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11 settembre 2026
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Vecchi trucchi degli Stati Uniti
di Giacomo Gabellini

In una recente intervista rilasciata al professor Glenn Diesen per il suo canale YouTube, il colonnello Lawrence Wilkerson ha rievocato il periodo in cui aveva prestato servizio per l’amministrazione Bush come capo dello staff del segretario di Stato Colin Powell.

Il racconto di Wilkerson si concentra in particolare sul periodo caldo in cui attori cruciali della “vecchia Europa” come Francia e Germania si erano schierate a fianco di Russia e Cina nel manifestare la propria contrarietà all’aggressione all’Iraq.

L’inaspettata presa di posizione persuase gli Stati Uniti a intensificare gli sforzi di concerto con i propri alleati britannico e israeliano per “ammorbidire” le classi dirigenti europee.

Attraverso Usaid e altre agenzie governative, miliardi di dollari attraversarono l’Atlantico per raggiungere i conti correnti di giornalisti, sindacalisti, parlamentari e personalità di vario genere reputate sufficientemente influenti da condizionare la vita politica dei Paesi europei. Con effetti che vediamo ancora oggi.

Wilkerson riferisce infatti di aver personalmente contribuito alla promozione di Jens Stoltenberg a segretario generale della Nato a causa della sua manipolabilità. L’ex primo ministro olandese Mark Rutte ha seguito un percorso simile, assicurandosi lo stesso ruolo grazie all’adozione di una postura tanto aggressiva nei confronti della Russia quanto conciliante con Israele.

Quello descritto da Wilkerson è un modus operandi consolidato, a cui già negli anni ’90, in piena epoca di trionfante unipolarismo statunitense, un ingegnere italiano con trascorsi professionali negli Stati Uniti aveva dedicato pagine straordinariamente lucide e “inattuali”, nell’accezione nietzschiana del termine.

Si tratta di Stefano Anelli, che sotto lo pseudonimo di John Kleeves ha pubblicato una serie di volumi incentrati sulla storia e sulle costanti operative degli Stati Uniti.

Proprio in questi giorni, la casa editrice Il Cerchio ha pubblicato la terza edizione – opportunamente riveduta – di uno dei suoi più importanti lavori, intitolato Vecchi trucchi e focalizzato sulla politica estera statunitense.


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