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GB: gruppi ebraici chiedono misure dure contro Israele
di Leandro Leggeri
Esponenti di diverse organizzazioni ebraiche britanniche hanno scritto al primo ministro Andy Burnham chiedendo al governo di adottare misure più incisive contro Israele e di opporsi a ulteriori tentativi di limitare le manifestazioni in solidarietà con la Palestina.
La lettera, visionata da Middle East Eye, è stata sottoscritta da membri di Holocaust Survivors and Descendants against Gaza Genocide (HSD), Jewish Voice for Liberation e Jews for Justice for Palestinians. Tra i firmatari figurano anche i sopravvissuti alla Shoah Stephen Kapos e Agnes Kory.
I firmatari contestano l'idea che le principali organizzazioni istituzionali rappresentino una posizione ebraica unitaria nei confronti di Israele, sottolineando che nel Regno Unito esiste «un'ampia diversità di opinioni su Israele tra gli ebrei».
La presa di posizione arriva mentre il governo Burnham prepara nuove misure contro la politica israeliana nella Cisgiordania occupata, tra cui il divieto di importazione dei prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani illegali.
La questione sta provocando una spaccatura visibile all'interno dell'ebraismo britannico. Il Jewish Leadership Council, il Board of Deputies of British Jews e il rabbino capo Ephraim Mirvis hanno espresso contrarietà alle nuove sanzioni. Al contrario, organizzazioni ebraiche anti-occupazione come Na'amod ritengono le misure prospettate dal governo soltanto una risposta minima alla politica israeliana nei territori occupati.
Particolarmente netta anche la posizione sulle grandi manifestazioni per Gaza. I firmatari affermano di parteciparvi regolarmente insieme al Jewish Bloc, sostenendo che l'ostilità incontrata durante i cortei sarebbe provenuta dai contro-manifestanti filo-israeliani e non dagli altri manifestanti pro-Palestina.
La lettera chiede quindi a Burnham di «opporsi a qualsiasi ulteriore tentativo di mettere la museruola alle marce per la Palestina» e accusa la precedente gestione laburista delle controversie sull'antisemitismo di aver contribuito a limitare la libertà di espressione e di protesta sulle politiche israeliane.
Jenny Manson, co-presidente di Jewish Voice for Liberation, ha inoltre chiesto al nuovo governo di ascoltare la principale rivendicazione dei manifestanti: interrompere immediatamente la fornitura di armi a Israele.
La vicenda evidenzia soprattutto una realtà spesso oscurata nel dibattito politico britannico: sulla guerra a Gaza, sull'occupazione e sulle sanzioni contro Israele non esiste una posizione unica della comunità ebraica britannica.
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