità ed impegno politico.
Suo padre, insegnante di inglese colto e stimato, accusato dalle forze di occupazione israeliane di essere affiliato a Fatah, allora considerato organizzazione terroristica, fu escluso dalla professione e relegato ad un lavoro umile e faticoso in una fonderia israeliana.
Zakaria incontrò un israeliano la prima volta quando i soldati vennero ad arrestargli il padre, con l’accusa di affiliazione a Fatah, che morì poco dopo lasciando la moglie a crescere da sola otto figli.
Studente brillante con l'ostinazione di chi vede nell’istruzione una via di fuga, a 13 anni un cecchino spezzò il suo sogno colpendolo ad una gamba durante una protesta.
Fu l’inizio di un calvario di operazioni, dolori cronici e una disabilità che gli avrebbe ricordato per sempre chi dettava le regole del gioco.
A 15 anni fu arrestato dalle forze di occupazione israeliane e incarcerato per sei mesi. Dopo il rilascio, nonostante il suo ottimo profitto, abbandonò gli studi.
L’esperienza di maltrattamenti nel carcere lo spinse verso la resistenza all’occupazione. Fu ancora arrestato per aver lanciato una molotov contro i soldati e trascorse quattro anni e mezzo in prigione, dove si unì al partito Fatah. Dietro quelle sbarre imparò che l’occupazione non si limitava ai check-point o ai raid notturni, ma penetrava fin dentro le ossa. Subì torture, umiliazioni, privazioni. Uscì trasformato e la resistenza divenne il suo unico orizzonte.
Dopo la firma della Dichiarazione di Principi tra l’OLP e Israele, che avviò gli Accordi di Oslo (1993-1995), fu rilasciato come parte dell’accordo.
Si unì alle forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese, raggiungendo il grado di sergente, ma si dimise denunciando nepotismo e corruzione.
Nel 1997 fu arrestato per essere stato trovato in un’auto rubata e dopo 15 mesi di prigione, trovò lavoro come camionista in Cisgiordania. Con lo scoppio della Seconda Intifada nel settembre 2000 perse il lavoro a causa di chiusure, coprifuochi e violenze israeliane, oltre ad uno sciopero generale.
Alla fine del 2001, un suo caro amico fu assassinato e nel 2002 sua madre fu uccisa da un cecchino mentre cercava rifugio a casa di un vicino durante un’incursione nel campo di Jenin. Morì dissanguata sul pavimento. Poco dopo, fu ucciso suo fratello Taha.
Fino a quel momento, Zubeidi aveva mantenuto rapporti con membri del “campo della pace” israeliano, poiché sua madre ospitava un gruppo teatrale congiunto israeliano-palestinese chiamato “The Freedom Theatre”. In un’intervista dichiarò che, dopo l’uccisione brutale di sua madre, quegli israeliani che si dichiaravano di sinistra scomparvero, senza neppure contattarlo.
La sua casa di famiglia nel campo di Jenin fu demolita dalle forze israeliane durante l’invasione del 2002, nota come “Operazione Scudo Difensivo”, che causò la morte di 52 palestinesi e 23 soldati israeliani.
Queste esperienze spinsero Zubeidi a scalare i ranghi delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, diventandone uno dei leader. Pur criticando le forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese, mantenne stretti legami con il presidente Yasser Arafat e divenne estremamente popolare nel campo di Jenin per la sua leadership carismatica.
Nel 2004 rivendicò un attentato a Tel Aviv e consolidò il suo ruolo come figura centrale della resistenza armata. Nonostante inizialmente sostenesse Marwan Barghouti per la presidenza dell’Autorità Palestinese, dopo il cui arresto passò a sostenere Mahmoud Abbas mantenendo diffidenza nei suoi confronti.
Nel 2007 Zubeidi, incluso in un’amnistia per i membri delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, depose le armi nell’ambito di un accordo generale di amnistia tra Israele e l’Autorità Palestinese per concludere la seconda intifada e smobilitare i gruppi armati palestinesi. I$raele gliela revocò nel 2011, accusandolo di aver ripreso le operazioni armate.
Nel corso degli anni è stato arrestato più volte dalle autorità israeliane, con l’accusa di aver orchestrato l’attacco di Beit She’an del 2002 contro la sede del Likud.
Dopo l'arresto nel 2012 fu rilasciato nel 2018, per poi essere nuovamente arrestato nel 2019 con accuse infondate.
Suo fratello Dawood è stato ucciso nel 2022.
La storia della sua famiglia a partire dai nonni, fino a zii e cugini, è fatta di anni ed anni di prigione, di funerali di persone uccise.
La storia di Zakaria Zubeidi è la storia di un figlio della Palestina, è la storia di una di quelle vite cui il mondo non dà importanza, è la storia di un Partigiano per la libertà torturato da un regime fascista e razzista, come furono i nostri Partigiani.
E' la storia di un uomo che fin da giovanissimo ha sopportato tanti dolori, tante ferite ed ora una ferita al cuore l' ha ricevuta da suo figlio Dawood, convertitosi all' ebraismo.
Credo che nessuna ferita possa essere più profonda di un tradimento, soprattutto da parte del tuo sangue.
I sionisti non gli hanno ancora tolto la vita pur togliendola ai suoi famigliari, ma gli hanno tolto un figlio molto più di quando gli hanno ucciso l'altra: a questo non hanno rubato la vita ma l'anima.
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