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31 agosto 2026
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Caccia all'ambulanza
di Edoardo Morello

Nel luglio 2026 l’Organizzazione mondiale della sanità ha documentato 37 attacchi contro il sistema sanitario palestinese in Cisgiordania. A giugno erano stati otto. Nei primi sei mesi dell’anno la media era di dieci al mese. Non siamo davanti a una serie di incidenti. I numeri raccontano un’accelerazione.

Ambulanze fermate ai posti di blocco, mezzi sanitari assaliti, ingressi agli ospedali ostruiti, medici e pazienti arrestati. In alcuni casi il ritardo imposto dai soldati israeliani ha contribuito alla morte delle persone che aspettavano soccorso. Basta bloccare una strada per trasformare un infarto, un’emorragia o un parto difficile in una condanna.

Il 21 giugno i soldati israeliani hanno arrestato nella sua casa di Ramallah il dottor Mazen Rantisi. Da decenni cura famiglie povere e comunità rimaste ai margini del sistema sanitario. Per questo è conosciuto come il “medico dei poveri”. Rantisi presiede anche i Comitati per il Lavoro Sanitario, una rete nata negli anni Ottanta per portare cure nei villaggi rurali e nelle zone rese irraggiungibili dall’occupazione.

Il 18 agosto è stata arrestata anche la ginecologa Dima Muhammad Amin Barakat. Durante la detenzione ha avuto un infarto. È stata ricoverata, sottoposta a cateterismo cardiaco e poi riportata in carcere. Sui polsi portava ancora i segni delle manette.

Mettendo in fila questi fatti appare un disegno preciso. La sanità palestinese viene colpita perché tiene insieme ciò che l’occupazione prova a separare. Il medico raggiunge il villaggio isolato. L’ambulanza attraversa il territorio frammentato. La clinica permette a una famiglia di restare sulla propria terra. La cura diventa una forma concreta di permanenza.

Per capire questo passaggio bisogna guardare alla storia dei comitati popolari palestinesi. Durante la Prima Intifada organizzavano ambulatori, scuole alternative, distribuzione di cibo, coltivazioni e assistenza durante i coprifuoco. Nel 1988 Israele li dichiarò illegali e stabilì pene fino a dieci anni di carcere per chi ne faceva parte. Nel 2020 ha messo al bando anche i Comitati per il Lavoro Sanitario, classificandoli come organizzazione terroristica.

Un popolo vive attraverso le strutture che si dà. Una comunità non è composta soltanto dalle case e dagli abitanti. Esiste perché qualcuno fa nascere i bambini, cura gli anziani, accompagna i malati, distribuisce il pane e mantiene aperta una scuola. Quando queste funzioni vengono distrutte, il territorio resta formalmente abitato ma la vita quotidiana diventa impossibile.

Dal gennaio 2023, 127 comunità palestinesi della Cisgiordania sono state sfollate totalmente o in parte. Più di 6.390 persone hanno dovuto lasciare le proprie terre. La violenza dei coloni apre la strada. Gli insediamenti si allargano. I posti di blocco chiudono i collegamenti. Poi spariscono il medico, l’ambulanza, l’acqua e la scuola.

A quel punto nessun ordine ufficiale deve pronunciare la parola espulsione. Saranno le famiglie ad andarsene, perché restare significa rischiare di morire per una febbre, una ferita o un’ambulanza trattenuta da un soldato.

La conquista del territorio può cominciare molto prima dell’arrivo delle ruspe. A volte comincia con una sirena accesa, ferma davanti a una sbarra.

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