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09 settembre 2026
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ONG israeliane: palestinesi isolati dalle loro terre
di Tamara Gallera

Mercoledì, tre organizzazioni israeliane per i diritti umani hanno dichiarato che l'espansione degli insediamenti e le confische di terreni si stanno estendendo sempre più in profondità nella Cisgiordania occupata, isolando le comunità palestinesi dalle loro terre.

Un rapporto congiunto di Yesh Din, Bimkom - Planners for Planning Rights e HaMoked ha documentato l'espansione delle politiche di confisca dei terreni, delle violenze da parte degli occupanti e delle restrizioni alla circolazione, affermando che tali misure si sono diffuse dalle piccole comunità palestinesi dell'Area C verso città e aree più vaste dell'intera Cisgiordania.

L'Area C, soggetta al controllo civile e di sicurezza israeliano, rappresenta oltre il 60% della Cisgiordania occupata.

Secondo il rapporto, quelle che possono sembrare misure distinte – espansione degli insediamenti, avamposti pastorali, violenze degli occupanti e restrizioni alla circolazione – costituiscono un "processo continuo" che allontana i palestinesi dalle loro terre e li confina in aree sempre più ridotte.

Il rapporto ha esaminato quattro casi, tra cui quello della comunità di Al-Rummana, vicino a Gerico (nella Cisgiordania orientale), dove i palestinesi subiscono attacchi, molestie e limitazioni alla libertà di movimento.

È stato inoltre documentato il caso di Sinjil, nella Cisgiordania centrale, dove avamposti di insediamenti, recinzioni e chiusure hanno contribuito a isolare i residenti dai loro terreni agricoli.

Le organizzazioni hanno affermato che "la confisca di terre palestinesi, l'isolamento delle comunità dai loro territori e la frammentazione della continuità geografica palestinese costituiscono, nel loro insieme, parte di un processo di annessione *de facto* che si sta concretizzando sul campo".

Hanno inoltre sottolineato come le misure attuate per anni contro le piccole comunità dell'Area C si stiano ora estendendo a intere città e aree situate nel cuore della Cisgiordania.

"Il governo israeliano non nasconde più il suo obiettivo: annettere quanta più terra possibile con il minor numero possibile di palestinesi", si legge nel rapporto.

Le organizzazioni hanno aggiunto che insediamenti, avamposti, violenze degli occupanti e restrizioni alla circolazione "concorrono al raggiungimento del medesimo obiettivo", descrivendo tale evoluzione come il "passaggio da un progetto politico a una realtà imposta sul campo".

Secondo dati palestinesi, dall'insediamento dell'attuale governo guidato dal Primo Ministro Benjamin Netanyahu, avvenuto alla fine del 2022, è stata approvata la creazione di 104 nuovi insediamenti, mentre in Cisgiordania sono sorti 160 avamposti agricoli.

Nella prima metà del 2026, gli occupanti israeliani hanno compiuto 3.488 attacchi in Cisgiordania, secondo quanto riferito dalla Commissione governativa palestinese per la resistenza contro la colonizzazione e il muro. Gli attacchi hanno causato la morte di 17 palestinesi e lo sfollamento, totale o parziale, di 26 comunità beduine e pastorali, mentre sono stati istituiti 42 nuovi avamposti di insediamenti, ha dichiarato la commissione.

Secondo dati palestinesi, circa 750.000 occupanti israeliani vivono in 194 insediamenti illegali e 400 avamposti illegali in tutta la Cisgiordania occupata, inclusa Gerusalemme Est.

Israele occupa la Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, dal 1967. La comunità internazionale considera gli insediamenti israeliani nei territori occupati illegali ai sensi del diritto internazionale, una posizione che Israele respinge.

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