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Ilva e altro
di Elisa Fontana *
E così è arrivata la sentenza della Corte d’Appello di Milano che conferma la chiusura e lo spegnimento dell’altoforno dell’Ilva di Taranto e, se non bastasse, dovrà essere rimosso tutto l’amianto ancora presente negli impianti. I giudici sono stati chiari, il diritto alla salute prevale su quello del profitto, mandando in frantumi le speranze dei commissari straordinari, cioè del governo, in una fine diversa.
Ma i giudici non si sono fermati qui, hanno sottolineato come i commissari straordinari abbiano chiesto una sospensiva del provvedimento di chiusura dell’altoforno riproponendo la bontà delle misure già in atto che, però, erano già state giudicate infondate o irrilevanti. Sembra quasi, insomma, che il ricorso sia stato proposto al solo scopo di guadagnare tempo, ma questo lo dico io.
Ma l’affondo più duro deve ancora arrivare: “La sospensione dell’area a caldo ordinata con il decreto non pare che possa essere considerata come un evento improvviso ma, piuttosto, come un evento prevedibile su cui non può non essersi misurata, nel corso degli anni, la responsabilità imprenditoriale dei soggetti coinvolti”. Traduzione, non avete portato fatti o considerazioni che potessero cambiare le carte in tavola, dunque c’era da aspettarsi la conferma dello spegnimento dell’altoforno.
I giudici non lo dicono, ma la domanda sottintesa è chiara: cosa avete fatto nel frattempo? Assolutamente niente, tutti immobili alla ricerca farlocca di cordate inesistenti o inconsistenti. Adesso l’altoforno verrà spento, le 2500 lettere di licenziamento dell’indotto sono ripartite e poi partiranno i licenziamenti nell’ILVA. La bomba sociale è servita, ma tranquilli la nostra caudilla ha dichiarato che l’ILVA “è uno dei file sui quali stiamo spendendo il maggior numero di ore”. Saranno contenti a Taranto di essere diventati un file.
E di quanto le prossime elezioni facciano paura a questo governo è testimoniato dall’ultima trovata di Giorgina, mandare a tutti i tesserati FDI un questionario con questa domanda “In particolare nella prossima manovra economica quali priorità dovrebbero essere valorizzate?”. E via con le scelte: sanità, diminuzione tasse, istruzione e ricerca, famiglia, attenzione ai più deboli, dotazioni alle forze dell’ordine, aumento delle pensioni, contenimento costi energetici e carburante.
Questa è davvero l’ultima frontiera della disperazione politica, fare un sondaggio del genere significa una sola cosa, non avere la minima idea di cosa fare e chiederlo agli iscritti fa cadere anche questo velo. Perché una volta era la politica a proporre il proprio disegno di Paese e di cercare di realizzarlo attraverso le finanziarie e il lavoro parlamentare, adesso facciamo il sondaggio e poi, magari, un bel decreto.
Perché il normale cittadino, ancorchè tesserato di partito, conosce benissimo il bilancio dello stato, le risorse a disposizione, gli eventuali vincoli, in modo tale da poter fare proposte adeguate? Ve lo immaginate Andreotti che manda un questionario agli iscritti della DC prima di affrontare la finanziaria per sapere cosa metterci dentro? Mi verrebbe da scrivere che siamo oltre il circo Barnum, ma mi attirerei gli strali dei serissimi lavoratori circensi e mi astengo.
Infine, nel pasticcio innominabile del Melonellum è stato inserito un piccolo emendamento dall’aria inoffensiva che costringerebbe i partiti che non sono in Parlamento e vogliono presentarsi alle prossime elezioni, cioè tutti partiti afferenti al centro sinistra, a raccogliere 6mila firme per ogni collegio elettorale.
Ora, moltiplicate 6 mila firme per i 75 collegi elettorali di Camera e Senato e otterrete 450 mila firme di base, senza contare quelle in più che occorrono sempre in questi casi. Mezzo milione di firme per ogni partito nuovo che si presenta, mentre prima ne occorrevano 1500 per ogni collegio, cioè poco più di 100 mila firme in totale.
Questa imposizione abnorme di firme ha un chiaro scopo politico, ma mostra anche come la fiera caudilla e la sua maggioranza non siano per niente tranquilli sul piano elettorale, tanto da ricercare queste enormità giuridiche. Enormità che si spera vengano sottolineate e bloccate dal Quirinale prima ancora di farle arrivare alla Corte Costituzionale.
* Coordinatrice Commissione Politica e Questione Morale dell'Osservatorio
 
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