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Non torneranno a scuola
trad. di Antonella Salamone
Si chiamava Israa Al-Hassi.
Un nome dolce come il suo viso.
Non aveva ancora compiuto cinque anni.
Nella sua tenda, a est di Deir el-Balah, giocava, sognava, scopriva il mondo.
Poi un proiettile di un cecchino ha deciso per lei.
Un singolo proiettile, conficcato nella sua testa.
Cosa poteva fare una bambina di quattro anni per meritare di diventare un bersaglio?
Non conosceva la guerra. Non conosceva l'odio.
Non conosceva nemmeno la morte.
E oggi, la morte l'ha fatta addormentare per sempre.
In questo giorno, la maggior parte dei bambini del mondo si è svegliata presto.
I loro genitori si sono svegliati prima di loro, hanno preparato la colazione, sistemato i vestiti nuovi, aggiustato un'ultima volta i colletti delle camicie, poi li hanno presi per mano e accompagnati a scuola dopo una lunga estate.
La notte prima di questa mattina, librerie e negozi di abbigliamento erano affollati. Migliaia di bambini sceglievano i loro nuovi zaini, provavano le scarpe, discutevano con le madri sul colore dei quaderni e chiedevano più penne di quante ne servissero.
Cose così piccole.
Cose così ordinarie.
Cose che non dovrebbero essere un privilegio per nessuno.
Ma in un'altra parte del mondo, l'esercito di occupazione israeliano ha ucciso tre bambini a Gaza, proprio nel giorno in cui i bambini di tutto il mondo si preparavano a tornare a scuola.
Ma questo esercito non ha lasciato ai bambini di Gaza nemmeno questo semplice sogno; li ha privati della scuola, li ha privati della possibilità di essere bambini. Hanno rubato loro le aule, i cortili, i banchi, i libri, la campanella del mattino, gli zaini, il rumore della ricreazione e tutti quei piccoli dettagli che compongono un'infanzia normale.
Poi hanno ridotto i loro sogni a mere ombre di ciò che erano un tempo: essere i primi in fila per l'acqua, o mangiare qualcosa alla mensa dei poveri, anche solo una volta, con un pezzo di carne; dormire tutta la notte senza essere svegliati dagli aerei; svegliarsi e trovare i propri cari ancora vivi.
Questi bambini avrebbero dovuto andare a scuola domani, lamentandosi di doversi svegliare presto, odiando i compiti, aspettando la campanella della ricreazione. Avrebbero dovuto vivere la vita normale che vivono i bambini.
Ma ora sono preoccupati per la sopravvivenza, e questo mondo spregevole sa, sa tutto.
Li vede uccisi, vede le loro scuole trasformate in rifugi, vede i loro sogni schiacciati sotto il peso di questo esercito terroristico, e poi continua la sua giornata.
I suoi figli vanno a scuola.
E i nostri figli vanno incontro alla morte.
L'annientamento di Gaza | Settembre 2026
Uno dei giorni del cosiddetto "cessate il fuoco"
Scritto da Malek Shinbary il 2 Settembre
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