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Altri aquiloni
di Alessandra Sciurba
In questi giorni, nella bellissima isola di Marettimo, ho ricevuto un’accoglienza meravigliosa e incontrato persone straordinarie.
C’è una cosa però, che sento di dover raccontare, e che ha turbato questa bellezza.
Nello stesso momento in cui ero lì per una presentazione, si svolgeva anche il Voliamo Marettimo, festival di aquiloni portato sull’isola da bravissimi/e aquiloniste per passione. #Aquiloni di immaginifiche forme hanno colorato la banchina del porto vecchio, bambini e bambine ci giocavano, ridendo.
In mezzo a loro, da subito, anche una bandiera della Palestina, a doveroso monito del fatto che ci sono posti in cui non è più permesso nemmeno giocare con gli aquiloni.
Niente di più umano, giusto, legittimo. L’immagine di un ponte sul mare tra infanzie che devono parlarsi e trovare vie alternative alla violenza e alla sopraffazione.
E invece no. Perché sembra che qualcuno sia arrivato in banchina a dire, con modi noti, che “questa bandiera si deve levare”. E poi sembra sia arrivata una telefonata da un consigliere del #ComunediFavignana (che rappresenta anche Levanzo e Marettimo) che riportava lo stesso messaggio.
Nessun atto formale (su che base, del resto?), ma semplici intimazioni accompagnate, ho sentito dire, dall’ambigua frase “viviamo in pace”. Come se la bandiera della Palestina fosse un atto di guerra, invece che di denuncia della guerra e dello sterminio.
Con enorme rammarico, da ospiti, gli aquilonisti hanno dovuto fare scomparire quella bandiera.
Ecco una storia che sembra piccola e circoscritta, ma che ci racconta tanto di questo mondo al contrario, in cui ci ritroveremo a non potere più prendere qualsivoglia posizione che i poteri non ritengano “pacifica”.
"Dove fanno il deserto lo chiamano pace", scriveva Tacito.
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