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Soldati britannici monitoravano coloni in Cisgiordania: Israele li caccia
di Tamara Gallera
Israele ha ordinato ai soldati britannici, che monitoravano la crescente violenza dei coloni in Cisgiordania, di lasciare l'area proprio mentre la loro missione stava per espandersi in modo significativo; lo ha riferito venerdì il Telegraph.
Secondo quanto riportato, il British Support Team (BST) è composto da circa 10 militari di stanza a Ramallah. Il suo ruolo principale consisteva nel fornire consulenza e assistenza all'addestramento delle forze di sicurezza dell'Autorità Palestinese operanti in alcune zone della Cisgiordania occupata.
Negli ultimi anni, tuttavia, l'unità era diventata una fonte di informazioni sempre più importante per Gran Bretagna e Stati Uniti riguardo agli attacchi dei coloni israeliani e alla situazione sul campo.
Il team si stava preparando a quadruplicare il proprio organico, con l'ingresso previsto di circa 30 ex militari e agenti di polizia ingaggiati come contractor.
Israele ha invece ordinato al team di lasciare il territorio entro sette giorni, come misura di ritorsione per le sanzioni promosse dalla Gran Bretagna contro gli insediamenti illegali di coloni ebrei in Cisgiordania.
È stato inoltre ordinato di lasciare il Paese a un contingente militare e diplomatico britannico più ridotto, che supportava la tregua a Gaza da un quartier generale internazionale a Kiryat Gat.
Il Telegraph ha descritto l'unità britannica come un gruppo che fungeva sempre più da "occhi e orecchie" dell'Occidente in Cisgiordania.
Il team trasmetteva informazioni dettagliate sulle violenze dei coloni ai funzionari di Londra e Washington tramite lo US Security Coordinator (USSC), che opera da Gerusalemme.
"Il BST fornisce alla comunità internazionale le migliori informazioni su ciò che accade in Cisgiordania sotto il profilo della sicurezza", ha dichiarato al giornale una fonte del Ministero della Difesa britannico. "Chiuderlo è un vero e proprio regalo agli israeliani, perché significa privarsi di occhi e orecchie su quanto sta accadendo in quell'area".
I militari britannici potevano spostarsi in Cisgiordania con maggiore facilità rispetto ai loro omologhi statunitensi, poiché operavano secondo protocolli di sicurezza meno restrittivi, che non imponevano, ad esempio, l'obbligo costante di portare armi.
Le informazioni raccolte venivano sempre più spesso trasmesse ai funzionari statunitensi a Gerusalemme, anche nel tentativo di coordinare le pressioni sull'esercito israeliano affinché arginasse le violenze dei coloni.
Funzionari britannici hanno inoltre riferito al Telegraph che le autorità israeliane spiavano i soldati e intercettavano le loro comunicazioni. Fonti di Whitehall hanno affermato di ritenere che Israele stesse cercando un pretesto per allontanare la squadra.
"Gli israeliani ascoltano tutto, in particolare i rapporti elaborati dalla squadra e riguardanti le violenze dei coloni e le condizioni in Cisgiordania", ha dichiarato un funzionario. "Non sorprende che sia stato loro ordinato di andarsene".
Lo scorso dicembre, Israele era stato accusato di condurre un'attività di sorveglianza capillare nei confronti di ufficiali alleati di stanza presso il quartier generale internazionale di Kiryat Gat. All'epoca, l'esercito israeliano aveva respinto tali accuse definendole "assurde".
L'espulsione avviene nel contesto di continui attacchi illegali da parte dei coloni in tutta la Cisgiordania occupata.
Il Telegraph ha riferito che i suoi giornalisti sono stati testimoni di numerosi attacchi nelle ultime settimane, tra cui quello a Taybeh – una cittadina palestinese a maggioranza cristiana – dove una famiglia beduina sarebbe rimasta intrappolata per oltre un'ora.
Nella vicina Qusra, un'altra famiglia palestinese è rimasta sotto assedio per giorni a causa dei coloni.
Entrambe le aree erano state dichiarate zone militari chiuse in seguito a mesi di aggressioni, ma le violenze dei coloni sono proseguite nonostante gli ordini dell'esercito israeliano.
Le città e i villaggi palestinesi si trovano inoltre sempre più circondati da avamposti di insediamenti illegali.
Il quotidiano ha riportato che le dichiarazioni del Maggiore Generale Avi Bluth – comandante delle forze israeliane in Cisgiordania – il quale ha definito alcuni attacchi come "terrorismo ebraico", sono giunte in un momento di crescente pressione da parte degli Stati Uniti affinché Israele ponga fine alle violenze.
Israele ha inoltre ordinato la chiusura, entro un mese, del consolato britannico a Gerusalemme Est (territorio occupato), come ritorsione per le sanzioni imposte da Londra.
Il consolato funge da principale missione diplomatica britannica per i rapporti con i palestinesi e convoglia ingenti aiuti umanitari e per lo sviluppo verso i territori palestinesi occupati.
Secondo il Telegraph, la sua chiusura – unitamente all'allontanamento della squadra militare britannica – potrebbe ridurre significativamente la capacità di Gran Bretagna e Stati Uniti di monitorare la situazione sul campo.
Le espulsioni avvengono mentre emergono segnali che indicano come Israele potrebbe preparare un'operazione su larga scala in Cisgiordania, in vista delle elezioni israeliane previste per il 27 ottobre.
Il Ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha inasprito notevolmente i toni contro le forze di sicurezza dell'Autorità Palestinese, le quali collaborano strettamente con le forze israeliane nell'ambito degli accordi di coordinamento della sicurezza in vigore.
Lunedì, Katz ha dichiarato: "Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ed io abbiamo dato disposizioni all'IDF di prepararsi a lanciare una guerra totale contro gli alti funzionari e gli apparati dell'Autorità, nonché contro gli organismi ad essi collegati (...), al fine di conseguirne rapidamente la sconfitta definitiva".
Katz ha dipinto le forze di sicurezza dell'Autorità Palestinese come una potenziale minaccia militare futura per Israele, prospettando l'ipotesi che possano sferrare un attacco simile a quello del 7 ottobre.
Argomentazioni analoghe sono state avanzate da think tank israeliani di destra legati agli apparati di sicurezza.
Uno studio pubblicato a luglio dal Jerusalem Center for Security and Foreign Affairs ha delineato quello che è stato definito uno scenario di "rivolgimento delle armi contro" Israele, avvertendo che le forze di sicurezza palestinesi armate potrebbero, in ultima analisi, rivoltarsi contro lo Stato ebraico.
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