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Libano: Israele punta a edifici civili ma non importa a nessuno
di Edoardo Morello
Un uomo si ferma fuori dal proprio villaggio e guarda i droni smontare pezzo per pezzo la casa che la sua famiglia ha messo generazioni a costruire. Succede adesso, nel sud del Libano, dove gli attacchi israeliani proseguono nonostante il cessate il fuoco rinnovato a giugno.
Al culmine del conflitto oltre un milione di persone avevano lasciato le loro case; più di 300.000 non possono ancora tornarci.
Il ministero della Sanità libanese conta oltre 4.300 morti dall'inizio degli scontri, un numero che cresce ancora dopo la tregua: solo nei giorni scorsi nuovi raid hanno colpito Nabatieh e Kfar Rumman, aree residenziali dove non c'era fronte né trincea, solo case e famiglie.
Israele parla di infrastrutture e depositi di Hezbollah colpiti dopo gli attacchi subiti; Hezbollah rifiuta il disarmo totale e il negoziato resta fermo. Sono fatti, e vanno riportati così.
I bambini però non hanno scavato i tunnel, e le famiglie non hanno scelto di vivere in un campo di battaglia.
Resta da capire perché case, scuole, ospedali che vengono rasi al suolo sotto gli occhi del mondo trovino così poca eco.
Chiederne conto non è schierarsi con nessuna organizzazione armata: è chiedere che una vita in Libano pesi quanto una vita altrove.
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