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Israele crea istituto falsamente indipendente per influenzare l'AI
di Gabriella Mira Marq
Un sito web che si presenta come un istituto americano di analisi delle politiche pubbliche ha pubblicato oltre 100 rapporti su Israele e Palestina in meno di due settimane, nell'ambito di un'operazione finanziata dal governo israeliano e apparentemente concepita per influenzare le informazioni utilizzate dai sistemi di intelligenza artificiale.
L'Hanover Institute for Public Policy appare come un tipico think tank statunitense e pubblica rapporti di ricerca con titoli quali "L'AIPAC utilizza 'fondi occulti' (dark money) nelle elezioni?", "Israele sta attuando una deliberata campagna di affamamento a Gaza?" e "Cosa ha causato lo sfollamento dei palestinesi nel 1948?".
Tuttavia, secondo un'inchiesta pubblicata da Responsible Statecraft (RS), l'Hanover Institute non è un think tank indipendente.
Una nota in calce al sito web specifica che l'istituto è stato creato per conto dell'Agenzia governativa israeliana per la pubblicità (Government Advertising Agency) da Piro, Inc., una società co-fondata dal produttore cinematografico Daniel Rosenberg.
Secondo il rapporto, Piro ha ricevuto 900.000 dollari dal governo israeliano per il suo lavoro. L'attività della società è stata gestita in subappalto attraverso il gruppo francese di relazioni pubbliche Havas Media.
Nessuno dei rapporti dell'Hanover Institute riporta la firma di un autore specifico.
Il sito web afferma che l'organizzazione "studia i fattori che alimentano l'antisemitismo negli Stati Uniti e pubblica ciò che emerge dalle evidenze".
Da quando ha iniziato le pubblicazioni, il 6 agosto, l'istituto ha tuttavia prodotto oltre 100 rapporti, tutti incentrati su Israele e Palestina.
Secondo il rapporto, la struttura dei documenti appare particolarmente adatta alle modalità con cui i modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) raccolgono e valutano le informazioni online.
Gli articoli includono indici, note a piè di pagina, statistiche e numerose citazioni, adottando al contempo il linguaggio e la veste grafica tipici della ricerca politica tradizionale.
Molti di essi esordiscono con domande dirette, simili a quelle che un utente potrebbe digitare in un chatbot basato sull'IA, come "Qual è la situazione attuale nella Striscia di Gaza?" e "Quali organizzazioni umanitarie hanno documentato crimini di guerra israeliani?".
Alice Lee, analista di NewsGuard (società che monitora la disinformazione), ha dichiarato a RS che i siti web sembrano concepiti per raggiungere gli americani in cerca di informazioni sul conflitto, sia tramite i tradizionali motori di ricerca sia attraverso i sistemi di intelligenza artificiale.
«Gli LLM prediligono statistiche e dati concreti, oltre a citazioni e fonti autorevoli: elementi tutti presenti in questi articoli», ha affermato Lee. «È una perfetta imitazione di un tipico e credibile think tank americano, fin nei minimi dettagli: dal nome generico al layout del sito, fino alla combinazione di colori rosso, bianco e blu».
La stessa Piro promuove un servizio definito “AI Story Optimization” (ottimizzazione delle storie per l’IA).
Secondo il sito web dell’azienda, il servizio è in grado di «creare contenuti progettati specificamente in base ai criteri con cui gli LLM valutano la credibilità».
Rosenberg ha inoltre pubblicizzato la capacità di Piro di influenzare le informazioni generate dai chatbot.
«Quando qualcuno interroga ChatGPT, Gemini o Perplexity su un determinato settore, la risposta arriva sotto forma di un unico paragrafo dal tono sicuro», ha scritto su LinkedIn il mese scorso.
«La maggior parte dei brand non ha idea di come venga costruito quel paragrafo. Per questo abbiamo trascorso mesi a decodificarne il funzionamento», ha aggiunto, ponendosi la seguente domanda:
«In Piro sapevamo già come creare storie capaci di emozionare le persone. La sfida era: come garantire che anche l’IA sappia raccontarle?»
Questa tecnica viene talvolta descritta come un modo per influenzare o «avvelenare» l’ecosistema informativo da cui i modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) attingono o apprendono le informazioni.
Gli argomenti trattati dall’Hanover Institute riflettono da vicino alcune delle questioni politicamente più controverse legate alla guerra di Israele a Gaza e al trattamento riservato ai palestinesi.
