Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
Osservatorio sulla legalita' onlusscopi, attivita', referenti, i comitati, il presidenteinvia domande, interventi, suggerimentihome osservatorio onlusnews settimanale gratuitaprima pagina
03 settembre 2026
tutti gli speciali

Le pasticche sul tavolo della Knesset
di Edoardo Morello

Sono scatole di Cipralex, blister di Venlafaxina, bustine di Lyrica. Un veterano le tira fuori da un sacchetto di plastica e le rovescia sul tavolo della commissione parlamentare. Non dice niente per qualche secondo. Lascia che il rumore delle confezioni faccia il suo lavoro. Poi: "Cinque anni che vi avverto. Non avete fatto niente."

Succede a Gerusalemme, durante una seduta della Commissione Lavoro e Welfare della Knesset dedicata ai suicidi tra i militari. Un altro reduce alza la voce: le feste saranno un innesco, dice, un trigger. Usa proprio quella parola. In platea c'è anche Itzik Saidyan, il veterano che nel 2021 si diede fuoco davanti a un ufficio del Ministero della Difesa. Ha la pelle che racconta.

Il gesto è teatrale, certo. Ma i numeri che stanno dietro a quelle scatole di farmaci non lo sono.

Dal 7 ottobre 2023, l'esercito israeliano ha iniziato a perdere soldati anche così: non per un razzo, non per un'imboscata. Per mano propria. Il dato è tracciabile, e la sua traiettoria è verticale. Nel 2022 i suicidi tra i militari erano 14. Nel 2023 sono saliti a 28, sette dei quali tra ottobre e dicembre. Nel 2024, 21. Nel 2025, 22 , il numero più alto degli ultimi quindici anni. Nei primi sei mesi del 2026, almeno 16. A luglio, due soldatesse si sono tolte la vita a meno di 48 ore l'una dall'altra. Il dato pre-guerra, nella decade precedente, oscillava intorno a 12 all'anno.

Ma il numero dei morti è la superficie. Sotto c'è un rapporto della Knesset che parla di 279 tentativi di suicidio tra gennaio 2024 e luglio 2025. Un rapporto di sette a uno tra tentativi e suicidi portati a termine. Il 78% dei suicidi nel 2024 riguardava soldati di combattimento. Prima della guerra la percentuale era tra il 42 e il 45%. Solo il 17% di chi si è ucciso aveva parlato con uno psicologo militare nei due mesi precedenti.

Il Ministero della Difesa ha ammesso di aver trattato 20.000 soldati feriti in due anni. Il 56% presentava disturbi psichiatrici. Magen David Adom ha registrato un aumento del 45% nelle chiamate di emergenza legate alla salute mentale. Le diagnosi di PTSD tra i militari sono cresciute del 40% dal settembre 2023, e le proiezioni parlano di un aumento del 180% entro il 2028. Oltre 1.100 soldati sono stati congedati per disturbo post-traumatico dalla guerra di Gaza. "Non esiste una cura," ha detto Tuly Flint, psicoterapeuta e veterano di combattimento. "Esiste solo il recupero. Una volta che le persone hanno superato quella soglia, è fatta."

E la soglia si abbassa ogni giorno. L'IDF ha ridotto il supporto psicologico ai soldati proprio mentre i casi aumentavano. Ad aprile 2026 Haaretz ha documentato i tagli. È come togliere i giubbotti di salvataggio mentre la nave imbarca acqua.

La cosa che colpisce, osservando questa crisi da fuori, è la simmetria con un copione già visto. Dopo il Vietnam, dopo l'Iraq, dopo l'Afghanistan, gli eserciti scoprono sempre troppo tardi che la guerra non finisce quando finiscono i combattimenti. I veterani americani si uccidono al ritmo di almeno 17 al giorno secondo il VA, probabilmente 44 al giorno secondo lo studio Operation Deep Dive. Il pattern è identico: farmaci a pioggia, supporto insufficiente, burocrazia che stritola chi chiede aiuto.

Ma c'è una specificità israeliana. In Israele il servizio militare è obbligatorio. Non esiste la distinzione tra civili e veterani che permette alle società occidentali di relegare il problema ai margini. Qui il trauma è distribuito. Un terzo degli israeliani ritiene di aver bisogno di supporto psicologico professionale. A giugno 2026, 120 diciottenni hanno firmato una lettera pubblica rifiutando la leva, citando "genocidio, pulizia etnica e crimini di guerra a Gaza."

Quel sacchetto di farmaci rovesciato sul tavolo parlamentare non è solo una protesta. È una radiografia. Dentro c'è tutto: la guerra che non finisce, il corpo che la porta addosso, le istituzioni che rispondono con le ricette mediche invece che con la cura. Il veterano che lancia le scatole lo sa. Sa che quei farmaci non sono la soluzione. Sono la prova che una soluzione non l'hanno ancora cercata.

VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA


per approfondire...

Dossier diritti

_____
NB: I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI
CITANDO L'AUTORE E LINKANDO
www.osservatoriosullalegalita.org

°
avviso legale