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14 settembre 2026
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B’Tselem: Israele cancella i palestinesi dalla Cisgiordania
di Tamara Gallera

L'organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem ha accusato Israele di perseguire un progetto coordinato volto a smantellare la presenza palestinese nella Cisgiordania occupata e a stabilire un controllo israeliano-ebraico permanente sul territorio occupato.

In una dichiarazione rilasciata lunedì, l'organizzazione ha affermato che sviluppi spesso riportati separatamente — violenza dei coloni, attacchi militari, sfollamento forzato, pressione economica, repressione politica ed espansione degli insediamenti — dovrebbero invece essere intesi come componenti interconnesse di un'unica politica.

"Ciò che i palestinesi in Cisgiordania stanno vivendo fa parte di un unico progetto politico che permea ogni aspetto della vita", ha dichiarato la direttrice esecutiva di B’Tselem, Yuli Novak.

Secondo l'organizzazione, la politica israeliana è entrata in una nuova fase in seguito alla formazione del governo del Primo Ministro Benjamin Netanyahu alla fine del 2022, con misure volte all'espropriazione e al controllo territoriale che sono diventate sempre più esplicite e accelerate.

B’Tselem ha suddiviso il processo in cinque meccanismi interconnessi.

"Violenza e terrore"

Il primo meccanismo individuato da B’Tselem è la "violenza e il terrore", che coinvolge sia l'esercito israeliano che coloni illegali armati.

L'organizzazione ha riferito che 1.107 palestinesi, tra cui 245 bambini, sono stati uccisi dalle forze israeliane e dai coloni nella Cisgiordania occupata tra il 7 ottobre 2023 e il 31 agosto 2026.

"Pulizia etnica"

La violenza, secondo l'organizzazione, opera parallelamente a un secondo meccanismo descritto come "pulizia etnica e appropriazione dello spazio".

Secondo B’Tselem, 75 comunità palestinesi sono già state sfollate, mentre avamposti di coloni e aziende agricole hanno preso il controllo di circa 1,07 milioni di dunam — circa 264.400 acri — pari al 18% della Cisgiordania occupata.

Circa 33.000 palestinesi sono stati inoltre sfollati con la forza dai campi profughi nel nord della Cisgiordania, ha affermato l'organizzazione.

Lo sfollamento è coinciso con un'accelerazione nella costruzione di insediamenti. Da quando il governo Netanyahu si è insediato alla fine del 2022, le autorità israeliane hanno approvato 104 nuovi insediamenti, secondo B’Tselem.

Il terzo meccanismo è quello che l'organizzazione per i diritti umani ha definito "soffocamento economico".

Israele esercita un controllo capillare sull'occupazione, sulle entrate fiscali, sui flussi finanziari e sulle infrastrutture palestinesi. Secondo B’Tselem, tali poteri vengono utilizzati per aggravare la crisi economica palestinese, accrescendo al contempo la dipendenza dei palestinesi da Israele.

Un elemento centrale è la trattenuta da parte di Israele delle entrate fiscali di pertinenza palestinese (i cosiddetti *clearance revenues*): imposte e dazi doganali che Israele riscuote per conto dell'Autorità Palestinese.

Tali entrate costituiscono circa il 56% delle entrate pubbliche complessive dell'Autorità Palestinese. Secondo il rapporto, Israele ha iniziato a trattenere quote di questi fondi nel 2019, per poi interromperne completamente il trasferimento circa un anno fa.

Da allora sono stati trattenuti oltre 6 miliardi di dollari, contribuendo a una grave crisi finanziaria che ha impedito all'Autorità Palestinese di corrispondere regolarmente gli stipendi integrali ai dipendenti pubblici.

Repressione politica e sociale

B’Tselem ha individuato nella distruzione della vita politica e sociale palestinese un'altra componente dello stesso processo.

L'organizzazione afferma che Israele criminalizza l'appartenenza politica, effettua incursioni e chiude organizzazioni della società civile, reprime le manifestazioni e arresta attivisti, studenti e giornalisti.

Secondo B’Tselem, dall'ottobre 2023 sono stati arrestati almeno 60 giornalisti palestinesi in Cisgiordania.

Le organizzazioni palestinesi stimano in oltre 25.000 il numero complessivo di palestinesi arrestati in Cisgiordania nello stesso periodo.

Rendere il controllo "irreversibile"

Il quinto meccanismo riguarda il quadro politico alla base di queste misure.

B’Tselem ha collegato la situazione attuale al "Piano Decisivo" del 2017, promosso dal Ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich; tale piano mira a rendere irreversibile la sovranità ebraico-israeliana sui territori occupati attraverso l'espansione degli insediamenti, la confisca di terre e lo sfollamento dei palestinesi.

Secondo B’Tselem, tale strategia pone i palestinesi di fronte a tre alternative: accettare la supremazia ebraica, lasciare il territorio o subire la repressione militare.

L'organizzazione sostiene che tali meccanismi non possano essere compresi separatamente.

Il risultato, avverte B’Tselem, è un tentativo sempre più esplicito di trasformare la realtà demografica e geografica della Cisgiordania occupata.

Dall'ottobre 2023, le operazioni militari israeliane e gli attacchi dei coloni si sono intensificati in tutta la Cisgiordania e a Gerusalemme Est, accompagnati da demolizioni di abitazioni, confische di terreni ed espansione degli insediamenti.

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