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Palestinesi possano raccontare la propria storia
di Rosa Rinaldi
Non c'è niente da fare.
I filoisraeliani sono proprio dopati da una sorta di indottrinamento lisergico.
Stanno in tutti i modi cercando di depotenziare "Naza", il film che ha raccolto 25 minuti di applausi a Venezia e raccoglie le testimonianze dei carnefici e delle loro modalità di sterminio applicate a Gaza.
E da qua si dipanano le dichiarazioni di noti filoisraeliani che scrivono che se non ci fossero di mezzo gli ebrei, nessuno parlerebbe di genocidio a Gaza.
Oppure il solito Fiano che parla di Hamas e Hezbollah che "vogliono uccidere tutti gli ebrei", rimuovendo del tutto il contesto di occupazione coloniale e perfino le stesse dichiarazione di Hamas (che più volte ha ribadito di non aver nulla contro gli ebrei in sé, ma di lottare contro l'occupazione).
Tra l'altro non è che serviva un film per capire l'abisso nero e profondissimo in cui vive Israele, di cui l'esercito è semplicemente l' epifenomeno più immediato, espressione di una società etnocratica costruita sull'odio e sull' occupazione coloniale.
I palestinesi da anni denunciano le torture e l'abominio che subiscono. Ma non sono mai stati ascoltati. Anzi. Ripeto. Per qualcuno parlare di genocidio è pure antisemita.
E fanno ridere quelli che ancora continuano a pensare che con le prossime elezioni per i palestinesi cambierà qualcosa.
La cosa più surreale di tutte è che i filoisraeliani sostengono di difendere e amare gli ebrei, però sminuiscono sempre e categoricamente gli ebrei israeliani dissidenti, quelli che chiedono embargo, sanzioni e pressing internazionale e che denunciano da anni la putrescenza morale della società israeliana.
E questo conferma ancora una volta che questo tipo di filosemitismo non ha nulla a che fare con la difesa di un popolo o di una religione, ma è solo sostegno al sionismo coloniale.
E il DDL che si voterà alla Camera ha precisamente questa ratio.
A proposito del documentario Naza, l'analista israeliano Alon Mizrahi su X scrive:
«Non difenderò il fenomeno degli israeliani che vincono premi per film sulla sofferenza della Palestina; lo trovo un terribile insulto, e condivido questo sentimento.
Ma sappiate questo: esistono israeliani dal cuore puro, che soffrono e che si sentono insultati fin nelle radici della propria esistenza dalla vergogna dell’apartheid e del genocidio. Sono una minoranza molto piccola — una frazione della società ebraica israeliana — ma esistono, e sono tra le persone migliori e più determinate che possiate incontrare.
Conosco Rachel per via di un lavoro che abbiamo fatto insieme anni fa, e metterei la mano sul fuoco per la sua coscienza, al punto da rischiare la vita per lei. Ed è una fotografa straordinariamente talentuosa e sensibile.
Devono essere i palestinesi a raccontare la propria storia, e il mondo deve ascoltare innanzitutto e soprattutto loro. Ma alcuni israeliani resistono e odiano il razzismo e i privilegi del sionismo, proprio come alcuni bianchi odiavano l’apartheid in Sudafrica e come alcuni americani bianchi marciarono per la liberazione dei neri.
So che non è facile da accettare.
Ma la vita non è sempre così semplice e netta.
La piccola minoranza di ebrei e israeliani che aborrisce il sionismo non è vostra nemica, né è nemica dell’umanità: è vostra alleata.
Inshallah, negli anni a venire, la giustizia sarà fatta anche attraverso il talento palestinese e attraverso il pieno controllo da parte dei palestinesi del racconto della propria storia, proprio al centro della scena mondiale, come dovrebbe essere.
Personalmente aspetto con ansia quel giorno e lo considero inseparabile dalla liberazione della Palestina e dei palestinesi.»
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