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Il voltagabbana di Lubiana
di
Edoardo Morello
Ventisei paesi europei erano pronti a condannare l’espansione degli insediamenti israeliani nell’area 𝙀𝟭, a est di Gerusalemme. Č bastato il veto della Slovenia di 𝙅𝙖𝙣𝙚𝙯 𝙅𝙖𝙣𝙨̌𝙖 per impedire che quella condanna diventasse la posizione ufficiale dell’Unione europea.
Non una questione di galateo diplomatico. Il progetto prevede 1.200 nuove abitazioni per coloni in un punto della Cisgiordania occupata che rischia di separare Gerusalemme Est dal resto del territorio palestinese. Un altro pezzo di terra sottratto, un altro chiodo piantato nella bara della soluzione dei due Stati.
Janša sostiene di aver liberato la Slovenia dal 𝘤𝘪𝘳𝘤𝘰𝘭𝘰 𝘷𝘪𝘻𝘪𝘰𝘴𝘰 delle condanne sproporzionate contro Israele. Curiosa liberazione: per emanciparsi, Lubiana ha scelto di fare da scudo diplomatico al governo 𝙉𝙚𝙩𝙖𝙣𝙮𝙖𝙝𝙪.
Cosa c'é dietro questa svolta?
Non sappiamo che cosa Israele abbia promesso alla Slovenia, e senza prove sarebbe irresponsabile inventarlo. Sappiamo perň che il governo Janša ha giŕ cancellato il divieto d’ingresso per Netanyahu e due suoi ministri, revocato l’embargo sulle armi e tolto il blocco alle importazioni dagli insediamenti.
A settembre, poi, Israele dovrebbe aprire la sua prima ambasciata a Lubiana.
Sono fatti. E i fatti chiedono trasparenza.
Quali accordi politici, militari, economici o tecnologici accompagnano questa improvvisa devozione?
Perché la Slovenia ha deciso di spendere il proprio veto per proteggere uno Stato fondato sull’ideologia sionista, mentre il suo governo č accusato di genocidio e continua a divorare territorio palestinese?
Il problema non č soltanto il voltafaccia di Janša. Č il prezzo. Quello pagato dalla credibilitŕ slovena, dall’Europa e, come sempre, dai palestinesi.
𝘍𝘰𝘯𝘵𝘪: 𝘌𝘜𝘰𝘣𝘴𝘦𝘳𝘷𝘦𝘳, 𝘈𝘗, 𝘜𝘧𝘧𝘪𝘤𝘪𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘗𝘳𝘦𝘴𝘪𝘥𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘴𝘭𝘰𝘷𝘦𝘯𝘢, 𝘕𝟣 𝘚𝘭𝘰𝘷𝘦𝘯𝘪𝘢
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