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Eisenkot chiude alla soluzione a due Stati
di Leandro Leggeri
Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore dell'esercito israeliano e oggi uno dei principali sfidanti centristi di Benjamin Netanyahu in vista delle elezioni del 27 ottobre, ha espresso una netta opposizione alla nascita di uno Stato palestinese.
«Sono contrario alla creazione di uno Stato palestinese. L'ho detto in molte occasioni», ha dichiarato Eisenkot. «Non ho mai detto che la soluzione sia due Stati per due popoli».
Secondo Eisenkot, nella realtà determinatasi dopo il 7 ottobre, perseguire la pace attraverso la formula dei due Stati sarebbe «irrealistico, strategicamente sbagliato e un rischio per lo Stato di Israele».
Non si tratta di una dichiarazione isolata. Negli ultimi mesi Eisenkot ha ribadito più volte questa posizione. Il 22 agosto aveva scritto che «non esiste uno Stato palestinese e nel governo che formeremo non verrà istituito uno Stato palestinese».
In una nuova intervista pubblicata il 27 agosto da Israel Hayom, Eisenkot ha ulteriormente chiarito la propria linea, definendo la soluzione dei due Stati «un grave errore» e giudicando «delirante» l'idea di perseguirla dopo il 7 ottobre.
Eisenkot non propone però uno Stato unico binazionale: la sua impostazione punta piuttosto alla separazione dai palestinesi senza concedere loro uno Stato pienamente sovrano, mantenendo nelle mani di Israele la supremazia militare.
Il dato politicamente più rilevante riguarda proprio la collocazione di Eisenkot. Non stiamo parlando di Bezalel Smotrich o Itamar Ben-Gvir, ma di uno dei principali rappresentanti del centro politico israeliano e di uno dei maggiori contendenti alla carica di primo ministro.
La sua posizione mostra quindi quanto il rifiuto della nascita di uno Stato palestinese si sia ormai esteso ben oltre la destra religiosa e nazionalista.
Sulla questione fondamentale della sovranità palestinese, anche una delle principali alternative centriste a Netanyahu risponde esplicitamente: no.
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