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Trump al bivio in Iran: continuare guerra senza vittoria o trattare?
di Leandro Leggeri
Le politiche di pressione, le sanzioni e la forza militare non sono riuscite a piegare l'Iran. Donald Trump può continuare lungo la stessa strada oppure tentare di lasciare un'eredità storica attraverso un accordo complessivo con Teheran.
È questa la tesi sostenuta da Seyed Hossein Mousavian, ex diplomatico iraniano e già responsabile del Comitato per la sicurezza nazionale e le relazioni estere dell'Iran, in un'analisi pubblicata il 2 settembre su Middle East Eye.
Secondo Mousavian, Stati Uniti e Iran si trovano ormai in uno «stallo strategico». Washington dispone di una schiacciante superiorità economica e militare e può sostenere la pressione sull'Iran molto più a lungo di quanto Teheran possa sopportarne le conseguenze economiche. Ma questo non significa che gli Stati Uniti siano in grado di trasformare tale superiorità in una vittoria politica.
L'Iran, dal canto suo, non può sconfiggere militarmente gli Stati Uniti, ma conserva strumenti sufficienti per imporre costi enormi attraverso lo Stretto di Hormuz, l'escalation regionale e le conseguenze sui mercati energetici e sul commercio mondiale.
Mousavian sottolinea inoltre un cambiamento potenzialmente decisivo nella percezione della leadership iraniana. A Teheran lo scontro con Washington sarebbe ormai considerato da molti una «guerra esistenziale»: una parte dell'establishment potrebbe preferire affrontare definitivamente il confronto con gli Stati Uniti, anche sopportando costi altissimi, anziché accettare un'altra intesa temporanea seguita da nuove sanzioni e minacce militari.
In questo quadro si inseriscono i recenti tentativi di mediazione di Pakistan, Oman e Qatar per riportare Washington e Teheran al memorandum di Islamabad firmato in giugno da Trump e dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Secondo Mousavian, proprio quell'accordo potrebbe offrire al presidente americano una via d'uscita.
L'autore propone di trasformarlo nel punto di partenza di un'intesa molto più ampia: un accordo permanente sulla sicurezza e la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e un vero trattato bilaterale sul nucleare. L'Iran rinuncerebbe permanentemente alle armi nucleari mantenendo il diritto alla tecnologia nucleare pacifica previsto dal TNP, mentre Washington eliminerebbe in maniera permanente le sanzioni legate al programma atomico. La ratifica da parte del Congresso americano e del parlamento iraniano dovrebbe impedire che l'accordo venga facilmente cancellato da una futura amministrazione.
L'obiettivo finale indicato da Mousavian è ancora più ambizioso: costruire una nuova architettura di sicurezza tra Iran e monarchie arabe del Golfo e arrivare persino a un'intesa strategica tra Iran e Israele. Non necessariamente una normalizzazione diplomatica, ma un accordo capace di porre fine alle reciproche minacce militari ed esistenziali.
Per l'ex diplomatico iraniano, dopo decenni di sanzioni, pressioni, operazioni clandestine, assassinii mirati e guerre, il problema non è più stabilire se la coercizione abbia raggiunto i propri limiti. Li ha già raggiunti.
L'alternativa alla diplomazia, conclude, non è la vittoria: è una lunga guerra di logoramento capace di devastare Iran, Israele e il resto della regione, destabilizzando contemporaneamente i mercati energetici e il commercio internazionale.
Fonte: Seyed Hossein Mousavian, “Iran war: Trump can continue the same failed policies - or shape a historic legacy”, Middle East Eye, 2 settembre 2026
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