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Hezbollah: Israele via dal Libano solo usando la forza
di Leandro Leggeri
«Non abbiamo altra scelta che continuare a combattere l'occupante israeliano fino al suo ritiro». È quanto affermato da Nawaf Moussawi, alto dirigente di Hezbollah e responsabile del dipartimento per le frontiere e le risorse del movimento, in un'intervista rilasciata a Middle East Eye.
Secondo Moussawi, i negoziati avviati dalle autorità libanesi con Israele non potranno produrre risultati concreti finché Beirut si presenterà al tavolo senza strumenti di pressione. Il dirigente di Hezbollah ha criticato in particolare la strategia del presidente Joseph Aoun, sostenendo che la resistenza armata avrebbe potuto rappresentare una leva negoziale nei confronti di Israele anziché essere considerata un ostacolo.
Moussawi ha ricordato il precedente del ritiro israeliano dal Libano meridionale nel 2000, sostenendo che Hezbollah intende seguire la stessa strategia per riconquistare i territori attualmente occupati e permettere il ritorno delle centinaia di migliaia di sfollati: «Il nostro modo di riportare la nostra gente nel sud è liberare la loro terra. Liberare la terra richiede combattere l'occupante israeliano e respingerlo».
Il dirigente ha inoltre respinto le pressioni per il disarmo di Hezbollah. Dopo il lancio di sei razzi contro Israele il 2 marzo, seguito all'uccisione dell'ayatollah Ali Khamenei, il primo ministro Nawaf Salam aveva vietato le attività militari del movimento, rivendicando per lo Stato libanese il monopolio delle armi. Secondo Moussawi, tuttavia, tentare di utilizzare l'esercito libanese contro Hezbollah significherebbe trascinare il paese verso uno scontro interno.
Moussawi ha criticato anche il quadro negoziale sostenuto dagli Stati Uniti, accusandolo di voler trasferire il conflitto all'interno del Libano e spingere i libanesi a combattersi tra loro anziché concentrare l'attenzione sulla presenza militare israeliana.
Sul piano regionale, il dirigente di Hezbollah ha escluso che il nuovo governo siriano di Ahmed al-Sharaa possa trasformare il proprio esercito in uno strumento per combattere il movimento libanese, nonostante il lungo passato di scontri tra Hezbollah e le forze guidate da Sharaa durante la guerra siriana. Al contrario, Moussawi ha rivelato l'esistenza di un «dialogo genuino ed efficace» con la Turchia, lasciando aperta la possibilità che Ankara possa facilitare nuovi canali di comunicazione con Damasco.
L'intervista offre infine indicazioni sulla riorganizzazione militare di Hezbollah dopo le pesanti perdite subite negli ultimi anni. Moussawi ha ammesso che il movimento era stato profondamente penetrato dall'intelligence israeliana, ma sostiene che oggi Israele si trovi di fronte a una nuova generazione di comandanti precedentemente sconosciuti ai suoi servizi: «Ora sta combattendo una generazione che non conosce».
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