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I ragazzi che ho incontrato hanno visto l'inferno
di Maria Saba
Ieri sera, in una borgata di Alghero, ho vissuto quella che credo sia in assoluto, l'esperienza umana più forte della mia vita.
Ho avuto il privilegio di incontrare alcuni studenti borsisti palestinesi provenienti da Gaza e di ascoltare alcune delle loro dolorose testimonianze sul genocidio.
Questi giovani sono riusciti ad arrivare in Italia, in Sardegna, nonostante numerosi ostacoli.
Tra questi ostacoli, la ridicola pretesa, da parte del nostro governo, di una buona conoscenza dell'Italiano come pre-requisito per essere accolti.
Ignorando completamente che questi studenti hanno cercato di continuare a studiare, in condizioni impossibili. Hanno studiato sotto le bombe, senza elettricità, quindi senza la possibilità di leggere i libri, di connettersi ad internet, senza acqua, senza cibo, medicine e tutto il resto.
Hanno visto morire i loro familiari, i loro amici, loro stessi sono vivi per miracolo.
Uno studente di ingegneria informatica mi ha raccontato di aver visto morire suo cugino, mentre trasportava un sacco di farina sule spalle. Non è stato nemmeno possibile portar via il suo corpo, perché gli israeliani continuavano a sparare.
La madre tuttora non sa che suo figlio è morto, perché lui non ha avuto il coraggio di dirle la verità.
Uno studente di medicina durante le fasi più acute del genocidio ha prestato le sue cure in ospedale, lavorando fianco a fianco col dottor Hussam Abu Safiya e ha conosciuto anche il dott. Ghassan Abu Sittah.
Si alzava alle 5 del mattino e camminava per due ore, con la paura di essere ucciso dagli israeliani, per raggiungere l'ospedale, dove lavorava per ore di fila, senza avere abbastanza energie, perché non aveva nemmeno mangiato.
Lui stesso è stato arrestato dagli israeliani, insieme ad altri membri del personale sanitario, ed ha trascorso due settimane in prigione.
Ha visto centinaia di persone ferite morire davanti ai suoi occhi. In particolare, ci ha raccontato di una bambina gravemente ferita che chiedeva incessantemente notizie dei genitori, ma erano stati uccisi. La bambina era sola, senza familiari accanto, e lui la confortava come poteva, stringendole la mano e dicendole che i suoi genitori sarebbero presto arrivati.
La bambina un giorno gli disse: "Ti voglio bene" e spirò subito dopo, mentre lui teneva la sua piccola mano fra le sue.
Questi studenti, non avevano mai viaggiato prima, perché Israele si arroga il diritto di decidere chi esce e chi entra a Gaza.
Se voi aveste potuto vedere i loro occhi, in essi ho visto una profonda tristezza.. .E tuttavia emerge dalle loro parole tutto il loro coraggio, la consapevolezza dell'importanza di far conoscere, testimoniare la loro storia, la loro voglia di studiare, di viaggiare, di vivere.
È stata per me una incredibile lezione di vita, per tutti noi che fatichiamo a vedere oltre il nostro orticello, oltre le nostre piccinerie.
Grazie a
Ponti non Muri -
Gruppo Emergency Sassari -
Grazie a don Lorenzo Piras e al comitato di Sa Segada.
Grazie a Natali Shaheen per avere fatto da interprte.
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