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Iran paga cura per bimbi danneggiati dagli USA con petrolio sequestrato
di Tamara Gallera
L'Iran ha trasformato il petrolio statunitense sequestrato in un risarcimento per 771 "bambini farfalla".
Ecco un titolo che Washington non inserirà in alcun comunicato stampa: un tribunale di Teheran ha appena convertito il carico di una petroliera americana sequestrata in fondi per l'acquisto di farmaci destinati a bambini la cui pelle si ricopre di vesciche al minimo tocco.
L'Iran ha venduto il carico di petrolio statunitense sequestrato per risarcire 771 pazienti iraniani affetti da epidermolisi bollosa, una malattia genetica così devastante che i malati sono noti come "bambini farfalla": la loro pelle è fragile come un'ala e si ricopre di vesciche o si lacera anche con il contatto più lieve.
Il caso non è stato inventato a fini propagandistici. Si fonda su fatti documentati: le sanzioni statunitensi hanno impedito a un'azienda svedese di vendere le medicazioni mediche specialistiche indispensabili per questi pazienti, causando gravi danni fisici ed emotivi.
È importante ricostruire la catena di causa ed effetto.
Washington ha reintrodotto le sanzioni dopo essersi ritirata dall'accordo sul nucleare nel 2018. Tali sanzioni non si sono limitate a colpire le esportazioni petrolifere iraniane, ma hanno anche impedito a un'azienda europea di vendere medicazioni a bambini in fin di vita; si trattava di una transazione che nulla aveva a che fare con armi o arricchimento dell'uranio.
Ecco la vera natura della strategia di "massima pressione": non un bisturi puntato contro un governo, bensì uno strumento contundente che penetra nei reparti ospedalieri, privando delle necessarie garze quei bambini la cui pelle si lacera al minimo contatto.
Nel 2024, un tribunale ha riconosciuto la responsabilità del governo statunitense per danni pari a quasi sette miliardi di dollari nei confronti di quei pazienti. Washington, come prevedibile, si è rifiutata di pagare anche solo un centesimo, pretendendo invece il rilascio della petroliera anziché assumersi la responsabilità delle conseguenze della propria politica.
L'Iran ha quindi agito in conformità con quanto il diritto internazionale consente a una parte lesa: ha dato esecuzione alla sentenza rivalendosi su beni statunitensi già sotto il proprio controllo. Il carico di petrolio della nave – di cui è stata confermata l'appartenenza al governo USA – è stato venduto su ordine del tribunale e il ricavato è confluito in un conto sotto controllo giudiziario, destinato proprio a quei pazienti.
Riflettiamo bene su questo punto. Non si tratta di una presa di ostaggi, a dispetto di quanto sostenuto dalla retorica del Dipartimento di Stato.
È un Paese che utilizza il proprio sistema giudiziario per imporre una responsabilità a una superpotenza che non ha mai subito conseguenze per il prezzo pagato dai civili a causa del suo regime sanzionatorio. Di fronte alla morte dei bambini iracheni causata dalle sanzioni negli anni '90, Madeleine Albright si limitò a una scrollata di spalle.
Per i pazienti iraniani affetti da epidermolisi bollosa (la cosiddetta "malattia dei bambini farfalla"), invece, è arrivata una sentenza che riconosce loro sette miliardi di dollari e la conversione del carico di una petroliera in fondi per le cure mediche.
Washington ha costruito il suo regime sanzionatorio sul presupposto che l'Iran avrebbe sempre dovuto sostenerne i costi, in silenzio e senza possibilità di ricorso. Quel presupposto è appena crollato in un'aula di tribunale a Teheran, e i beneficiari non sono generali o funzionari, bensì bambini che forse, finalmente, potranno permettersi le bende necessarie a evitare che la loro pelle si laceri.
Questa non è propaganda. È ciò che accade quando le vittime collaterali dell'impero riescono finalmente a presentare il conto.
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