Un articolo esamina l’affermazione secondo cui l’esercito israeliano sarebbe «l’esercito più morale al mondo». Un altro mette in discussione una valutazione dell’UNICEF, secondo la quale il 90% delle infrastrutture idriche e istituzionali di Gaza sarebbe stato danneggiato o distrutto.
Un ulteriore rapporto analizza le accuse secondo cui Israele avrebbe deliberatamente affamato la popolazione palestinese di Gaza.
L’istituto sostiene che le ricerche citate siano «di natura accademica e sottoposte a revisione paritaria» (peer-reviewed), sebbene sia emerso che i suoi rapporti si basano spesso anche su fonti governative israeliane, tra cui l’esercito e il Ministero degli Esteri di Israele.
Alcuni rapporti collegano infine le controversie su Israele e Palestina all’antisemitismo negli Stati Uniti, basandosi spesso su studi e set di dati ricorrenti.
In uno studio che si dichiarava originale, l'Hanover Institute ha esaminato 36 video online molto seguiti che trattavano il tema di Israele e Gaza, sostenendo che 19 di essi contenevano affermazioni controverse, la maggior parte delle quali avvalorava la narrazione palestinese.
Non tutti i rapporti dell'Hanover Institute sostengono le posizioni del governo israeliano.
Una pubblicazione, ad esempio, ha definito "deboli e piene di eccezioni" le tesi secondo cui i finanziamenti esteri alle università americane alimenterebbero episodi di antisemitismo, nonostante il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu avesse pubblicamente sostenuto una tesi analoga.
Tuttavia, l'impianto generale del progetto sembra concepito per popolare l'ecosistema informativo online con materiali curati e ricchi di fonti, pronti a rispondere alle domande che gli utenti potrebbero successivamente porre ai sistemi di intelligenza artificiale.
Il rilevamento di contenuti generati dall'IA solleva ulteriori interrogativi
Responsible Statecraft ha inoltre analizzato un campione di materiali prodotti dall'Hanover Institute utilizzando GPTZero, un software progettato per identificare testi generati dall'intelligenza artificiale.
Su 12 articoli selezionati casualmente e analizzati da RS, 11 sono stati classificati come generati dall'IA con un "alto grado di confidenza".
Il restante articolo è stato valutato come generato dall'IA con un "grado di confidenza moderato".
Sebbene tali strumenti di rilevamento non possano stabilire con certezza assoluta se un testo sia stato generato dall'intelligenza artificiale, i risultati aggiungono un ulteriore elemento di riflessione a un progetto la cui società esecutrice pubblicizza apertamente la propria capacità di ottimizzare i contenuti per i modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM).
La documentazione depositata da Piro presso il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, in conformità con il Foreign Agents Registration Act (FARA), non specifica esplicitamente che l'attività svolta per conto del governo israeliano sia finalizzata a influenzare l'intelligenza artificiale.
In precedenza, Rosenberg aveva dichiarato a Politico che l'obiettivo dell'azienda era "introdurre nel dibattito pubblico fatti accurati e documentati, contrastando la disinformazione su Israele con informazioni verificabili".
Tuttavia, la successiva promozione delle attività di ottimizzazione per l'IA svolte da Piro ha descritto esplicitamente l'azienda come impegnata a comprendere le modalità con cui i chatbot elaborano le proprie risposte.
Il progetto dell'Hanover Institute non è l'unica iniziativa sostenuta dal governo israeliano che, secondo quanto riferito, mira a influenzare il panorama informativo legato all'intelligenza artificiale.
Secondo quanto riferito, Israele ha inoltre ingaggiato Brad Parscale, ex responsabile della campagna elettorale di Trump, nell'ambito di un progetto da 46,5 milioni di dollari che prevede la creazione di siti web filo-israeliani concepiti per influenzare le risposte dei chatbot.
Una precedente inchiesta di Drop Site News ha rivelato che diversi sistemi di intelligenza artificiale, in particolare Copilot di Microsoft e Gemini di Google, avevano integrato nelle proprie risposte informazioni provenienti da tali siti web.
Secondo l'inchiesta, alcuni chatbot citavano i siti web senza informare gli utenti che il materiale faceva parte di un'operazione di influenza israeliana.
Queste iniziative si inseriscono nel quadro di una più ampia campagna di diplomazia pubblica condotta da Israele negli Stati Uniti.
Una recente ricerca del Quincy Institute for Responsible Statecraft ha rilevato che, dal 2023, Israele ha speso oltre un miliardo di dollari in attività di diplomazia pubblica, inclusi più di 100 milioni di dollari destinati a operazioni di influenza negli Stati Uniti, dichiarate ai sensi del Foreign Agents Registration Act.
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