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Seul: proteste contro apporti alla guerra di Trump in Iran
di Marilina Mazzaferro
Dopo che la scorsa settimana Seul ha confermato l'intenzione di fornire un "contributo sostanziale" – inclusi possibili dispiegamenti militari, sia di combattimento che di supporto – nell'area dello Stretto di Hormuz, il 9 settembre 2026 una coalizione di 601 gruppi della società civile ha manifestato davanti all'ambasciata statunitense a Seul, per poi marciare verso la sede della presidenza.
I manifestanti si sono opposti al coinvolgimento della Corea del Sud nella guerra in Asia occidentale, sostenendo che una tale mossa minaccerebbe la Costituzione e la sovranità del Paese.
Da quando il Presidente Lee Jae-myung ha annunciato il piano il 4 settembre, i gruppi della società civile sudcoreana hanno rilasciato numerose dichiarazioni e organizzato proteste.
La Confederazione coreana dei sindacati (KCTU) ha avvertito che qualsiasi dispiegamento militare potrebbe mettere a rischio i cittadini sudcoreani e minare la sovranità nazionale, qualora la Corea venisse spinta a partecipare a una "guerra imperialista".
La federazione sindacale ha inoltre accusato gli Stati Uniti di utilizzare i negoziati sui dazi per i semiconduttori come leva per ottenere sostegno militare, definendo tale approccio subdolo e non etico.
Anche Lee Mu-jin, presidente del comitato esecutivo di "Seoul Candlelight Action" – la coalizione civica che aveva mobilitato con successo l'opinione pubblica per l'impeachment dell'ex presidente Yoon Suk Yeol – ha criticato le pressioni economiche statunitensi durante un raduno pubblico il 5 settembre. Ha esortato le autorità a tutelare la sovranità della Corea del Sud respingendo le richieste di Trump.
Anche politici e partiti politici hanno espresso forti obiezioni ai tentativi di Washington di coinvolgere Seul nella guerra contro l'Iran.
Sia il Partito Verde che il Partito della Giustizia hanno definito Trump un "bellicista". In una dichiarazione pubblicata su X, il Partito della Giustizia ha chiesto: "Perché i cittadini e i giovani sudcoreani dovrebbero essere usati come scudo umano per questa operazione militare, mentre negli Stati Uniti solo una manciata di collaboratori più stretti di Trump sostiene la guerra? Il piano per approvare l'invio di truppe nello Stretto di Hormuz equivarrebbe a un 'consenso a schierarsi al fianco di un bellicista'".
Manifestazioni di minore entità sono proseguite per tutto il fine settimana. Il 5 settembre, "People in Solidarity with Palestinians" – un gruppo civico composto da studenti e operatori umanitari – ha tenuto un raduno d'emergenza per opporsi al possibile dispiegamento.
I manifestanti hanno esposto cartelli con messaggi quali "Ci opponiamo al dispiegamento di truppe coreane a Hormuz!", "Il governo di Lee Jae-myung non deve inviare truppe coreane a Hormuz!" e "No alla guerra! No alle truppe!". Il 7 settembre si sono svolte ulteriori proteste e iniziative pacifiste nei campus universitari e nel centro di Seul.
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