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27 agosto 2026
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Comunione, Liberazione e le voci nel deserto
di Santina Sconza

A chi interessa il meeting di Comunione e Liberazione? Ai cattolici e ai politici sicuramente, quei giovani sono stati sempre sempre un bacino di voti, in passato per la Democrazia cristiana, Forza Italia, Lega e perché no anche Fratelli d'Italia e Riformisti.

In questi tre giorni la passarella dei politici c'è stata, ma non è questo l'argomento che ci preme, perché le loro parole rispecchiano sempre il contrario di quello che fanno, la loro è una politica tesa non al dialogo e alla pace ma a nascondere le loro pulsioni militariste.

Per la Chiesa cattolica la partecipazione al meeting è indispensabile perché i seminari, gli oratori non hanno più preti, persino le chiese vuote di fedeli spesso sono guidate dai diaconi.

Oggi nel momento in cui la fede vacilla, sono ritornate in auge le reliquie per rafforzare l'identità sia religiosa che politica.

I vari politici che nei comizi agitano simboli cattolici rosari, santini e crocifissi rafforzano la religiosità del popolo che la chiesa guarda con clemenza.

In questo meeting invece sono stati di grande interesse le parole di Papa Leone XIV, dei cardinali, voci che parlano di pace, contro tutte le guerre, contro le armi.

Le parole del cardinale Zuppi al Meeting sono state chiare: non chiudersi in un’enclave, non lasciarsi divorare dall’inimicizia, combattere l’inimicizia con l’amicizia.

Il cardinale ha confermato che a fine settembre sarà a Mosca. Non per fare passerelle, non per lanciare slogan, ma per continuare a fare ciò che la diplomazia dovrebbe fare sempre: parlare, ascoltare, incontrare.

L'ultima è stata quella del cardinale Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, una delle voci più autorevoli sul conflitto tra Israele e Palestina, da sempre costruttore di dialogo, che ha partecipato a un incontro dal titolo "Scrutando il cielo di Gerusalemme".

"La Cisgiordania è ormai "una terra senza legge", la tensione tra coloni e popolazione palestinese è in continuo aumento, e quanto accade resta "senza nessun argine dal punto di vista della sicurezza e della legalità". E che "ci sia una situazione di aggressione continua da parte dei coloni è un fatto assodato. L’Occidente deve aiutare ad alzare un po’ lo sguardo, a creare delle prospettive, aiutare anche a calmare questa deriva continua con uno sforzo diplomatico sempre maggiore”.

Perché la diplomazia, nonostante “tutta la sua debolezza”, resti “l’unico modo per cercare di risolvere il conflitto che eviti l’uso delle armi, della violenza e della forza militare”.

Ecco le parole importanti i conflitti non si risolvono con le armi ma con la diplomazia, la soluzione dei due Stati, Israele e Palestina, ribadita dal Papa, "è l'unico modo di riconoscere agli israeliani e ai palestinesi il diritto di avere una casa nella loro terra".

Saranno voci nel deserto quella del Papa e dei vari cardinali? Ci auguriamo di no.

Comunione e Liberazione esprime profonda condanna per la sofferenza della popolazione di Gaza e ritiene la reazione militare sproporzionata e inaccettabile, privilegia l'invocazione alla pace, il dialogo e la convivenza tra le parti, ma non adotta una definizione politica o giuridica esplicita come quella di genocidio.

A noi pacifisti interessa che il movimento, attraverso i suoi leader, il presidente Davide Prosperi e gli interventi al Meeting di Rimini, oltre a ribadire che la situazione a Gaza ha superato ogni limite di accettabilità, causando un numero intollerabile di vittime innocenti, dicano chiaramente che si sta perpetrando un genocidio nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania.

Vorremmo che fosse chiara la posizione contro tutte le guerre, contro il genocidio nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania e che questo stillicidio di bambini inermi finisca.

Così come molti prelati si sono dichiarati contro le armi, così come Francesca Albanese ha dichiarato con fermezza che si sta perpetrando un genocidio, vorremmo che i dirigenti e gli appartenenti a Comunione Liberazione si dichiarassero senza se e senza ma contro il genocidio.

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