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31 agosto 2026
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Scabbia nelle carceri israeliane - parte 1
di Emma Buonvino

Storie di malattia, abbandono e sofferenza per i detenuti palestinesi

Storie di malattia, abbandono e sofferenza raccontate dai detenuti palestinesi

CAPITOLO 1 — UNA MALATTIA CURABILE

La scabbia è provocata da un minuscolo acaro che si insinua nella pelle e provoca un prurito spesso terribile, soprattutto durante la notte.

È una malattia contagiosa ma, in condizioni normali, curabile.

Il problema diventa drammatico quando molte persone vivono ammassate, non possono lavarsi adeguatamente, non hanno vestiti o biancheria puliti e non ricevono tempestivamente le cure necessarie.

È in questo contesto che diverse testimonianze di detenuti palestinesi descrivono la diffusione della scabbia nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani.

CAPITOLO 2 — QUANDO IL PRURITO DIVENTA TORTURA

Diversi ex detenuti palestinesi hanno raccontato di aver contratto la scabbia durante la detenzione.

Il prurito, secondo le loro testimonianze, era talmente intenso da impedire loro di dormire e da costringerli a grattarsi fino a provocarsi ferite e sanguinamenti.

In ambienti sovraffollati la malattia continuava a circolare. La mancanza di acqua, sapone, vestiti puliti e trattamenti adeguati rendeva molto difficile interrompere il contagio.

Non era quindi soltanto una malattia della pelle. Era una sofferenza continua, giorno e notte, che si sommava alla fame, alla paura, alla debolezza fisica e alle altre condizioni della detenzione.

CAPITOLO 3 — TAMER QARMUT

Tamer Qarmut, padre di cinque figli, racconta di essere stato detenuto dopo il suo arresto nel dicembre 2023.

Nella sua testimonianza descrive condizioni estremamente dure. Racconta di essere stato picchiato e di aver subito gravi umiliazioni e violenze.

Successivamente fu trasferito in strutture di detenzione dove, secondo il suo racconto, dovette vivere in condizioni di forte sovraffollamento. In una tenda di circa 5 × 8 metri, racconta, erano presenti quasi 40 detenuti.

Fu proprio in quell'ambiente che, secondo la sua testimonianza, si diffusero scabbia, pidocchi e foruncoli.

Tamer racconta di essere stato colpito da tutte e tre le condizioni. Il prurito era così forte da impedirgli di dormire e arrivò a procurarsi ferite grattandosi.

La sua testimonianza è stata raccolta e pubblicata da B'Tselem, organizzazione israeliana per i diritti umani.

È importante precisarlo: ciò che raccontiamo qui è la sua testimonianza personale, non una sentenza giudiziaria.

CAPITOLO 4 — UN ANNO DI PRURITO

Secondo Tamer Qarmut, la scabbia continuò a circolare per circa un anno e due mesi. Racconta inoltre che durante quel periodo ebbero pochissime possibilità di lavarsi.

La malattia non rimase quindi un episodio di pochi giorni. Diventò una presenza quotidiana.

Prurito. Ferite. Foruncoli. Pidocchi. Insonnia.

E tutto questo mentre decine di persone vivevano nello stesso spazio.

A un certo punto, racconta Tamer, fu distribuita una pomata che contribuì ad alleviare il problema.

Una cura che, arrivando prima, avrebbe potuto evitare una parte di quella sofferenza.

La sua storia mostra una cosa semplice ma terribile: una malattia curabile può diventare un incubo quando mancano le condizioni minime per curarla.

CAPITOLO 5 — S.S. E I 200 MALATI

Un'altra testimonianza raccolta da B'Tselem è quella di S.S.

Racconta che nella struttura dove era detenuto la scabbia si diffuse fino a coinvolgere, secondo la sua testimonianza, circa 200 detenuti.

Il prurito era così intenso che, racconta, alcuni arrivavano a grattarsi fino a sanguinare. S.S. racconta inoltre di aver trascorso lunghi periodi senza vestiti adeguati, materasso o coperta.

Fu liberato il 23 ottobre 2025. Dopo la liberazione venne portato in ospedale e ricevette finalmente il trattamento per la scabbia.

Ma la libertà non cancellò immediatamente ciò che aveva subito.

Racconta che, quando tornò dalla sua famiglia, i suoi stessi figli non lo riconobbero e ne ebbero paura a causa delle sue condizioni fisiche.

Dietro un numero — 200 malati — c'erano duecnto esseri umani.

CAPITOLO 6 — LA COPERTA CONDIVISA

Hussein a-Zweidi racconta un episodio semplice ma terribile.

Due detenuti dovevano condividere una sola coperta.

Uno dei due aveva contratto la scabbia. Gli altri avevano paura di avvicinarsi per non essere contagiati.

Hussein rimase accanto a lui e condivise la coperta. Secondo il suo racconto, due giorni dopo aveva contratto anche lui la scabbia.

Racconta inoltre di non avere sapone, asciugamani né vestiti di ricambio. È difficile immaginare una situazione più favorevole alla diffusione di una malattia contagiosa.

Quando mancano contemporaneamente igiene, spazio, biancheria e cure, la malattia non riguarda più soltanto una persona. Diventa un problema dell'intera comunità.

CAPITOLO 7 — W.B.: UNA DOCCIA AL MESE

W.B. racconta che durante la detenzione le possibilità di lavarsi erano state drasticamente ridotte. Secondo la sua testimonianza, arrivò al punto di poter fare la doccia soltanto una volta al mese.

Contrasse la scabbia. Racconta di aver sofferto di un prurito terribile e di non aver ricevuto inizialmente un trattamento adeguato.

Quando fu liberato, il 10 aprile 2025, venne portato direttamente in ospedale.

Ma anche dopo la liberazione il problema non era finito. Era ancora contagioso e aveva paura di avvicinarsi alla propria famiglia.

Non poteva semplicemente tornare a casa e abbracciare i suoi genitori e i suoi fratelli. Doveva prima curarsi.

Anche questa è una delle conseguenze invisibili della malattia: la sofferenza continua anche dopo che la porta della prigione si apre.

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