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Bimbi di Gaza
di Rossella Ahmad
Esattamente un anno fa varcavo la soglia del nosocomio cittadino dedicato alla cura ed alla riabilitazione dei più piccoli, per conoscere una nuova eroina appena giunta da Gaza, ed ho immediatamente narrato di quella visita e dello shock provato nel vedere - prima volta nella vita - un fragilissimo ologramma dai capelli del colore delle spighe di grano maturo.
Non ho competenze mediche, scrissi al tempo, e non so dunque quali probabilità di sopravvivenza abbia un corpo così piccolo e debilitato, a cui è stato negato il sostentamento dal giorno stesso in cui aprì gli occhi in una terra senza legge.
Spero siano tante, scrissi, e che ai bimbi bellissimi che il mio sguardo raccoglie in un unico abbraccio d'amore sia concesso di aver salva la vita, condizione propedeutica a tutto il resto che verrà.
È passato un anno da allora, ed in questo lasso di tempo ho narrato ancora di lei, che è fiorita e si è trasformata in una piccola rosa dai capelli color del grano maturo. Il miracolo che tutti attendevamo si è verificato: esistono anche miracoli molto semplici,, molto possibili e molto alla portata degli umani.
Bastava togliere dalle grinfie dei suoi aguzzini una piccola anima che urlava per la fame giorno e notte e che, a quasi due anni, aveva il peso e la struttura fisica di un neonato prematuro, con braccia, mani, gambe talmente sottili e diafane da indurmi a pensare che persino il mio delicatissimo tocco avrebbe potuto frantumarli.
Ho i video del prima e del dopo, a disposizione delle anime perse che oggi - nel pieno di una opportunistica recrudescenza del sentimento islamofobico - ridono di bambini assassinati a mazzi, denutriti, resi orfani, morsi dai topi, privati di qualsiasi diritto che ad essi sia stato riconosciuto dalla legge umana, e di un popolo innocente che, da innocente, paga il prezzo più atroce per un'idea di libertà a cui non siamo avvezzi, che turba e indispettisce torme di individui regrediti allo stato primitivo, ad un tempo in cui la salvaguardia dei più piccoli non era tutelata da leggi e consuetudini di civiltà.
Le zone di interesse di cui ci lagnavamo un anno fa sono state soppiantate dal più desolante degli scenari possibili: la soddisfazione dell'utente medio per l'olocausto palestinese, furbescamente lanciato nel tritacarne mediatico dell'islamofobia. Il mio feed è affollato di nomi sconosciuti, di sigle strane, ma anche di amicizie con le quali resta ormai ben poco da condividere, tutti con un unico comune denominatore: che trae origine e si alimenta da ciò che accade in Palestina.
Me ne dolgo in ogni possibile maniera.
Avrò modo di disintossicarmi da questa esplosione dii infamia mano a mano che mi avvicinerò al baricentro dell'umano, il quadrilatero sacro che racchiude il levante ed i suoi meravigliosi popoli in un unico abbraccio. Tornerà forte anche la voglia di resistere, lo so. Ora ho solo bisogno di tanto silenzio, e di trovare riparo dall'overdose di sterco che ci è stata lanciata contro con grande violenza e malignità.
Mi lego a filo doppio alle cose belle, e mi lascio trasportare da esse - e verso di esse - come un naufrago in cerca di un approdo.
Verrà il tempo delle grandi pulizie, delle brillanti epurazioni , della bonifica definitiva e non più procrastinabile di questo feed, che tanta sofferenza, anche fisica, mi ha procurato.
Rimando i lavori a settembre, che chiudi gli occhi ed è già arrivato.
Il mio gazawino mi sta regalando soddisfazioni inenarrabili.
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