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Quattro Stati europei fanno finalmente la coa giusta
di Edoardo Morello
Francia, Germania, Regno Unito e Italia hanno condannato ieri, con una dichiarazione congiunta, la decisione di Israele di aprire i bandi di gara per il piano 𝙀𝟭, l'insediamento che spaccherebbe la Cisgiordania in due tagliando Gerusalemme Est dal resto del territorio palestinese.
Lo fanno perché il bando riguarda oltre 1.200 alloggi, pubblicato il 18 agosto, con scadenza il 19 ottobre. Una settimana prima delle elezioni israeliane del 27. E perché, dicono nel comunicato, il progetto allontana ogni possibilità di soluzione a due stati e mina la credibilità internazionale di Israele stesso.
Fin qui i fatti. Ora la parte che nessun comunicato dice.
E1 non nasce questa settimana. Nasce nel 1991, governo Shamir. Lo riprende Rabin a metà anni Novanta. Lo congelano e lo scongelano tutti i governi israeliani da trent'anni a questa parte, ogni volta che la pressione internazionale si allenta un poco. Non è l'idea improvvisa di un ministro nervoso. È un progetto di stato, portato avanti da ogni primo ministro israeliano da Rabin in poi, sempre lo stesso disegno, sempre la stessa linea sulla mappa.
E allora quando le quattro cancellerie scrivono 𝘪𝘯𝘢𝘤𝘤𝘦𝘵𝘵𝘢𝘣𝘪𝘭𝘦, la parola suona quasi ingenua. Come condannare la pioggia perché bagna. Loro lo sanno da trent'anni che questo piano esiste. Lo hanno bloccato altre volte, con le stesse identiche pressioni diplomatiche che oggi ripetono stanche, quasi per abitudine, quasi per dovere d'ufficio.
𝙎𝙢𝙤𝙩𝙧𝙞𝙘𝙝 non si nasconde. Lo dice chiaro, lo dice in pubblico: E1 "seppellisce l'idea di uno stato palestinese". Non è un effetto collaterale che gli dispiace. È l'obiettivo dichiarato. Il piano regolatore come arma politica, la cazzuola come strumento diplomatico.
Sotto, la Cisgiordania si spezza davvero. Non sulla carta, sull'asfalto. Comunità beduine che vivono lì dagli anni Cinquanta, già sfollate una volta dal Negev nel '48, rischiano un altro sfratto. Ramallah e Betlemme, che oggi si toccano con una strada, domani separate da un corridoio di case che nessuno potrà mai più togliere.
Quattro paesi europei scrivono la parola giusta con trent'anni di ritardo, su un piano che conoscevano già a memoria.
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𝘍𝘰𝘯𝘵𝘪: 𝘈𝘭 𝘑𝘢𝘻𝘦𝘦𝘳𝘢, 𝘍𝘳𝘢𝘯𝘤𝘦 𝟮𝟰, 𝘛𝘪𝘮𝘦𝘴 𝘰𝘧 𝘐𝘴𝘳𝘢𝘦𝘭, 𝘑𝘦𝘳𝘶𝘴𝘢𝘭𝘦𝘮 𝘗𝘰𝘴𝘵, 𝘐𝘔𝘌𝘜, 𝘗𝘦𝘢𝘤𝘦 𝘕𝘰𝘸
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